Grandi pesci e come imbarcarli

Argomento già eviscerato sia su Fisherman Americani, sia sul nuovo eBook “La barca da pesca perfetta”, quello inerente le aperture sullo specchio di poppa è in continua evoluzione, sia in forza delle novità di volta in volta presentate da vari cantieri costruttori, sia a causa dell’aumento del numero di pescasportivi che si affacciano a tecniche volte alla cattura di grandi prede Una barca da pesca non sempre offre una tuna door, per filosofia progettuale. Si pensi ad esempio a barche fino a 20 piedi con specchio di poppa aperto o con bracket, dove si preferisce la compattezza dell’insieme alla complicazione di una poppa di tipo “eurotransom”, che allontana il pescatore dal bordo libero di poppa e crea un paio di piedi impraticabili nella stessa zona. Tuttavia tale mancanza non è reversibile ed è bene tenerlo a mente in sede di acquisto, se il nostro intento sarà fare drifting al tonno rosso, traina con il vivo ai grandi pelagici, piuttosto che bolentino di profondità od altre tecniche volte ad insidiare grandi pesci. Ora, però, parliamo di ciò che il mercato può offrirci: dagli specchi aperti alle paratie abbattibili, fino alle Tuna door ed alle Side door. SPECCHIO APERTO E’ la formula più ancestrale dello specchio di poppa rinvenibile su barche motorizzate fuoribordo, nata per esigenze funzionali: le teste dei motori di una certa potenza hanno bisogno di un “accesso” a bordo per poter consentire di sollevare al massimo i gambi degli stessi dall’acqua, dopo aver ormeggiato la barca al pontile. Questo si sostanzia in un ribassamento dell’altezza della sponda di poppa in progetti datati (si pensi ai vecchi Robalo e Boston Whaler Outrage e Revenge). L’handicap di questo tipo di soluzione è che, in manovra a marcia indietro particolarmente energiche o con mare formato, l’intrusione di acqua di mare in pozzetto è…


Perché NON comprare una barca?

Spesso mi si chiede come mai abbia voluto dare un titolo così negativo ad un mio libro, quasi a voler darmi la “zappa sui piedi”. Il mio obiettivo dovrebbe essere quello di invogliare i miei lettori ad acquistare una barca, se possibile attraverso una mia consulenza… e non demoralizzarli con una negazione scritta a caratteri cubitali! Il motivo di fondo è che desidero clienti consapevoli della scelta che stanno per compiere: che vogliano davvero una barca propria, con tutto ciò che ne consegue in termini di responsabilità e di inconvenienti piccoli e grandi. In me convivono in una sorta di reciproco supporto, sia la funzione di consulente sia la veste dello scrittore. In questo caso la penna fa esattamente ciò che il mio passato mi ha insegnato, ragion per cui sono terrorizzato dall’idea che i miei clienti rivivano i miei errori di gioventù (gioventù diportistica, intendo; non sono negli “anta”, sebbene ancora per poco!) Quando svolgo i miei lavori di consulenza, quindi, non posso fare altro che allertare in continuazione: un po’ come accade tra le pagine “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” . Allertare rispetto al tempo, all’impegno (non solo economico, ma anche fisico ed emotivo), alle responsabilità che comportano il possesso di una barca di proprietà, che sicuramente condividerete con gli amici più cari, con i familiari o, semplicemente, con voi stessi. Già, il tempo…  Cambiare auto è un’operazione che contempliamo abbastanza istintivamente, tutto sommato. Se il modello scelto dopo qualche mese non ci soddisfa, si può rimpiazzare non rimettendoci granché cambiandola per un’auto che secondo noi fa al caso nostro. Con le barche, affinché una scelta consapevole (ed i capitali con essa spesi) non venga destituita di sensatezza, non è così. Una voce tramandata tra i naviganti di lungo corso racconta che sia necessario…


Tempo di rimessaggi: come preparo la barca al riposo invernale

Ottobre sancisce la chiusura della stagione diportistica per molti, nonché l’inizio di una serie di misure ed interventi mirati a conservare la barca nel migliore dei modi in attesa della stagione successiva. E’ importante porre in atto questi accorgimenti per far sì che, il giorno in cui rimuoveremo il telo copri-barca, non dovremo aver a che fare con valvole incrostate, contatti non funzionanti, cattivi odori. N.B.:Tutte queste operazioni sono eseguibili con del buon fai-da-te. Non servirà, per questi lavoretti, scomodare meccanici o cantieri, che impegneremo invece per interventi più specialistici sui motori o sulle carpenterie della barca. quando necessario. L’esperienza mi ha insegnato che i prodotti chiave per pulire ogni parte della barca al meglio, sono pochi e resistenti alle mode… Cominciamo questa breve rassegna, dando per sottintese le operazioni di routine che tutti effettuiamo all’atto dell’alaggio della barca, come la pulizia ad alta pressione della carena ed il lavaggio del circuito dei motori con acqua dolce. Chi non ha mai sentito parlare del CRC? Questo lubrificante e sbloccante ha un’efficacia prodigiosa su tutte quelle parti meccaniche soggette a subire l’azione della salsedine. Si pensi alle pulegge, tendicinghia, valvole di presa a mare, cerniere, ecc. LUBRIFICAZIONE DEGLI ORGANI MECCANICI: quello che non dovrà mai mancare a bordo sarà il CRC 6-66, adatto all’uso nautico poiché il suo velo è particolarmente tenace, pur non essendo aggressivo. CONTATTI ELETTRICI:  il CRC Contact Cleaner è essenziale per la risoluzione dei falsi contatti conseguenti all’intrusione di umidità o all’ossidazione dei contatti elettrici. Basterà spruzzare qualche colpo di spray sui contatti per preservarne la funzionalità anche dopo mesi di inattività. Per la pulizia dei metalli consiglio la Pasta Iosso, vecchissima formula dall’efficacia indiscussa, appicabile sia sugli acciai sia sui metalli cromati. Consiglio, altresì, di effettuare una pulizia della sentina con acqua corrente e StarBrite Bilge Cleaner . Questo…


Pesca d’altura con una barca piccola? Vi racconto di una mia giornata di pesca molto particolare…

Chi ha detto che BARCA PICCOLA = PICCOLA PESCA ? Oggi vi parlo di un giorno di diversi anni fa quando, nel pieno della febbre da alalunghe -e da sconsideratezza…- ricevetti una chiamata da un amico appena rientrato da pesca, con un cospicuo numero di esemplari di thunnus alalunga. Il Madeira II (il mio Topaz 32 Express) era in manutenzione e non potevo di certo restare a guardare. La scelta fu obbligata: andarci con il BabyMadeira, all’epoca seminuovo in quanto acquistato giusto un paio d’anni prima per la pesca costiera, disciplina in cui il Madeira II riusciva con difficoltà a causa della potenza e della stazza, non propriamente da peso-piuma… Ora mi aspetto che mi biasimiate, facendomi notare che (all’epoca) il Baby non avesse ancora un motore ausiliario, come si scorge in foto… anche perché a più riprese nel mio libro ribadisco che la soluzione bimotore è preferibile per chi si dedichi alla pesca d’altura… Ebbene sì, in quell’occasione osai molto… Ma lo feci esclusivamente perché sapevo che lì, a 30mg dalla costa di Bari ci sarebbero stati altri equipaggi in caccia. Ed a 30mg ci arrivi navigando sul mare piatto, ma spesso trovi tutto un altro mare… e devi conviverci per ore…: Fatto il pieno di benzina, il controllo dei livelli ed un’occhiata alle sentine, l’indomani si partì per 65 gradi bussola alla volta della batimetrica dei 250 metri, primo punto utile per filare le nostre 6 lenze.                                                                                                                             🎣🎣🎣🎣🎣🎣🎣 Il risultato dell’audace…


Cabo Yachts: storia di un gioiello della nautica

Si fa presto a dire “fisherman”. Basta un pozzetto decente, qualche portacanne qua e là, una vasca per il pescato e possiamo andare a pesca. MAGARI… …Ed in America sanno bene che non è affatto così. Siamo ormai abituati a prodotti altamente specialistici e generalmente molto ben equipaggiati, anche nelle fasce medio-basse della produzione statunitense, ed è per tale motivo che, quando ci accingiamo ad acquistare una barca da pesca, quasi istintivamente siamo spinti verso prodotti d’oltreoceano. Tuttavia, nella pur super-indottrinata produzione americana di fisherman, vi sono esempi che estremizzano il concetto di “specializzazione” e di “ben fatto”. Vi sono casi in cui persino le viti sono allineate sullo stesso asse in un ordine per certi versi inquietante. Sto parlando di Cabo Yachts: un cantiere nato nelle aride vastità dell’entroterra californiano, diventata incubatrice (già, la produzione si è fermata, purtroppo, quattro anni fa) di creazioni che hanno pochi eguali nella produzione mondiale. Fisherman express e convertible di rara purezza estetica, di inarrivata cura nell’impiantistica e di robustezza monolitica. Dicevo del dettaglio in foto: le cerniere erano costruite in cantiere e non reperite, quindi, sul mercato adattandole successivamente al proprio stampo. Esse nascevano per essere incassate perfettamente a filo con il manufatto, imbullonate con bulloni a testa piatta, orientati esattamente sullo stesso asse. Il dettaglio estetico di sicuro impatto, diventato negli anni il biglietto da visita di Cabo per esaltare la qualità delle rifiniture delle sue barche, aveva però un fondamento tecnico: ogni bullone veniva avvitato esattamente alla stessa coppia di serraggio e, dunque, avendo identico passo del filetto, con lo stesso numero di giri in ogni foro. Il risultato era una uniforme tensione meccanica dei punti di serraggio e, dunque, la stessa identica tenuta alle vibrazioni. Sostanzialmente, la tuna door di un Cabo non si mollerà, né si scardinerà mai….


Pescare nel caos: inammissibile su un vero fisherman! Dove riporre cosa?

Compriamo compulsivamente artificiali, attrezzature, cassette porta-attrezzature, cassette porta-cassette.. ed alla fine, tra un sussulto e l’altro, ci ritroviamo spesso con qualche amo tra i piedi quando peschiamo con la nostra barca. Questo succede perché la barca è un mezzo dalla stabilità per lo più precaria ed a bordo, quindi, l’organizzazione è tutto ciò su cui possiamo contare per tutelare la nostra incolumità e quella dei nostri eventuali ospiti. + Oltretutto, nell’ordine è molto più facile trovare un coltello al volo che debba servire per salvarci da situazioni di pericolo (pensate a lenze o cime incastrate o aggrovigliate accidentalmente nelle eliche), + ma anche trovare il guadino od il raffio al volo per imbarcare la preda all’amo! Posto che un vero fisherman non dovrebbe aver bisogno di stravolgimenti a bordo poiché già auspicabilmente dotato di vani dedicati allo stivaggio dell’attrezzatura da pesca, resta pur vero che l’ordine richiede impegno anche quando la barca offre possibilità di organizzazione… Quando, invece, il progetto pecca di completezza da questo punto di vista, dovremo attivarci affinché la vita in barca non diventi un pericolo latente ogni qual volta il mare non sia piatto. Se in pozzetto, infatti, non troviamo vani all’uopo progettati, dovremo pensare di ricavare noi stessi delle cassettiere a murata, magari sotto le falchette, dove collocare rastrelliere per appendervi gli artificiali da utilizzare durante la battuta di pesca, dei portacoltelli e portapinze facilmente raggiungibili estendendo il braccio, e magari persino raddoppiati (sia in murata destra che su quella sinistra). Customizzazioni non troppo “pedestri” possono essere realizzate collocando spesse bande di neoprene ad alta densità nei punti strategici della barca, nelle quali “infilzare” gli ancorotti e gli ami che si intenderanno utilizzare durante la battuta di pesca, i quali, altrimenti, sarebbero destinati a vagare in balia del rollio, tra piedi e stinchi scoperti. Oppure, acquistare sui…


Hard-Top: accessorio indispensabile?

Un accessorio che delinea la completezza estetica e funzionale di una barca da pesca è senza dubbio l’hard-top. Questo elemento ha una valenza essenziale per coloro i quali vogliano una protezione “stabile” contro le intemperie ed il sole cocente estivo, ma anche per chi pratica tecniche di pesca “ingombranti” come la traina d’altura. L’hard-top, infatti, diviene un supporto importante per canne e divergenti, oltre che una piattaforma sopraelevata sulla quale posizionare le antenne dell’elettronica di bordo ma anche, in alcuni casi, una postazione di guida aggiuntiva (leggasi Marlin Tower o Tuna Tower). Diversi hard-top nascono con una struttura tubolare progettata in modo tale da agevolare l’arrampicata sul tetto, ed anche con la predisposizione per la replica dei comandi su una seconda guida superiore, con cablaggi meccanici ed elettrici di solito nascosti nella falchetta o in un quadro ausiliario in zona guida. In tali casi, la parte superiore del tetto diviene calpestabile e, per tale ragione, il gelcoat viene trattato con finitura antisdrucciolo, non fosse altro perché, seppur senza seconda guida, lassù ci finiscono le antenne gps, radar, vhf, fari di profondità ed ogni altro accessorio indispensabile alla navigazione che non si limiti all’immediato sottocosta. L’hard-top influisce spesso sull’assetto di navigazione, migliorandola o peggiorandola rispetto a quella dello stesso scafo privo di tetto rigido. Un hard-top ben progettato ha un’altezza tale che agevoli la vivibilità del ponte comandi ma che, allo stesso tempo, non innalzi il baricentro dello scafo in maniera deleteria per la tenuta di mare (rollio in primis). In secondo luogo, la struttura tubolare deve essere realizzata con leghe metalliche leggere. Su molte imbarcazioni da pesca sportiva spesso si vedono strutture in acciaio inox che sicuramente donano un aspetto lucente e rifinito all’intera realizzazione e durata nel tempo, ma, di contro, costringono ad impiegare sezioni ridotte dei tubi perché l’hard-top…


Albemarle 242 C.C. : un piccolo fisherman con un grande carattere

Questo è l’articolo giusto per chi voglia un center console tutta sostanza, senza fronzoli e dove ogni componente, costruito per durare, accompagni la barca vita natural durante. Questo è l’articolo per chi voglia avere tra le mani un pezzo di progettazione navale e di tradizione nautica americana, senza dover necessariamente investire grosse somme di denaro. Se dovessi paragonare la barca in oggetto ad un’auto egualmente longeva e ben fatta, mi verrebbe di compararla ad una Mercedes-Benz W124. Naturalmente, questo non significa che qui, come in ogni progetto di umana concezione, non vi sia la minima ombra di difetti o di dettagli perfezionabili. Significa invece che, nel bilancio dei pro e dei contro, nel caso di questa barca il risultato è incontestabilmente positivo. E questa è già un’ottima base di partenza… Analizzandola da prua a poppa, nell’ordine possiamo evidenziare le seguenti peculiarità: I cuscini per le ginocchia percorrono l’intero perimetro interno dell’area calpestabile, sono costruiti con vinile solido con cuciture sicure e scevre da strappi anche dopo molti anni di mare; Le battagliole, di rara robustezza, sono saldate in un unico pezzo e non assemblate con raccordi e tubolari a settori; inoltre, tutte le piastre di bordo sono fissate con controdadi di fissaggio e piastre resinate al supporto in vetroresina, per un manufatto praticamente MONOLITICO; Il calpestio è quasi completamente piatto, a tutto vantaggio della percorribilità in fasi delicate come in combattimento con grosse prede; Le falchette sono ampie e rifinite in antisdrucciolo diamantato molto efficace; Il pozzetto, compatibilmente con le esigenze di layout imposte dalla motorizzazione entrobordo jackshaft, è ampio e razionalmente concepito. Le vasche del vivo e del pescato sono molto ben fatte e capienti: in particolare, le gavonature di prua e quelle ricavate nello specchio di poppa trovano pochi rivali in center console concorrenti di pari cabotaggio, in…


Nuovo articolo su Pesca in Mare di ottobre

Cari Pescasportivi, com’è  consuetudine da due mesi a questa parte, sono lieto di allegarvi, mensilmente, il mio articolo del numero corrente della rivista Pesca in Mare, con la quale collaboro. Questa è la volta dell’articolo del numero di ottobre, presentato in anteprima al 58° Salone Nautico di Genova, che dunque troverete in edicola a brevissimo. Questo articolo, per la particolare vastità dell’argomento e per esigenze redazionali sugli spazi destinati alla rubrica “Pesca e Nautica” che ho l’onore di rimpolpare, è suddiviso in “puntate”. Vi rimando, dunque, ai prossimi numeri per il prosieguo. Per leggere l’articolo in formato pdf CLICCA QUI. Buona lettura e Buon Mare! Benedetto.


Scelta per voi dal 58° Salone Nautico di Genova: BOSTON WHALER 350 OUTRAGE

La solita qualità indiscussa di Boston Whaler: materiali di ottima fattura, spessori generosi, scricchiolii inesistenti, rivestimenti robusti, posizionamento ottimale degli accessori, con alcune innovazioni. In primis la side door: su barche dove l’intero specchio di poppa, o quasi, è ingombrato dalle calandre dei fuoribordo, la zona sgombra che risulta più logico utilizzare per l’imbarco e per il tag delle prede è il giardinetto. È qui che il cantiere ha posizionato un portello indicato, tra l’altro, anche per chi fa diving, dato che agevola non di poco l’issaggio delle bombole o di altra attrezzatura attraverso una soglia senza gradini, alta giusto un paio di palmi sopra la linea di galleggiamento. Altro dettaglio degno di nota è la quasi sconfinata vasca del vivo principale (sì, perché su questa barca ne abbiamo due), accorpata alla leaning post che precede immediatamente le sedute della zona guida: coperchio in policarbonato trasparente di spessore quasi imbarazzante (per quanto pesa), bordi armonizzati, ossigenatore ad alta capacità ed illuminazione diurna e notturna. Non si può davvero chiedere altro ad una vasca del vivo. Una seconda vasca è disposta all’angolo sinistro di poppa, posizione ideale per esche “imbrattanti” come i cefalopodi. Sebbene quest’ultima sia di supporto alla prima, è stata concepita con gli stessi crismi di fruibilità ed efficienza di ogni altro elemento a bordo di questa barca studiata nel minimo dettaglio. Per quanto concerne lo stivaggio del pescato, non si è fatta davvero economia nemmeno da questo punto di vista: il pagliolo del pozzetto fin quasi a mezza barca prevede vasche ad incasso coibentate e perfettamente gelcoattate per una pulizia immediata es una perfetta ermeticità rispetto a possibili insinuazioni di umidità nelle sezioni interne dello scafo che, ricordiamo, come da tradizione Boston Whaler, è interamente riempito di schiuma di poliuretano espanso a cellula chiusa, a garanzia di un…