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Sedia da combattimento: dove e perchè

La ragione che Ti porta all’idea di acquistare un fisherman, nuovo o usato che sia, non è probabilmente quello di insidiare grandi pesci, almeno inizialmente. Tuttavia, visto che l’appetito vien mangiando, è quasi scontato che anche in Te nascerà il tarlo del big game al tonno gigante. D’altronde, quale miglior coronamento per una barca nata per la pesca sportiva, della cattura di un pesce simbolo di questa attività? Le moderne attrezzature consentono di combattere in stand-up tonni di oltre 100kg, ovviando alla mancanza della sedia da combattimento, per anni retaggio dei temerari che sfidavano la potenza questi treni del mare con attrezzature sovradimensionate, scelta obbligata dal peso dei materiali e dalle tecnologie di costruzione delle canne dell’epoca. È vero, d’altronde, che da vent’anni a questa parte e fino a poco meno di un lustro fa, l’ipersfruttamento degli stock ittici della pesca professionale aveva ridotto il tonno rosso quasi al pericolo di estinzione, almeno nelle acque circostanti la nostra Penisola. Non che oggi siano ritornati in gran forza i giganti solitari che riempiono le memorie dei pionieri del big game in Italia, epoche nelle quali tonni di tre quintali erano tanto frequenti da indurre chi volesse provare l’ebbrezza di uno strike a installare trespoli e sedie sulla propria barca, anche di ridotte dimensioni, ma per lo meno non è più così raro incrociare esemplari superiori al quintale, pezzatura in grado di mettere alla prova le abilità del pescasportivo. Ricordo quando mio padre una sera, una trentina di anni fa -nel periodo in cui la febbre da “gigante” qui nel basso Adriatico contagiava chiunque si cimentasse con canne e mulinelli- portò a casa una canna da sedia in vetroresina con manico in legno, da 130 libbre, in coppia con un mulinello (con frizione a stella) del peso di svariati kg. Il solo…


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Nuove propulsioni e Pesca Sportiva: le Eliche Traenti (IPS)

Quando parliamo di fisherman americani, siamo soliti pensare a barche motorizzate con unità entrobordo in linea d’asse o, al più, con motori fuoribordo o con piedi poppieri. (Di questo, tra l’altro, si parla esaustivamente nel libro “Fisherman Americani” da poco pubblicato) La nautica dei giorni nostri ha conosciuto, tuttavia, la ribalta di una tecnologia propulsiva che promette (e il più delle volte mantiene) economie di esercizio al di là di qualunque trasmissione “tradizionale”: la trasmissione Volvo-Penta IPS. La trasmissione ad eliche traenti era una novità per la nautica da diporto fino a qualche anno fa, ma di fatto una tecnologia già consolidata ed ereditata dall’ingegneria navale, che unisce a doti di manovrabilità elevate una riduzione di consumi di carburante rispetto alla linea d’asse e agli altre tipologie tradizionali di trasmissione. Nella nautica “ricreativa” i vantaggi che offre IPS sono tanti, a cominciare dalla possibilità di spostare lo scafo millimetricamente  in spazi ridotti, anche con forte vento al traverso, dato l’ampio raggio di movimento dei piedi. La sincronizzazione dei piedi, inoltre, mediante un sistema a “joystick” e un sistema di posizionamento satellitare (denominato Dynamic Positioning in casa Volvo-Penta), permette di mantenere la barca su un punto esatto superando la necessità di ancorarsi, operazione che, tra l’altro, notoriamente tende a fare ruotare lo scafo attorno al punto di ancoraggio in forza delle correnti e dei cambi di direzione del vento. Fin qui le premesse sono lusinghiere: tanta tecnologia utile, almeno sulla carta… Se fossi il diportista novellino di quindici anni fa, probabilmente il giorno dopo la presentazione dell’ IPS con lo “Sportfish Mode” (modalità di manovra degli IPS sviluppato in collaborazione con alcuni cantieri costruttori di barche da pesca del North Carolina), sarei corso a valutare la rimotorizzazione del Madeira II con questi prodigiosi piedi. Tuttavia, l’esperienza mi ha insegnato a meditare… soprattutto…


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-CHECK-LIST- Cosa è? A cosa serve?

Probabilmente avrai già sentito parlare del “Fisherman’s Report”, il dossier completo ideato per il pescasportivo che sappia già su quale particolare modello di barca da pesca orientarsi, ma che voglia conoscerlo più a fondo e, soprattutto, voglia avere la certezza che l’esemplare che sta valutando per l’acquisto non nasconda vizi occulti o difetti non rilevabili a prima vista. All’interno del Fisherman’s Report è presente un capitolo, chiamato “Check-List”, che costituisce la vera utilità dell’intero dossier. La Check-List è l’unico documento sul mercato che illustra, sia per via testuale che per via fotografica, ogni dettaglio suscettibile di difettosità conclamata o potenziale di barca e motori, gli eventuali richiami del cantiere costruttore e gli eventuali problemi segnalati da altri proprietari sullo stesso modello di imbarcazione.  La Check-List, dunque, ha tre importanti funzioni: 1) la possibilità di verificare in prima persona lo stato di salute della barca che ti accingi ad acquistare, SENZA DOVER RICORRERE A UN COSTOSO PERITO NAUTICO. 2) costituisce un ottimo STRUMENTO DI CONTRATTAZIONE, in quanto sarà possibile avere un’idea dei costi ulteriori da sostenere per le riparazioni, oltre quello da sopportare per acquistare la barca e, di conseguenza, avere valide argomentazioni per trattare il prezzo con il venditore. 3) ti farà capire prima che tu abbia effettuato la spesa, se stai acquistando la barca giusta o stai per gettare il tuo denaro per una barca destinata a riservarti molte noie e ben poche soddisfazioni. L’intero Fisherman’s Report, completo di Check-List, è un vero e proprio fascicolo di diverse decine di pagine che ti consentirà di prendere consapevolezza di COME TU STIA PER SPENDERE I TUOI SOLDI. Il mio ruolo, sia con il sito web che con i prodotti che offro, è quello di aprirti gli occhi nelle fasi cruciali della scelta della barca, fasi notoriamente dominate dall’istinto, che rende ciechi…


Elettronica di bordo: tradizione Vs innovazione.

Imprescindibile ausilio alla nostre giornate di pesca, l’elettronica di bordo merita, nella scelta, cura almeno pari a quella che dedichiamo alla selezione della nostra attrezzatura. Anzi, di più!… Con una canna e un mulinello economici, se abbiamo “buon manico” potremo salpare anche prede di un certa importanza o, alle brutte, cambiarli se la loro azione non ci convince. Non che l’elettronica non si possa cambiare, ma ciò comporta indubbie complicazioni e, soprattutto, costi ben più pesanti. Per tale motivo è fondamentale focalizzare l’attenzione su quali strumenti installare, soprattutto se i display verranno incassati (soluzione a mio parere definitiva e più salubre, per gli strumenti stessi ma anche per i cablaggi di alimentazione, che resteranno sempre protetti all’asciutto e al riparo dai raggi del sole). Ovviamente per incassarli, dovrete avere lo spazio necessario in plancia e questo non è mai scontato* Praticare gli scassi in plancia a misura degli strumenti che si andranno a montare, infatti, è un’operazione irreversibile, a meno di creare mascherine che richiudano le aperture nel caso in quelli sostitutivi degli originali siano di altra forma e di differenti dimensioni. In mare non è affatto indispensabile farsi prendere dalla frenesia  di  “inseguire” sempre l’ultimo ritrovato, soprattutto perché, molto spesso, le innovazioni pubblicizzate non apportano reali benefici alla nostra azione di pesca ma soddisfano solo il nostro capriccio di avere lo strumento aggiornato e, magari, più “colorato”. Un buon ecoscandaglio doppia frequenza con display LCD e trasduttore in bronzo è più che sufficiente ed efficiente, e renderà superfluo sostituirlo con uno dei moderni e scenografici 3D che, al di là della suggestiva visuale tridimensionale e l’ indubbia chiarezza rappresentativa del fondo, non ci riempirà il pozzetto di prede, se sul gps non avremo memorizzato le poste giuste… Personalmente per quanto riguarda l’ecoscandaglio, riconosco di essere forse un po’ “old…


Indeciso sulla barca da pesca giusta? Il Fisherman’s Report Comparativo

Di solito la scelta della barca usata, soprattutto se per la pesca sportiva, è dettata dai “sentito dire” piuttosto che dall’ altisonanza del cantiere. Molti cantieri nautici, tuttavia, anche tra i più blasonati, hanno avuto periodi più o meno bui o, più semplicemente, le tecniche costruttive adottate, per quanto all’avanguardia per l’epoca in cui la barca fu progettata e costruita, potrebbero predisporla a problemi di natura strutturale o meccanica, dopo anni di utilizzo e sollecitazioni del mare durante la navigazione. Ogni imbarcazione ha i suoi PUNTI DEBOLI e nessun venditore o broker nautico, che abbia sottomano una barca che potrebbe suscitare il tuo interesse, sarà mai interessato a svelarteli, non per cattiveria o per il desiderio di rifilarti una “sola”, ma semplicemente perché un commerciante di barche molto probabilmente non si sarà mai imbattuto nelle rogne che tipicamente vive un diportista in anni di utilizzo di un’imbarcazione! Può accadere che i tuoi obiettivi diportistici ed alieutici ti pongano nell’incertezza di scegliere tra più modelli, anche dopo la consulenza pre-redazione che terremo insieme, se sceglierai di redigere il tuo report. Per tale motivo ho ideato il Fisherman’s Report Comparativo, che analizza approfonditamente pregi, difetti e caratteristiche legate alla pesca sportiva, al diporto e alle performance di più barche da pesca, fino a un massimo di tre. Una valutazione finale scritta di mio pugno fornirà una forchetta di prezzi entro cui sarà preferibile mantenersi per ciascun modello esaminato, riferite alle motorizzazioni consigliate, scelte per equilibrio tra prestazioni e consumi, capillarità della rete di assistenza nel luogo di stanza della barca e livello di affidabilità risultante dall’analisi degli eventuali problemi lamentati dagli utenti nel corso degli anni.   Con una spesa irrisoria rispetto al danno generato da un acquisto che può rivelarsi facilmente errato se non affrontato con le necessarie competenze e prudenza,…


Il primo freddo porta pesce! (se hai la barca giusta)

In questi giorni stiamo assistendo a una prima ondata di freddo, che porterà le temperature su valori più consoni al periodo ma ,soprattutto, renderà meno problematico il fattore siccità, che ha flagellato l’Italia per gran parte di quest’anno. E con le prime perturbazioni, si sa, arrivano le prime sorprese per chi ama la pesca sportiva! In particolare per chi pratica la traina costiera con l’artificiale. Le violente precipitazioni sono un vero e proprio bombardamento per gli insetti, ma una promessa di imminente banchetto per i pesci che prediligono cacciare nel sottocosta, come le grosse spigole, ma anche le occhiate e altri piccoli predatori gregari. Non a caso, il mio guardaroba destinato alle attività “outdoor”, prevedono una tuta da sciatore… per le uscite più temerarie, che solitamente faccio i primi di gennaio, in quelle giornate in cui la sola idea che alletta è quella di un camino acceso e un pugno di caldarroste sul fuoco… Quelli sono i giorni che serbano le sorprese più “grosse” al pescasportivo che vorrà osare… e soffrire. Per limitare la sofferenza, sarà indispensabile una barca che garantisca protezione dal vento tagliente e dagli spruzzi di acqua, dato che tali battute di pesca saranno effettuate prevalentemente in condizioni di mare ben formato, quindi una zona guida protetta da un bel parabrezza e da tendalini perimetrali robusti, sarà una conditio sine qua non per non rischiare di finire a letto con febbre e bronchite. Queste condizioni di pesca vincolano la tipologia di fisherman al walk-around, all’express o al dual console, con particolare predilezione per la prima e l’ultima, se non altro perchè garantiscono una pronta raggiungibilità della prua in caso di emergenza. L’express, infatti, talvolta può presentare passavanti più stretti del solito, con ovvi rischi di caduta fuoribordo nel caso si debba intervenire nella zona prodiera in presenza…


Flaps & Co.: i correttori di assetto

Correttori di assetto, flaps, trim tabs: tutti termini che indicano un dispositivo utile in tutte le barche, ma addirittura INDISPENSABILI in molte. Vi capiterà sicuramente, un giorno, di dover caricare più peso del dovuto a bordo e, soprattutto, di non sapere come distribuire questo peso, per via di un equipaggio più numeroso del solito, o perché magari deciderete di installare un motore ausiliario. Ancora, può capitarvi di incontrare condizioni di mare particolari che rendono difficile la governabilità della barca con l’ausilio del solo trim. I flaps sono piastre metalliche incernierate allo specchio di poppa, inclinabili attraverso appositi pistoni idraulici od elettro-attuati, utilizzando una pulsantiera in plancia. L’utilità dei flaps influenza diverse sfere della navigazione: migliora l’impatto della carena con l’onda, a tutto vantaggio del comfort di bordo; conseguentemente  risparmia  sollecitazioni ed urti altrimenti inevitabili alle strutture dello scafo; incrementa l’efficienza propulsiva, influendo positivamente sui consumi di carburante. consente di mantenere velocità di planata inferiori soprattutto in particolari condizioni di moto ondoso, riducendo gli spruzzi in coperta grazie al migliorato assetto. I flaps sono una manna, ereditata dall’ingegneria aeronautica che vi permetterà di correggere l’assetto di navigazione evitando di rientrare con la barca “sbandata” da un lato o cabrata (eccessivamente appoppata). Ma non solo. Spesso, quando si naviga con mari formati di prua o al mascone, la ruota di prua tenderà a perdere il contatto con l’acqua regalandovi fior di botte ai reni, ma anche sollecitazioni problematiche alle strutture dello scafo. Per ovviare a tale evenienza sarà opportuno navigare con flaps “negativi”, cioè abbassati di tanti gradi quanto sarà necessario a far mantenere alla carena un assetto quanto più possibile neutro rispetto alla superficie del mare. Purtroppo spesso agire sul solo power trim dei motori non basterà a far abbassare il “naso” della vostra barca e, se ci mettiamo una cattiva…


murate

L’importanza dell’altezza delle murate su un fisherman

Leggo troppo spesso decantare, su barche che dovrebbero essere concepite per la pesca sportiva, forme di scafo che poco o nulla hanno a che fare con un fisherman, adducendone le ragioni a fattori di sicurezza a bordo. Purtroppo chi non pratica la pesca sportiva con canne e mulinelli, e soprattutto il big game, la tecnica che più di ogni altra può metterci alla prova con prede davvero importanti, non può sapere perché una barca è controindicata per detta pratica, e se costui è il designer della stessa imbarcazione, ecco che è facilissimo trovare murate alte sull’acqua un metro ed anche molto di più. E cavallino piatto come un campo da calcio, con il risultato di avere pozzetto con murate troppo alte e masconi troppo bassi per affrontare il mare formato. Un fisherman ben progettato deve consentire al mate (aiutante angler) e al gaffman (l’addetto alla raffiatura) di toccare con le dita il pelo dell’acqua! Questo è un riferimento essenziale per garantire l’intervento immediato sul pesce non appena questo affiori vicino al giardinetto, al termine del combattimento, per consentire di sferrare il colpo ferale con l’arpione o il raffio. Una murata troppo alta ci costringerà ad utilizzare raffi o guadini molto lunghi, il che non agevola la fluidità delle operazioni a bordo. In primis, perché movimentare aste lunghe quasi due metri in un pozzetto spesso affollato è sicuramente molto scomodo; in secondo luogo, ciò dovrà avvenire necessariamente in momenti di forte concitazione, dunque le collisioni tra aste, canne a riposo, angler, e soprattutto le perdite di secondi preziosi per assicurare la preda a bordo saranno scontate. Dalla parte interna, la murata perfetta fa incontrare il bordo della falchetta, adeguatamente imbottita, a un’altezza tra ginocchio e metà coscia dell’angler, per consentirgli di poter far adeguata leva sul pesce, con l’ausilio delle imbracature e…


ombrinali

Come affonda una barca: pericolo “ombrinali di scarico”

Sebbene questa tematica riguardi le imbarcazioni in generale e non solamente le barche da pesca sportiva, ritengo opportuno soffermarmici, perché il passato ha visto tanti natanti colare a picco per colpa di problematiche inerenti i passaggi attraverso lo scafo (o ombrinali). Un ombrinale è un foro passante praticato nei pressi della linea di galleggiamento, o poco sopra, che consente lo scarico delle acque reflue fuoribordo, per esempio provenienti da sentine o gavoni. Nei fisherman la presenza di detti fori è più importante rispetto ad una barca da diporto, perché la prima ha almeno, nella peggiore delle ipotesi, due vasche in più: quella del vivo e quella del pescato. Peraltro assai spesso a queste due si accompagnano altri gavoni a pagliolo o sotto le sedute, che necessitano di risciacquo perché finalizzate a riporvi il pescato o le attrezzature da pesca da lavare. È facile, dunque, immaginare quanti ombrinali le murate di un fisherman possa presentare, arrivando molto facilmente a raggiungere e superare il numero di dieci. Una valvola a sfera, una crepa nello specchio di poppa, infiltrazioni attraverso i gavoni o taluni fissaggi allo scafo: le vie che l’acqua può sfruttare per portarci a fondo sono le più disparate ed è essenziale, a tal fine, conoscere a fondo la propria barca per intervenire tempestivamente. Ebbene, gli ombrinali, sebbene indispensabili per le applicazioni suddette, sono anche possibili punti di imbarco accidentale di acqua all’interno dello scafo, dall’esterno ma anche dall’interno stesso. Per tale motivo, dovrà essere sana abitudine controllare con religiosa costanza i serraggi delle fascette di tenuta dei tubi di connessione agli ombrinali, lo stato di corrosione e ossidazione delle stesse fascette e della gomma dei tubi, e la presenza di eventuali ostruzioni degli scarichi. Tutti i fisherman americani che nella vita mi è capitato di possedere e ispezionare, presentavano la…


TUNA DOOR, questo sconosciuto.

Quante volte vi è capitato di dover salpare un tonno e di essere obbligati a varcare le murate con sforzi sovrumani e movimenti innaturali? Probabilmente mai, ma a me sì… Se siete su questo sito web e state leggendo queste righe, è perché volete acquistare un fisherman americano, e dunque, giocare al “grande gioco”. Potrete farlo, per giunta, al netto degli errori “di gioventù nautica” che normalmente si compiono a caro costo, e che ho compiuto già io per voi… Insidiare un tonno gigante, uno spada, o una grande ricciola può diventare un’esperienza problematica ed addirittura indurre in voi la determinazione di cambiare barca da pesca per i disagi che questa pur eccitante esperienza comporta, se non si è con la barca giusta. Una vera barca per il big game non può non essere dotata di alcuni accorgimenti strutturali che, se non rispettati, saranno un inevitabile intralcio all’attività alieutica. La TUNA DOOR è uno di questi. Si tratta di un varco nello specchio di poppa che consente l’accesso alla plancetta, ma soprattutto di imbarcare la preda senza dover eseguire manovre acrobatiche… ma semplicemente trascinando il pesce già raffiato, sul pagliolo fin dentro il pozzetto. Questa apertura è chiusa da una porta incernierata è molto spesso da una sezione di falchetta abbattibile a libro, per poter consentire all’angler il prosieguo del combattimento con ginocchia sui trincarini, fino alle ultime battute, prima che il pesce arrivi a portata di arpione. Nel caso dei fisherman di dimensioni più contenute troveremo un semplice pannello provvisto di cerniera e chiavistello di fissaggio, mentre sugli express più grandi la soluzione a doppia apertura frontale e superiore. La barca dotata di tuna door è adeguatamente rinforzata lungo i bordi dell’apertura per preservare la rigidità strutturale dello specchio di poppa, dunque un fisherman nato senza tuna door, è preferibile…