Articles by Benedetto Rutigliano

La scaletta poppiera sui fisherman

Questo accessorio è di grande utilità ma, talvolta, di altrettanto intralcio. Ho già “lambito” l’argomento in passato con QUESTO ARTICOLO, ma stavolta scrivo espressamente di questo accessorio. In verità, la scaletta di risalita deve consentire di… risalire agevolmente, ma anche di estendere e riporre in posizione di riposo la stessa senza rischiare di cadere in acqua o, peggio, di andare in zona di collisione con le eliche dei motori. Le collocazioni ed i sistemi di fissaggio alla coperta sono vari, e in questo breve articolo intendo illustrarne quelli più adottati dai cantieri costruttori di fisherman più noti. Robalo Sulla nuova gamma Robalo, la sistemazione della scaletta da premiare senza dubbio è quella incassata, con pagliolo incernierato che, in posizione di riposo, la tiene lontano dalle dita dei piedi: Scaletta di risalita di un Robalo 202 Explorer. Notare la sagomatura “martellata” della traversa inox per agevolare la presa. Non solo: la discesa e la risalita sono agevolate dalla traversa inox sagomata per garantire una impugnatura ed una presa della pianta del piede nudo salda, anche con scaletta bagnata. Sea Vee Sea Vee propone due soluzioni: quella tradizionale, della classica scaletta telescopica “poggiata” sulla plancetta, di immediata estensione e ripiegamento, ma esposta ad urti con persone e cose: Scaletta standard Sea Vee 340Z …ed una soluzione opzionale, più raffinata esteticamente, della Garelick a scomparsa: questa scaletta (vd foto seguente) ha il vantaggio di non creare alcun intralcio in coperta, essendo incassata nello specchio di poppa, ma lo svantaggio di doversi affacciare fuoribordo per estrarla: La scaletta Garelick EEz-In con pioli a spina di pesce montata su Sea Vee 340Z Wellcraft Wellcraft, su alcuni modelli, ritorna al passato: una scaletta con tanto di tientibene, totalmente esposta alla vista, in modo tale da essere… troppo visibile per inciamparvisi. Questa soluzione è economica ma efficace,…


Manutenzione invernale degli impianti idrici della nostra barca

La sosta invernale della nostra imbarcazione può portarci a dover effettuare operazioni che preservino la salubrità delle linee di alimentazione dell’acqua dolce e delle acque nere. Esistono prodotti marini specifici, che rispettano i materiale attraverso cui passano, per avere la loro azione sanificante e pulente… e che ci evitano di utilizzare la solita candeggina. Ad esempio, per quanto riguarda i circuiti ed il serbatoio dell’acqua dolce, è opportuno svuotare i serbatoi, poi aggiungere un sanificante e successivamente nuova acqua, per poi far drenare attraverso le varie utenze la miscela acqua/prodotto, così da ripulire le tubature ed i rubinetti stessi, che così saranno pronti per la nuova stagione di effettivo utilizzo. Il mercato offre vari prodotti, dei quali i più validi sono i seguenti: Aqua Clean: ha la particolarità di non contenere cloro e quindi di non alterare il gusto dell’acqua, dacché è progettato per sanificare impianti di acqua potabile; lo si lascia agire due ore in miscela con acqua priam di scaricare il contenuto dei serbatoi; il flacone da 100 ml è sufficiente per trattare 1000 litri d’acqua.Dometic Fresh Water Tank Cleaner: anch’esso senza cloro, è una valida alternativa alla soluzione con candeggina, classico espediente per ripulire le condotte ed i serbatoi di acqua a bordo, ma non salubre e foriero di odori “estranei”; Per bagni ed acque nere, invece, è opportuno agire con detergenti e sanificanti più aggressivi per ovvie ragioni. Per le tazze WC, si utilizzerà: Matt Chem 522M: lo si applica come un normale pulitore di tazze WC casalingo, sotto i bordi, lasciandolo agire fino ad una notte, se necessario, dopodiché si risciacquerà, donando la lucentezza originaria al sanitario.Per uno sporco particolarmente tenace, ecco Spray Nine Marine Cleaner, che ha un ambito di applicazione molto ampio: si va dalla rimozione delle fasce nere di colatura di acque…


Nautica da diporto: importare oggi

Riflessione molto personale La congiuntura attuale vede azzerati i vantaggi dell’eliminazione dei dazi aggiuntivi dopo la guerra doganale USA-UE. Infatti, fino a pochi mesi fa, vigeva una mannaia ulteriore del 25% rispetto al classico dazio dell’1,7% che rendeva antieconomico importare una barca dagli Stati Uniti d’America. Oggi, il cambio EURUSD stenta a mantenere la parità, mentre solo fino ad un anno fa si attestava su 1,20. Andamento del cambio EURUSD dal 2018 ad oggi In più, il settore della nautica da diporto deve fronteggiare una bolla dei listini causata dall’esplosione della domanda di barche di medio-piccole dimensioni in USA nel corso della “era Covid”; dalla permanente penuria di componenti, che fa tardare le consegne del nuovo. Non solo: la moda del “leasing loan” ha fatto sì che conti più la RATA che il PREZZO DI LISTINO. Per il diportista americani medio, oggi è più importante sapere che la barca gli costerà 1.500-2.000€ al mese di rata per i due-tre anni che la possederà, piuttosto che il suo intero valore, che è destinato ad essere corrisposto da una serie di “proprietari”, di passaggio in passaggio. Tutto ciò si è sostanziato in una collaterale crescita dei prezzi dell’usato. Sarebbe miope non ammettere che questa criticità coinvolga in realtà pressoché ogni filiera produttiva, ma noi badiamo al nostro “orticello”, che è già bell’e che compromesso. Quando rivedremo quotazioni realistiche delle barche usate? Sicuramente a partire dal momento in cui questa “forza malata” del dollaro americano, (da sempre valuta rifugio anche in fasi paradossali come questa in cui l’ombra dei dubbi di solvibilità degli stessi USA avanza, da parte dei creditori esteri) comincerà a venir meno. Questo è solo un ingrediente, che può lenire la febbre dei prezzi delle barche, ma non il solo. Buon mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA QUI)Perito…


Tenute per assi portaelica PSS

Accanto ai sistemi di tenuta tradizionali, la tecnologia ci ha messo a disposizione soluzioni molto più semplici, con minore manutenzione e di una certa economicità, anche quando arriva il momento della sostituzione. E’ il caso delle tenute per assi portaelica della PYI Inc., altrimenti conosciuti con l’acronimo PSS, che sta per prop shaft seals. L’azienda, con sede a Lynnwood, negli Stati Uniti d’America, è leader nel mercato delle componenti per l’industria marina ed industriale dal 1981, ha come punta di diamante della sua produzione le tenute per assi portaelica PSS. Perché questo prodotto ha avuto così tanti consensi nella nautica? Prima di tutto perché elimina le operazioni di routine che, con le vecchie tenute con premitreccia, diventavano la croce periodica degli armatori… anche se, v’è da dire, questa ed altre operazioni consentivano all’armatore stesso di “imparare a conoscere la propria barca” dal didentro… ma tralasciamo queste smancerie da romanticoni un po’ retrogradi, e vediamo perché i PSS hanno cambiato la vita di noi diportisti. Tutto consta nel principio di funzionamento delle PSS: la tenuta è assicurata da “boccole” (dette statori) che frizionano contro rotori in acciaio inox solidali all’asse, con l’aiuto della contropressione esercitata dall’esterno, dall’acqua di mare che, virtualmente, “refrigera e lubrifica” la tenuta stessa. Detta così suona un po’ stonato ammettere che l’acqua marina possa lubrificare in maniera sana un organo soggetto a rotazione e sfregamento, senza comportare alcun effetto collaterale. In effetti, questi effetti collaterali ci sono, ma sono calcolati e previsti: di fatto, lo statore (in una miscela composita di carbonio e resine che consentono di resistere fino alla temperatura di 260°C) e lo stesso rotore inox tendono ad usurarsi, creando gole profonde da centesimi a decimi di millimetro nel tempo, ma la perfetta planarità delle facce a contatto consente una autocompensazione dei giochi e, di…


Bayliner Trophy 20 CC: il center console “facile”

Il marchio Bayliner ha un passato molto ricco di modelli, tipologie di imbarcazioni, vicissitudini societarie, alti e bassi. Dopo una quasi completa assenza della gamma Trophy, dapprima accorpata al cantiere Bayliner, poi reso come entità separata ed indipendente, ed ora nuovamente sotto la sua egida, oggi Bayliner continua a proporre modelli della gamma Trophy, completamente rinnovata, stavolta con un 24 piedi ed un 20 piedi. Qui accenno brevemente alle caratteristiche salienti del piccolo della gamma, un center console di poco più di 6.20 metri, con deadrise di 18 gradi (moderata per gli States, più che adeguata per i nostri mari). La barca è caratterizzata da una poppa senza specchio, che viene simulato parzialmente sollevando gli schienali a scomparsa delle sedute poppiere. Quando retratte, queste creano una piattaforma ottima sia per il trasbordo di persone e cose da e per il pontile, sia per il lancio o per la tintarella, vista la completa planarità della superficie, che si presta ad essere completata da un cuscino prendisole extra. E guai se così non fosse, poiché le due plancette che perimetrano l’area di contenimento del fuoribordo, costringerebbero, per la loro estensione, ad usare canne molto lunghe per evitare di collidervi con le lenze. Con questo pozzetto rialzato, diventa tutto più semplice (quando il moto ondoso è moderato, s’intende…) Piattaforma poppiera Questa piccola barca da pesca è dotata di serie di ben due vasche per il vivo: una che vediamo sotto il tambuccio centrale, tra le due sedute sopra menzionate, l’altra sul retro del divano di comando, molto più grande. L’equipaggiamento di serie è già molto completo, e si può implementare con strumentazione elettronica Simrad che il cantiere offre di poter installare già in fase di costruzione della barca. La console è internamente grande a sufficienza per accogliere un WC marino come opzione, oltre…


Edgewater 170 CC: un piccolo fisherman sempre attuale

Questa barca fa parte della così chiamata dal costruttore “Heritage Series”, cioè la gamma classica del cantiere floridense. Il 170 CC unisce, in soli 4.8 m di scafo per 2.2m di larghezza, tutto quanto serve al pescasportivo costiero mediterraneo, che ami dedicare anche qualche battuta di pesca ai grandi pelagici: visto che la capacità di carico di questa barca è di ben 365kg… un equipaggio di due persone di media corporatura lascia spazio e carico disponibile a prede di mole, e ne avanza pure! La costruzione è la solita di Edgewater: schiumatura integrale a cellula chiusa, con pelli in vetroresina ad alto spessore per scafo e coperta stratificate in infusione. La qualità, sul 170 CC, c’è ovunque, con qualche concessione alle rifiniture dove non batte il sole, eppure la solidità di questa barca ne garantisce la durata nel tempo e le consente di affrontare accidentali cambi repentini di condizioni meteo. Una nota che evidenza la sostanza di questo piccolo fisherman costruito da grande, è la piastra in acciaio inox di fissaggio dei controdadi del motore. Il 170 CC può essere motorizzato con potenze fino a ben 115cv, trasporta 113 litri di benzina e, grazie al suo baglio massimo di m 2,20, è in grado di garantire spazio in pozzetto per un totale di 4 mq, con in più un inaspettato vano in console, utile anche per riporre le attrezzature da pesca, oltre che come vano tecnico. E’ apprezzabile che un cantiere di radici nobili come Edgewater (il brand fu fondato nel 1992 da Bob Dougherty, il vicepresidente di Boston Whaler, nonché mente e mano che avviò anche il marchio Everglades assieme al figlio Stephen) conservi una ristretta gamma di barche che incarnano anche le basi di un design, quello Heritage appunto, che vedono nelle linee disegnate per ragioni di funzionalità…


Navigare sicuri

La grande diffusione della nautica facilita una certa superficialità: la barca come l’auto, metto in moto e parto. Ma il mare non è l’autostrada, e la barca richiede accortezze ben superiori. Per questo, prima di mollare gli ormeggi, è sempre bene fare un approfondito controllo della situazione. Questo e molto altro nell’articolo della rubrica Pesca&Nautica di Pesca in Mare di Settembre 2022. CLICCA QUI PER SCARICARLO Buon Mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA QUI)Perito Nautico, iscrizione n.1502 al Ruolo dei Periti ed Esperti Nautici della CCIAA di BariWhatsApp: 348/6562148E-Mail: info@fishermanamericani.comAutore di Fisherman Americani Autore di Barche da pesca di ieri e di oggiAutore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBookScrittore per la rivista Pesca in MareFISHERMANAMERICANI Podcast


La barca è uno svago, cercare la barca giusta non dovrebbe mai diventarlo!

…altrimenti diventa un gioco d’azzardo. Mi capita spesso ancora oggi, dopo cinque anni di presenza nel settore della consulenza nautica che, aperta la telefonata, mi venga chiesto se ho questo o quel modello di barca disponibile. Il mindset del diportista è impostato sulla scelta fai-da-te, quindi:1. sull’acquisto diretto o, al massimo,2. per il tramite di un broker. Il mio ruolo è intermedio, in queste due situazioni: consiste nell’accompagnarti alla ricerca, alla scelta ed all’acquisto consapevole di una barca usata che, proprio in quanto usata, può avere problematiche da risolvere con un esborso di denaro, costo che dev’essere “pesato” nel prezzo di acquisto e di cui dovete essere consapevoli. Ma come puoi farlo, se non conosci queste problematiche al momento della stipula del contratto? Ecco perché il PERCORSO DI CONSULENZA PRE-ACQUISTO è un percorso, appunto, e non una consulenza una tantum. E’ necessario che io conosca pedissequamente ogni particolare della barca, ogni risposta del venditore e che acquisisca ogni nozione che mi aiuti a ricostruire lo storico della barca, al fine di dirti “è una barca che vale la pena di essere acquistata ad XXX Euro, perché dopo dovrai spendere xxx euro per riparare questo, xxx euro per aggiustare quello, ed alla fine delle spese non sarai fuori mercato” Anche quando ho scritto Fisherman Americani – Il Libro delle Barche da Pesca Sportiva mi sono posto come obiettivo l’affiancamento alla ricerca della barca giusta, mai la proposta della barca. Come posso affermare che questa o quella sia la barca giusta per te, se prima non ti ascolto, non conosco il tuo modo di andar per mare, le tue abitudini di navigazione e di pesca? Per far sì che la tua prossima barca non sia l’ennesima coperta troppo corta, fissa una consulenza telefonica. Buon mare, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA…


Rimessaggio: come proteggere la nostra barca

Nei miei libri ho sempre scritto di argomenti inerenti la scelta della nostra prossima imbarcazione da pesca sportiva, ma mai ho accennato a temi inerenti la gestione della barca durante il periodo di non utilizzo, salvo per paragrafi dedicati alla manutenzione. Ecco perché, con questo breve articolo, mi dedico a dare alcuni suggerimenti su come rimessare la nostra barca e far sì che, al varo successivo, non si presentino nuovi problemi, assenti quando l’abbiamo alata… Le scuole di pensiero rispetto alla protezione della barca dagli agenti atmosferici durante la sosta invernale sono essenzialmente due, ed ognuna ha le sue ragioni. Coloro i quali tifano per la copertura totale della coperta sostengono che in tal modo si possa far durare di più lo strato protettivo lucido del gelcoat, le guarnizioni ed in genere ogni componente soggetta a deterioramento a causa degli sbalzi termici e dei raggi UV. Coloro, invece, che propendono per non apporre alcun materiale di protezione sulla barca in secca, credono che le coperture tendano a far ristagnare umidità all’interno della barca, che costringerebbe ad intervenire sul ripristino di cuscinerie, legni esposti, ed in genere rifiniture sensibili all’umido ed all’ammuffimento. Entrambe le tesi sono corrette. Ma ora, è necessario decidere come far invecchiare in maniera più delicata possibile la nostra barca perché, questo dev’esser chiaro, dal momento in cui la barca è stata varata, è stato firmato un contratto a termine… procrastinabile a suon di dedizione, pazienza e tanta manutenzione! In generale, apporre un telo copribarca troppo protettivo è deleterio per la barca stessa. Non a caso, i wrapping professionali delle barche che per ragioni di spazio sono il più delle volte depositate all’aperto, dovrebbero essere dotati non solo di bocche di ventilazione, che permettono di bilanciare lo scambio termico notte/giorno dall’esterno all’interno dell’imbarcazione, ma dovrebbero anche essere collegati…


Manutenzione: sostituire il sigillante marino in coperta

L’autunno porta con sé un taccuino, sul quale annotare operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, scritte con una penna chiamata “Pazienza”! Oggi analizziamo due strumenti elementari per aiutarci a fare un buon lavoro nella riapplicazione del sigillante marino in coperta (e non). Il sigillante posto lungo le fughe della coperta, ad esempio attorno alla console, lungo i punti di giunzione oppure attorno ai piani di pagliolo avvitati, periodicamente cede, o perché si ammuffisce, o perché perde la sua elasticità ed impermeabilità, oppure perché danneggiato da riparazioni che hanno reso necessario asportare determinate parti della coperta. Anche solo per un fattore prettamente estetico, ogni cinque, sei anni, è bene rifare le fughe percorse dal sigillante, rimuovendo il vecchio ed applicando il nuovo. Starbrite produce due strumenti economici ma indispensabili per rimuovere il vecchio sigillante marino senza danneggiare il gelcoat, ed applicare il nuovo. Ecco lo Starbrite 92401, per la rimozione del vecchio sigillante: CLICCA QUI Questo, invece, è l’accessorio per applicare il nuovo sigillante: CLICCA QUI Questi sono due accessori molto semplici, fatti per non arrecare danno alla coperta della nostra barca e per rifinire in modo esteticamente decoroso il nuovo sigillante da applicare. L’alternativa sono cacciavite ed il sempiterno dito! Buon mare e buona manutenzione, Benedetto RutiglianoSPORTFISHING BOAT SPECIALIST (per consulenze CLICCA QUI)Perito Nautico, iscrizione n.1502 al Ruolo dei Periti ed Esperti Nautici della CCIAA di BariWhatsApp: 348/6562148E-Mail: info@fishermanamericani.comAutore di Fisherman Americani Autore di Barche da pesca di ieri e di oggiAutore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBookScrittore per la rivista Pesca in MareFISHERMANAMERICANI Podcast