58° Salone Nautico di Genova: le aspettative di un nuovo inizio, senza dimenticare il passato.

Il 20 settembre è vicino e la sete di novità dal settore nautico si fa sempre più viva. Quest’anno mi aspetto un cauto risveglio della proposta nautica, soprattutto da oltreoceano, pur consapevole che il cambio euro/dollaro non favorevole potrebbe rendere giustificabile il peso economico dell’importazione solo a partire da barche di un certo importo in poi. Comunque sia, fa sempre piacere constatare lo stato dell’arte dei costruttori d’oltreoceano a più riprese, da sempre, precursori e pionieri nell’ adozione di soluzioni ed accorgimenti poi diventati, dopo poche stagioni, di dominio comune sulle imbarcazioni “nostrane”. Non ultimo, mi aspetto una certa presenza di eliche traenti su Fisherman nazionali, sulla scia di esperimenti andati a buon fine su scafi di cantieri blasonati che, con successo, solcano i mari degli Stati Uniti d’America (leggasi Garlington e Jarrett Bay). Per citare esempi meno sofistici quanto a raffinatezza tecnologica delle costruzioni, quantunque altrettanto validi, ricordo il Luhrs 37 Open, che adotta proprio le trasmissioni ad eliche traenti Volvo IPS e da anni naviga con questa avveniristica tipologia di trasmissione (avveniristica per lo meno per la nautica da diporto). Tecnologia parte, mi aspetto una sempre più cavalcante tecnologia nel campo dell’elettronica di bordo, che d’altronde è stata già oggetto di mie critiche riferite ad un uso non appropriato delle stesse (vedi video), così come un parziale ritorno al passato nelle nuove motorizzazioni fuoribordo “aspirate”, soprattutto sulle potenze di punta (leggi articolo) Mi aspetto anche una certa presenza di fuoribordo a rastrelliera in poppa a grandi center console, tipologie di Fisherman che stanno dilagando anche nei nostri marina nonostante la benzina sia gravata da accise sempre più pesanti. Da specificare, però, che i grandi Center Console moderni sono anche molto più confortevoli dei cc tradizionali di diversi anni fa, i quali erano orientati esclusivamente alla pesca sportiva e, pertanto,…


Fisherman ed attrezzature a bordo: i gavoni e la loro (spesso errata) disposizione.

In questo articolo affronto brevemente la problematica dello stivaggio di attrezzature più o meno pesanti a bordo di una barca. Tale tematica, peraltro già affrontata nel mio libro Fisherman Americani , è particolarmente pertinente al mondo dei fisherman poiché, per via delle svariate tecniche di pesca che vorremo esser pronti a praticare in base alle condizioni marine contingenti, noi pescasportivi avremo perenne necessità di portarci al seguito una mole non indifferente di piombi, zaini, cassette, canne, mulinelli e chi più ne ha, più ne metta. Occorre specificare che, nello stivaggio a bordo, siamo sempre vincolati in quanto è la barca a decidere dove e quanto riporre in ciascun gavone. L’esperienza mi ha, tuttavia, insegnato che assai spesso in fase progettuale alcuni cantieri compiono svariati errori di valutazione dei carichi aggiuntivi, collocando gavoni da centinaia di litri di capacità dove meno sarebbe opportuno (leggasi aree dello scafo già ben gravate da peso di motori, serbatoi ed impianti). Viceversa, in zone dove si sente la mancanza di peso, si scopre che il costruttore vi abbia previsto un vano appena sufficiente ad accogliere una borsa da mare. Il problema di dislocazione e dimensionamento errati delle aree di stivaggio può esser dovuto a molteplici fattori: – vincoli costruttivi / strutturali (aree interne allo scafo schiumate per garantire l’inaffondabilità, strutture di rinforzo a griglia che limitano la capacità delle intercapedini libere, ecc..) – lacune progettuali rimediate all’ultimo momento (le dimenticanze in fase progettuale non sono affatto rare e, il più delle volte, in tali casi si studiano aperture dell’ultimo minuto per garantire un minimo di stivaggio in più) – eccessiva promiscuità del progetto (si pensi alle barche nate dapprima come natanti da diporto costiero o al day cruising, dal cui progetto nasce, successivamente, la versione orientata alla pesca sportiva) Sebbene la natura dei casi sopra illustrati sia diversa, il risultato…


Nuova collaborazione con la rivista Pesca in Mare

Con estrema soddisfazione annuncio in anteprima l’inizio della mia collaborazione con la rivista “Pesca in Mare”. Mi occuperò personalmente degli articoli della sezione nautica del mensile, cogliendo l’occasione per una crescita personale in un ambiente che mi è sempre stato molto familiare sin da bambino, quando correvo in edicola per acquistare l’ultimo numero di questa storica rivista alla quale sono, dunque, molto legato per ciò che ho appreso nell’ambito dell’alieutica e che, negli anni, mi ha dato lo stimolo di tentare la sorte con prede che non pensavo affatto potessero essere prerogativa mia e, soprattutto, del mio piccolo mare. Ad maiora a me ed a tutti coloro che avranno il piacere di leggermi non solo su questa pagina Facebook e sul mio sito web, ma anche, a partire dal prossimo Settembre, su Pesca in Mare! Buon mare, Benedetto. Autore di Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo) Autore di Fisherman Americani  


Pesca sportiva e Crociera con un Fisherman? Si può fare!

È ben noto, ad appassionati e non, che le prerogative di una barca da pesca che possa a pieno titolo denominarsi “fisherman” siano ben definite, essenziali per l’ergonomia e la funzionalità in fase di pesca nonché, talvolta, molto vincolanti per un uso differente dell’imbarcazione stessa. Talmente vincolanti da impedirne un utilizzo diverso dall’attività alieutica in senso stretto. Se tale pecca può esser tollerabile su una piccola barca, della quale sarebbe eccessivamente velleitario pretenderne l’onnivalenza, altrettanto non può dirsi qualora la tecnicità della vocazione sportiva impedisca la fruibilità per crociere in famiglia o per altro ameno impiego di una barca di dimensioni importanti. In realtà, ci sono caratteristiche tipiche dei grandi fisherman che, paradossalmente, possono solo giovare all’impiego strettamente diportistico e ricreativo della barca: ✔ Tenuta di mare ✔ Ampi spazi in pozzetto ✔ Sottocoperta razionale, con ampie volumetrie realmente vivibili ✔ Navigazione asciutta ✔ Sicurezza in mare ✔ Grandi autonomie e doti di navigazione con mare avverso Tenuta di mare. È noto che determinati tipi di pesca sovente vedono condizioni di mare avverse, spesso inevitabili per via del lungo periodo che si trascorre in altura. Pensiamo alla traina ai grandi pelagici, ad esempio. Chi già pratica questa affascinante tecnica di pesca avrà sicuramente avuto a che fare con partenze su acque calme come olio, e rientri in porto con grecale forza 4 ed oltre. I fisherman di rango sono costruiti in guisa tale da sopportare elevate sollecitazioni senza arrecare alcun danno alle strutture. Una barca da diporto costiero, a meno che non mutui la carena da un modello nato per l’altura, difficilmente sarà caratterizzata dalla tenuta di mare di quest’ultima, semplicemente perché non è nata per questo. Non è mistero che molte barche definite “da crociera” hanno comportamenti con il mare formato quantomeno discutibili. Ampi spazi in pozzetto e sul…


Andiamo a comprare la Tua barca usata

Un diportista soddisfatto è una persona messa nelle condizioni di godersi il proprio tempo libero nel migliore dei modi… Ed il tempo libero incide sulla qualità della vita più di qualsiasi lauto stipendio o lavoro redditizio. Per questo, ogni volta che riesco a soddisfare le aspettative di un mio cliente, quella soddisfazione è anche mia e mi investe di energie positive e produttive. Ieri sera, per esempio, c’è stato il naturale epilogo del 👉percorso di consulenza con  ✔Fisherman’s Report e ✔ visita ispettiva con prova in mare,  iniziato circa un mese fa e culminato nell’acquisto della barca sulla quale, insieme ai clienti, ho convenuto di doverli indirizzare, in base alle esigenze ed all’utilizzo che essi ne faranno. Dopo aver ✔ispezionato la barca, ✔l’ho provata ed ✔ho effettuato vari test di verifica per constatarne lo stato di conservazione ed usura dei vari componenti ed impianti; ✔ ho preso nota degli interventi da effettuare, ordinandoli per priorità e ✔ ne ho consegnato l’elenco al cliente, per far sì che egli abbia già un riepilogo dei lavori da fare non appena la barca verrà scaricata a destinazione, in modo tale che non debba ingaggiare il personale del suo rimessaggio per una “caccia alle riparazioni” che gli farebbe altrimenti perdere giorni preziosi di mare, di pesca e di posto barca già pagato. Se pensi di aver individuato la barca giusta, sappi che farsi catturare da belle foto non è sufficiente e che una barca usata può celare non poche insidie e difetti non di certo appurabili tramite il link di un annuncio di vendita. A questo io dedico il mio tempo e la mia passione, tanto da averne fatto la mia attività, per far sì che l’acquisto della barca sia per Te un’esperienza da ricordare e foriera di soddisfazioni durante tutto il tempo in…


Cosa faccio e cosa non sono. Alcuni chiarimenti sulla consulenza di Fisherman Americani

❗❗AVVISO: questo sarà un articolo noioso per tutti coloro i quali sanno scegliere da sé una barca, analizzarla in ogni sua parte e portarsela a casa senza preoccupazione di aver acquistato una “sola”. Per tutti gli altri, è vivamente consigliato leggere quanto segue. È bene chiarire ciò che mi è capitato di aver visto travisato o mal interpretato, talvolta, tra i miei clienti. Se avete interpellato FISHERMAN AMERICANI è perché non vi basta scegliere un annuncio di vendita in base alle foto pubblicate dal venditore: avete, dunque, il fondato timore di acquistare un pezzo di plastica inservibile. È facile dire “mi compro la barca”. Ed è altrettanto facile sceglierne una su questo o quel portale di annunci.  Certo, non vi è richiesto di conoscere punto per punto la serie di analisi, di strategie e di filtri di selezione che Fisherman Americani applica per arrivare a quella scelta, perché voi vorrete da me il risultato di tutta questa serie di attività, cioè  LA RISPOSTA al vostro problema: QUALE BARCA COMPRARE Fisherman Americani vi darà il supporto necessario ad evitare di comprare barche problematiche e sceglierne una sana ed adeguata all’utilizzo che vorrete farne. Ciò altro non è che il risultato di quella serie di attività di mia specifica competenza, che sfocerà in ciò per cui mi avete interpellato: portarvi a casa una barca della quale godere nella bella e nella cattiva stagione, che sia con la famiglia, in solitaria piuttosto che con amici. La verità profonda è che, se venite a bussare alle porte di FISHERMAN AMERICANI, probabilmente non vi sentite sicuri di intraprendere una spesa di molte migliaia di euro; le ragioni di questa insicurezza potrebbero essere: la scarsa conoscenza di come e dove uno scafo usato necessiti di essere controllato per essere considerato un buon acquisto; la mancata o…


“Un vero fisherman non è se la torre non c’è” -Quanto è bella.. ma quanto ti costa?

Uno dei segni distintivi del fisherman americano nell’immaginario di qualunque diportista pescasportivo è senza ombra di dubbio quella svettante struttura a traliccio metallico chiamata tuna tower o marlin tower, in base a quanti livelli di sopraelevazione essa preveda (differenze analizzate nel libro “Fisherman Americani”, acquistabile cliccando QUI). Nata originariamente sulle barche per la pesca professionale ai grandi rostrati e pelagici, come struttura che permettesse di supportare una postazione di avvistamento sopraelevata e consentisse all’equipaggio di raggiungerla, è stata negli anni ristilizzata ed adattata alle barche da diporto, costituendone un’inconfondibile icona estetica e funzionale. Oggigiorno, sulle barche per la pesca sportiva, si sceglie l’opzione della “torre” per lo più per vezzo estetico ed a mo’ di status symbol, facendone un reale utilizzo nelle uscite in altura con la stessa frequenza con la quale indossiamo l’orologio a cipolla… In verità, come è vero che alcune carene oceaniche mal si adattano al moto ondoso tipico di alcuni dei mari che bagnano la nostra nella penisola, è altresì opportuno specificare che una tuna tower, soprattutto su una barca dal baglio limitato e dal peso modesto, può rendere problematico l’utilizzo della barca stessa in determinate condizioni di moto ondoso. A tal riguardo occorre osservare quanto segue: la struttura di una torre, per quanto leggere siano le leghe metalliche impiegate per la sua costruzione , ha un peso non trascurabile; conseguenza diretta ne è l’innalzamento del baricentro, che innesca inevitabilmente reazioni più accentuate con moto ondoso al traverso; non tutte le barche, peraltro, “sopportano” la presenza della torre a. per via dell’angolo di inclinazione degli assi di trasmissione; b. per via della posizione avanzata della zona guida, che porta la torre stessa a gravare in maniera tale da modificare l’assetto idrodinamico delle eliche in rotazione; i consumi ne risentiranno nell’ordine di un incremento di circa il…


Fuoribordo Quattro Tempi: il ritorno alla Semplicità di Mercury Verado

RIFLESSIONI DI PRIMO PELO Nel corso delle mie letture di aggiornamento ho avuto modo di approfondire la questione della -per me- più che auspicata “marcia indietro” di Mercury verso una unità aspirata, più semplice e virtualmente affidabile della pur sofisticata ma complessa unità sovralimentata 6L che la Casa Madre ha spinto fino alla soglia dei 400Cv. La serie Verado ha portato, di fatto, per prima alla ribalta il concetto di downsizing nelle motorizzazioni fuoribordo, con un design a sei cilindri in linea e cubatura molto contenuta -troppo, per i miei canoni di valutazione in campo nautico- di appena 2600cc. Tale blocco viene “spremuto” fino alla straordinaria potenza di 400cv (153cv/litro di potenza specifica). A questo punto, dov’è il vantaggio di una cubatura contenuta, per il diportista? – Manutenzione ridotta? NO, a causa della presenza della sovralimentazione e dell’impianto di raffreddamento dei gas di scarico. Manutenzione, in definitiva, sovrapponibile a quella di un turbodiesel, con molti condotti attraversati da acqua salata e una moltitudine di anodi sacrificali in posti più o meno angusti da sostituire periodicamente. – Peso ridotto rispetto ad un aspirato di pari potenza?: NO, considerando che siamo a 303 Kg – Consumi ridotti? In linea teorica sì, ma nella realtà varie schede di test dimostrano il contrario, a parità di scafo. Allora, a cosa serviva una motorizzazione così raffinata, ma anche articolata e COMPLESSA? A bocce ferme, vedendo l’evoluzione della gamma Verado verso una più paciosa e, magari, ben più affidabile unità ASPIRATA V8 di grande cubatura, direi per una sorta di BRANDING LABEL: l’idea del fuoribordo TURBO garantiva molte cose assieme, almeno sulla carta: coppia elevata a un basso regime, peso ridotto, ridotte emissioni, manutenzione dal costo contenuto… dopotutto si trattava di un “semplice” sei cilindri in linea!   COSA PROMETTE LA NUOVA SERIE VERADO V8? –…


Barche da pesca usate: il marchio serve, ma non basta!

Quando si è alla ricerca della barca, soprattutto se usata, si tende a restringere il campo di ricerca alla serie di nomi che hanno acquisito una certa fama nella tipologia che cerchiamo. Nulla di errato fin qui, a patto che questo non sia l’unica discriminante o filtro per la nostra ricerca! Non è sufficiente acquistare la barca di un marchio blasonato per esser certi di aver investito bene, per quanto possa essere considerato “investimento” la spesa per l’acquisto di una barca (a tal proposito vi invito a leggere il mio libro  Le 11 Buone ragioni per NON Comprare una Barca che vi darà utili spunti a riguardo…). Non è difficile lasciarsi sedurre dal brand conosciuto, soprattutto se trattasi di un fisherman americano, senza opporre “resistenza” alcuna alla suggestione di possederlo e, soprattutto, senza che ci rendiamo conto delle reali condizioni di conservazione del mezzo che stiamo guardando con occhi imbambolati, anziché strabuzzarli per la precaria quanto trascurata manutenzione che il venditore gli abbia riservato negli anni.   LE BARCHE VANNO OSSERVATE E NON SOLAMENTE GUARDATE!! Le componenti in gioco nella dura arte di acquistare la barca usata giusta sono molteplici, e tutte attribuibili a due “centri di responsabilità”: IL CANTIERE COSTRUTTORE ed IL PROPRIETARIO. Da un lato, infatti, occorre analizzare: a ritroso la storia del modello di barca che stiamo esaminando; le vicissitudini del cantiere costruttore (passaggi società, fallimenti, fusioni, ecc…); Eventuali caratteristiche costruttive che possano generare problemi con il tempo (per esempio serbatoi carburante in alluminio, particolari costruzioni in sandwich per l’opera viva, ecc) Questo perché determinati eventi societari o periodi di crisi o, ancora, la necessità del raggiungimento di particolari obiettivi di bilancio in taluni esercizi, possono aver comportato economie nella scelta delle componenti e dei materiali di costruzione dello scafo. Tutti fattori che, in complesso, possono dar vita ad una barca foriera di problemi di ricorrente inaffidabilità. Dall’altro, occorre accertare: Le EFFETTIVE OPERAZIONI DI MANUTENZIONE effettuate a bordo e…


Importazione di una barca americana: i costi vivi e quelli accessori

Il tema dell’ importazione di una barca dall’ America è molto attuale e reputo essenziale dedicarvi un po’ di tempo per scriverne a riguardo, specialmente in vista della bella stagione, che richiama pescatori e diportisti verso l’elemento “mare”. Personalmente mi è capitato di importare imbarcazioni dagli Stati Uniti d’ America diverse volte, soprattutto quando il tasso di cambio euro/dollaro favorevole rendeva estremamente conveniente attingere dal mercato U.S.A. piuttosto che da quello locale. In più, chi usava la barca per la pesca sportiva era quasi “obbligato” per lo meno a rivolgere  l’attenzione agli annunci di vendita di fisherman d’oltreoceano. Oggi la scelta non è più così scontata, ma è opportuno analizzare insieme ogni singolo caso. A tal proposito, Vi invito a visionare il PROSPETTO COSTI DI IMPORTAZIONE (clicca qui) che ho preparato appositamente per rendere più trasparente e comprensibile possibile la serie di costi annessi e connessi all’importazione di una barca dall’ America. Il prospetto fa riferimento ad una barca da me importata, ma ho adeguato il tasso di cambio a quello odierno, quindi all’epoca in cui effettuai l’operazione, l’affare fu certamente più appetibile (il cambio euro/dollaro era all’epoca  1.349)   La necessità di valutare ogni singolo caso deriva dal fatto che i costi di trasporto (sia su gomma che su nave) e di sdoganamento incidono in quota variabile sia in base al costo, ma soprattutto, più che proporzionalmente in base alle dimensioni della barca! Infatti vi sono diverse dimensioni e tipologie di container, chiusi, semichiusi, aperti (cosiddetti “flat rack”) i cui costi variano consistentemente. Per esempio, la barca di cui al prospetto che vi sottopongo entrava in un container da venti piedi chiuso (tra i più economici) per cui l’incidenza del nolo marittimo è risultata solo relativa rispetto al totale dei costi. Viceversa, può accadere che su una barca datata di trentadue piedi,…