Articles by Benedetto Rutigliano

Il fisherman (troppo) moderno è ancora fisherman?

“Impara l’arte e mettila da parte”, recita così un proverbio che spiega quanto talvolta, attenersi al manuale, non consenta di realizzare buone cose se non si compendia la teoria con la pratica, cioè con l’adattamento al caso specifico. Ma quel “mettere da parte” non va inteso come un “dimenticarsi di quella arte”, ma come di fare esperienza ed impiegarla quando essa possa tornare utile. Oggi si assiste ad un accantonamento della tradizione nautica quasi distruttivo, come se il passato fosse un grande inceneritore. A proposito di questa sorta di cancel culture che sta affliggendo la nautica da diporto, ho parlato in questo post sulla pagina Facebook di FishermanAmericani che ti invito a leggere: Chiusa questa breve premessa, osserviamo la media delle barche da diporto europee che possono farsi rientrare nella categoria dei fisherman. Non si può non notare che i canoni stilistici e funzionali del fisherman d’oltreoceano sono stati edulcorati a tal punto, salvo eccezioni di cui è opportuno citare validissime reinterpretazioni italiane, da non poter più distinguere i “fisherman” dalle “day boat”. Il risultato è che il fisherman che vuol essere anche barca multifunzionale, finisce per essere un po’ di tutto, ma nulla di definito. D’altronde, quando persino gli americani stessi si riducono a imitare l’Europa, cioè i suoi stessi imitatori, la produzione di nuove idee di design e funzionalità è un cane che si morde la coda: I cantieri che ancora oggi continuano a costruire fisherman con caratteristiche stilistiche e funzionali tradizionali, pur aggiornandosi nelle tecnologie costruttive, resistono in USA, ma nei loro programmi di produzione si fanno sempre più avanti le soluzioni ibride, barche in grado di far day cruising e, scansando cuscinerie e rivestimenti a contrasto qua e là, di far pescare, ma senza sporcare, mi raccomando… Il mio impegno è e resta quello di accompagnare…


Il sopralluogo preventivo: perché e quando conviene?

Esistono casi in cui è antieconomico effettuare una perizia pre-acquisto intera, penso a barche di valore ma molto datate, di cui non si conosce lo stato delle parti più importanti di cui sono composte, che sono sempre anche quelle più costose da ripristinare. Per evitare di gettar via denaro su una perizia pre-acquisto, ho ideato un servizio propedeutico alla stessa, che costa solo il 20% della prima: il sopralluogo preventivo. ESEMPIO: la perizia pre-acquisto di una barca di 45 piedi costa 4.000 Euro; effettuando un sopralluogo preventivo, sborserete solo 800 Euro, un rischio molto inferiore al primo nel caso la barca risulti irrimediabilmente danneggiata. Nel caso in cui, invece, l’esito del sopralluogo sia positivo, potrete procedere tranquillamente alla negoziazione del prezzo di acquisto, eventualmente supportati da una perizia pre-acquisto a valore legale, se vorrete. È un servizio indicato in caso, dunque, di barche importanti, con più di 25 anni di età, sebbene possa essere utile anche per barche più giovani di notevoli dimensioni, sulle quali sostenere il costo della perizia pre-acquisto è prematuro, perché magari non siamo ancora sicuri dell’acquisto, oppure perché abbiamo gravi indizi della potenziale presenza di problemi seri sulla stessa. Lo consiglio, altresì, ogni qual volta ci si trovi davanti a barche in disuso, o addirittura abbandonate per anni, su piazzale o all’ormeggio, casi in cui non si intende sostenere spendere migliaia di euro per una perizia pre-acquisto, e poi magari sentirsi dire dal perito che la barca è sostanzialmente “un rottame”. Chiedimi maggiori informazioni scrivendomi a info@fishermanamericani.com con oggetto dell’e-mail “INFO SOPRALLUOGO“. E’ gratis! Buon Mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA QUI)Perito Nautico, iscrizione n.1502 al Ruolo dei Periti ed Esperti Nautici della CCIAA di BariWhatsApp: 348/6562148E-Mail: info@fishermanamericani.comAutore di Fisherman Americani Autore di Barche da pesca di ieri e di oggiAutore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare…


Release clips per divergenti: quali scegliere?

La maggior parte delle componenti del settore “outriggers” proviene dagli Stati Uniti d’America. E’ bene, a tal proposito, non fare di tutta l’erba un fascio, ma distinguere per qualità ciò che il mercato USA ci offre. Non basta che sia Made in USA, infatti. Ecco che, in questo breve articolo, passo in rassegna qualche modello di release clips per divergenti, delle più significative, differenziandole per tipo di applicazione e caratteristiche. Occorre innanzitutto distinguere tra le clips a filo d’acciaio e quelle su cuscinetti. Della prima categoria menziono senz’altro le Rupp Klickers, dotate di frizione in testa, per regolare la forza di apertura del passante, ed occhielli per essere facilmente annodate in serie alla rigging line. CLICCA QUI Sono pinze concettualmente molto semplici, ma robuste grazie ai materiali impiegati e dalla frizione sufficientemente facile da tarare. Della stessa logica di funzionamento sono le TACO Marine COK-0001B-2 , ma con occhielli in filo ritorto (che potrebbe creare problemi di scalfitture, a lungo andare, sulla rigging line, ed una frizione azionata da una rotellina poco ingombrante ma più difficile da sbloccare, per via del minor grip della presa. Al più, sarà necessario aiutarsi con una pinza a becchi. Ricordo che, se ben manutenute, le pinze di sgancio degli outrigger non si bloccano, a meno di non tenerle in salamoia per stagioni intere! CLICCA QUI Ora presento un paio di alternative su cuscinetti, prodotti che si pongono su livelli di costo certamente superiori a quelli a sgancio a filo d’acciaio, ma la cui durata è generalmente molto superiore. Aftco produce le OR1B, dotate di passante su cuscinetto a sfera e corpo in fusione. Un oggetto bello ed estremamente affidabile, dalla frizione che non perde mai la taratura e pertanto garantisce più strike rispetto alle pinze più economiche. CLICCA QUI Sempre per rimanere nel segmento…


L’alternativa di qualità al legno naturale

Durante la mia esperienza di consulente nautico, ho avuto modo di studiare diversi prodotti nautici alternativi al legno naturale. Quando sono approdato nel mondo Amtico, però, la mia considerazione del termine “qualità”, in campo di pavimentazioni nautiche sintetiche, è cambiata. Amtico Marine Flooring produce i suoi pavimenti interamente in Regno Unito, e questo già di per sé pone i suoi prodotti su una fascia di costo superiore alla media dei sintetici più diffusi, a cui fa da contraltare una rifinitura ed una possibilità di personalizzazione con pochi pari nel settore. La possibilità di personalizzazione della pavimentazione Amtico Marine Flooring coinvolge:– le dimensioni dei “mattoni” (in gergo tecnico “plance”)– le tonalità delle “fugature” (in g.t. “stripping”)– le mordenzature della pavimentazione, che vanno da varie riproduzioni (fedelissime, provare per credere) di essenze naturali di legno, fino a diverse tipologie di marmi e pietra Tra i brand di fisherman che hanno adottato prodotti di pavimentazione Amtico Marine, mi piace citare Riviera, Tiara, Viking, Davis, Hatteras, Hargrave, e molti altri che ometto non per scarsa importanza. Ecco due esempi di abbinamento di pavimentazione Amtico Marine Flooring, una in tonalità teak, l’altra in ciliegio. A ciascuna è stata affiancata una fugatura di contrasto, che allo stesso tempo esalti la mordenzatura della plancia: Le possibilità di personalizzazione offerte della gamma di pavimentazioni Amtico Marine Flooring sono le più disparate, e sicuramente tra queste, c’è la combinazione che meglio si abbina agli arredi della tua barca. I prodotti Amtico Marine sono garantiti dieci anni, se applicati con collanti Amtico, e sono provvisti di uno strato di usura di 0.55 mm di spessore. Per una consulenza tecnica sulla pavimentazione Amtico Marine Flooring e per configurare l’abbinamento più adatto alla tua barca, puoi scrivermi ad info@fishermanamericani.com scrivendo nell’oggetto dell’e-mail “INFO AMTICO“. Buon mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA…


Piedi bagnati in pozzetto? Ecco la soluzione

Un problema spesso pernicioso delle barche di piccole dimensioni (diciamo entro i 24 piedi di lunghezza, salvo rari sforamenti) motorizzate fuoribordo o entrofuoribordo, è la tendenza a bagnare il calpestio del pozzetto in determinate condizioni. Posto che la tecnologia di progettazione incide molto su questo vizio, la rimotorizzazione e la modifica dei carichi a bordo può inficiare l’assetto statico e dinamico della barca, tanto da pregiudicare la corretta funzionalità dei drenaggi e degli ombrinali di scarico. Come porre rimedio a questo problema molto sentito soprattutto da chi pesca tutto l’anno e da chi spesso si trova ad armeggiare con ami e raffi a portata di piede o di stinco? Calpestare una coperta bagnata è una componente di rischio notevole, e se vi si aggiungono condizioni di mare ostico al giardinetto o da poppa, il mix potrebbe creare disconfort e pericolo per i componenti dell’equipaggio. N.B.: in questo breve articolo affronto solamente soluzioni ufficiali e patrocinate da aziende affidabili e con esperienza in campo nautico, tralasciando le soluzioni fai-da-te, che lascio a chi voglia cimentarsi nel “bricolage di bordo” a proprio rischio e pericolo. La soluzione adottata da una azienda statunitense dedita alla produzione custom e semi-custom di hardware per imbarcazioni da pesca sportiva è semplice quanto geniale: ridisegnare l’ombrinale di scarico, in modo tale da alloggiare non una comune membrana di tipo “flapper”, ma una bocca interna che si apre solo quando il flusso d’acqua segue un senso, e restando serrata quando l’acqua proviene dall’esterno. Per sostituire i vecchi ombrinali con questi, è necessario studiare una serie di caratteristiche che ci permetteranno di centrare il modello di ombrinale evoluto e di far rientrare l’annoso problema dell’acqua perenne in pozzetto. Per risolvere il problema del pozzetto bagnato del tuo fisherman, ti invito a fissare una consulenza al seguente link: LINK CONSULENZA…


Hydra-Sports 2200 VX: il mini express

Dal momento che il mercato ci propina quasi esclusivamente center console, io a denti stretti mi ci oppongo a suon di battute (di tastiera) e propongo alternative “pontate” valide anche da usate. In questo caso, soprattutto da usate, visto che la barca oggetto di questo articolo, da nuova, aveva un prezzo a dir poco “tirato” per il suo segmento. Si tratta dell’allora Hydra-Sports (ora HCB) 2200VX, un piccolo express fisherman che misura 6.8 metri di lunghezza per 2.59 m di larghezza. Di fatto, la configurazione “express”, che di certo sacrifica i passavanti, rende gli spazi interni degni di una barca di dimensioni ben maggiori: la zona guida, in particolare, gode, dell’ampio e robusto parabrezza avvolgente, che protegge sia la comoda poltrona di pilotaggio che il lounge seating posto a sinistra, in grado di accogliere comodamente 3 persone. All’interno è celato un ampio gavone con drenaggio diretto fuoribordo e coibentazione, il che lo fa fungere sia da valida ghiacciaia, sia da vasca per il pescato. Il pozzetto è ampio, simmetrico e regolare, con due vasche speculari ricavate nel capo di banda, entrambe estraibili per dare accesso agli impianti. La tuna door qui è centrale, posizione logica da un punto di vista della ripartizione dei pesi, ma opinabile per chi preferisce un transito immediato dal pontile alla barca, e viceversa. Le murate sono spesse il giusto per non tagliare il costato all’addetto alla slamatura di grosse prede, che dovesse trovarsi obbligato a sporgersi fuoribordo. Il perimetro è imbottito internamente, per consentire un combattimento confortevole in stand-up, mentre la vasca del vivo è ubicata dietro la poltrona di governo. Lavaggio ad acqua dolce e salata sono di serie, così come l’hard-top in lega e vetroresina. Le rifiniture sugli Hydra-Sports ci hanno sempre abituati benissimo, e questo modello non fa eccezione: dal bottazzo sovradimensionato,…


Il tendalino per fisherman (asportabile) fatto per navigare

Avevo presentato qualche tempo fa un innovativo tendalino virtualmente invisibile, poiché riponibile tra l’attrezzatura in consolle o in sacca da trasporto. Un prodotto eccellente, costruito da Taco Marine. Sto parlando dello Shadefin, di cui trovi QUI l’articolo dedicato. Oggi scrivo di un prodotto nato successivamente al primo, altrettanto valido, seppure con requisiti di installazione differenti: se il Taco Shadefin non richiede alcun supporto fisso, ma semplicemente un portacanne da T-Top o un tubolare a cui appigliarsi tramite apposito supporto a morsetto, quest’ultimo richiede l’installazione di due supporti e “pali” . supporto per portacanne di Taco Shadefin Il Gemlux Fly Shade è un tendalino asportabile, in grado di poter essere usato fino alla velocità di 25 MPH (circa 22 nodi), cosa che il Taco non consente. Ma tutta questa stabilità ha un prezzo: – servono infatti dei supporti ad hoc;– questo tipo di tendalino richiede necessariamente la presenza sulla barca di un hard top o di un T-Top;– servono dei poles idonei all’ancoraggio del tendalino. Ma c’è una alternativa ai poles: se la barca è già dotata di divergenti da tetto, si possono montare dei fermi che Gemlux ha progettato proprio per le aste da outrigger, che consentono di ancorare il tendalino sui divergenti stessi. Vedi foto in basso: Se la tua esigenza è di avere ombra anche durante la navigazione, il Gemlux Fly Shade è la soluzione per te; se invece prediligi l’assenza totale di modifiche alla tua imbarcazione e l’occultabilità completa di un tendalino asportabile, ed allo stesso tempo non ti interessa averlo aperto durante gli spostamenti a velocità medio-alte, allora la soluzione migliore è costituita dal Taco Shadefin. PER SAPERE QUALE TENDALINO SI ADATTI MEGLIO ALLE TUE ESIGENZE, E PER AVERE IL TUO TENDALINO ASPORTABILE GIA’ CONFIGURATO E DIRETTAMENTE A CASA TUA, CONTATTAMI AD info@fishermanamericani.com CON OGGETTO: “INFO…


Sailfish 220 WAC

Di questo cantiere ho parlato a più riprese sia sul blog che sul libro (CLICCA QUI). La ragione per la quale ha sempre suscitato la mia attenzione, è il suo continuo perseguire un invidiabile sfruttamento degli spazi in coperta e sotto. Un mix che la rende una delle poche barche da pesca sportiva idonee anche per la famiglia. Il 220 WAC non fa eccezione, a dispetto delle dimensioni di scafo e di ciò che una prima superficiale impressione delle linee possano far percepire. La barca è costruita attorno allo skipper, che per Sailfish è anche angler, gaffman, mate, buon padre di famiglia… La cabina completa e funzionale del Sailfish 220 WAC Il Sailfish 220 WAC è concepito per essere utilizzato anche in solitaria, grazie ad una zona guida in costante contatto con il pozzetto: di fatto, non c’è alcuna paratia o gradino che demarchi la zona di comando dal “teatro di pesca”, essendo la coperta, in quest’area, del tutto fusa ed ininterrotta. Questo avvantaggia chi usi pescare in solitaria, per scelta o per necessità, dato che dal divano di governo, che è anche una leaning post attrezzata, è possibile raggiungere le canne in pesca semplicemente allungando il braccio. Da contraltare, il piccolo parabrezza in cristallo temperato fa il possibile per proteggere per lo meno la strumentazione di bordo da spruzzi accidentali ed intemperie, ma non completamente skipper ed equipaggio, come fa, ad esempio, un parabrezza avvolgente. Un esempio di walkaround con parabrezza avvolgente. E’ innegabile che questa barca sia fatta bene, basta osservare com’è rifinito il cielo inferiore dell’hard-top (di serie), com’è architettata la zona poppiera e la collocazione delle ferramente di coperta: non vi sono inutili sporgenze e giochi puramente estetici, le bitte sono a scomparsa, il bottazzo è in pvc ad alta densità con inserto in acciaio inox…


Rimotorizzare o revisionare? L’eterno dilemma

È facile sostituire vecchi motori con dei nuovi, più efficienti, più regolari nel funzionamento, più prestanti. Viceversa, non è affatto facile prevedere le conseguenze che questo intervento può comportare sulle strutture e sulla sicurezza della barca, a maggior ragione quando questa ha già diversi anni alle spalle. Ne ho parlato già in diverse occasioni (ad es. QUI e QUI), ma l’argomento è sempre più in voga, tanto più che permane la difficoltà di reperire barche da pesca sportiva sane, con pochi anni di vita e con motori “freschi”. Questo ci porta sempre più spesso a pensare di rimotorizzare. Materiali, tecnologie costruttive, stagioni su stagioni passate “in ammollo”, possono compromettere l’intera poppa, e non solo lo specchio. Sento spesso parlare di “trasformazione” in fuoribordo, ed in special modo di “bracketizzazione”: ebbene, un bracket necessita di una base più che solida per poter essere imbullonato, e bisogna tenere a mente che ogni bullone è potenziale via di infiltrazione, cosa che minaccia pesantemente i sandwich con cui un tempo gran parte degli specchi era costruita. Non solo: spesso si rimotorizza con maggiori potenze, tuttavia, ancor più che la potenza in sé, ciò che minaccia l’integrità delle strutture è la coppia ed il peso dei motori, che assieme costituiscono un mix potenzialmente letale per via delle torsioni in gioco, che agiscono sulle “appendici” che assicurano i motori allo scafo. Prima di rimotorizzare, pensa, consultati, studia vantaggi e potenziali conseguenze negative su strutture, assetto e… portafogli. Ti invito ad ascoltare il breve video che ho preparato sull’argomento, che offre altri spunti di riflessione e, se possibile, qualche chance in più per non sbagliare: Resto, come sempre, disponibile per consulenze QUI, soprattutto per operazioni di impegno economico non trascurabile, come quelle di rimotorizzazione di un vecchio fisherman. A presto e Buon Mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST…


Svezia compra USA: il caso Edgewater

E’ notizia di poche ore prima della stesura di questo breve articolo che il cantiere Edgewater, LLC sia stato acquistato dal gruppo scandinavo Nimbus per il corrispettivo in contanti di 9.5 milioni di dollari USA. Ciò che balza all’occhio è che l’azienda abbia prodotto un EBIT (un utile prima di interessi ed imposte) del 6,3% su un fatturato di 47,7 milioni di USD, cui corrispondono circa 300 barche vendute nel 2022. Il margine di profitto è alquanto sottile, segno che, nonostante i lauti listini dei fisherman americani nuovi dei giorni nostri, il costo di produzione è straordinariamente elevato. Chissà cos’avrà in mente Nimbus, con riguardo al destino di Edgewater, la creatura di Bob Dougherty. Il bilancio del cantiere statunitense, questo è certo, sarà consolidato nei conti di Nimbus già alla chiusura dell’esercizio corrente. La cosa che balza agli occhi, analizzando la poca contabilità disponibile su Edgewater, è che lo stabilimento è stato valutato 3.5 milioni di USD, il fatturato del 2022 è di 47.7 milioni di USD e il valore di acquisto dell’intera azienda è di “soli” 9.5 milioni di USD. Sicuramente i 165 dipendenti ed il margine di profitto basso hanno avuto il loro peso nel valore di acquisto del cantiere che, si spera, non abbia il triste destino di tanti altri brand persi per strada (leggasi Post, Cavileer, Topaz, Predator, Ocean, ecc…) e che, anzi, ritrovi nuova linfa dai capitali nord-europei. Mi piace sperare, perché essere sempre pessimisti dicono faccia male alle coronarie… PS: ECCO IL VIDEO SULL’ARGOMENTO: Buon Mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA QUI)Perito Nautico, iscrizione n.1502 al Ruolo dei Periti ed Esperti Nautici della CCIAA di BariWhatsApp: 348/6562148E-Mail: info@fishermanamericani.comAutore di Fisherman Americani Autore di Barche da pesca di ieri e di oggiAutore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”Autore di “La…