barche da pesca

Libri da leggere: Modern Sportfishing Boats

Prima ancora di scrivere i libri “Fisherman Americani” e “Le 11 Buone Ragioni”  ignoravo completamente che esistesse un testo che racchiudesse tutti i canoni, le linee guida ed addirittura i modelli di barche da pesca all’epoca prodotti e commercializzati. Il libro oggetto di questa breve recensione è stato scritto nel lontano 1981 da Frank T. Moss, già autore di altre pubblicazioni in tema di pesca sportiva, nonché collaboratore presso eminenti riviste di nautica statunitensi per oltre quaranta anni. Il testo che qui mi pregio di presentare e commentare sentitola “Modern Sportfishing Boats” Si presenta con copertina rigida e controcopertina flessibile illustrata a colori, ha un formato importante (cm 26×18) dunque non è esattamente indicato per poterselo portare a spasso, visto il peso di carta, di rilegatura, dorsi e copertina. Le illustrazioni interne, invece, sono in bianco e nero. Passando ai contenuti, l’indice offre principalmente quattro sezioni tematiche. La prima, inerente la storia delle barche da pesca, un capitolo riguardante le discipline di pesca praticabili con l’ausilio di una barca attrezzata ed uno che traccia i criteri con i quali dovrebbero essere concepite e costruite delle vere “fishing  machines”. Dalla seconda parte fino alla quarta, abbiamo un vero e proprio catalogo di barche prodotte all’epoca della pubblicazione di questo testo, suddivise in tre fasce di lunghezza f.t.: Da 15 a 29 piedi; Da 31 a 50 piedi; Da 53 ad 85 piedi. Per quanto concerne la Parte I, un plauso all’autore che, forte della sua esperienza, riesce a rendere un quadro completo del mondo degli sportfisherman, implementando le restanti tre Parti (che altrimenti si presenterebbero meramente catalogiche) di un giudizio proprio e di una apposita sezione dedicata al feedback dei proprietari di ciascun modello. Qui siamo quasi di fronte ad una app per recensioni nautiche, ma su carta. Il che è molto innovativo…


Fisherman, tra passato e presente.

Qualsiasi diportista pescasportivo con buona memoria e spirito di osservazione non può negare che la nautica specialistica abbia subito una metamorfosi, che ha coinvolto la progettazione delle nostre barche da pesca, la loro costruzione ed ha anche influito molto sulle abitudini di chi le utilizza. Una profilazione storica di massima è stata di proposito inserita nel mio libro Fisherman Americani, perché dalla tradizione si possa continuare a trarre spunto per un nuovo acquisto od un nuovo progetto. Un tempo in cui la sicurezza in mare era direttamente proporzionale alla solidità strutturale (non che non lo sia ancora) ed al peso, in concomitanza con tecnologie che si basavano sulla ridondanza dei materiali e sull’integrità della costruzione, era davvero raro trovare, ad esempio, una tuna door su barche di lunghezza inferiore ai ventotto piedi. Integrità intesa come assenza di aperture od “interruzioni” di qualsiasi sorta. Personalmente ho vissuto la mia “gavetta nautica” su diversi esemplari di barche americane, tra cui due Grady White, e ricordo ancora il mio 257 Trophy Pro, che sfiorava i nove metri di lunghezza f.t. per tre di larghezza, con uno specchio di poppa alto e completamente chiuso. L’altezza della murata in pozzetto era davvero importante, forse anche un po’ troppo, così come la larghezza delle falchette, realizzate con profilo trapezoidale per ragioni non solo estetiche, ma anche e soprattutto meccaniche e costruttive. La nervatura del profilo dei trincarini, che proseguiva ininterrotta abbracciando l’intera murata poppiera, conferiva rigidità strutturale all’insieme. Ma ricordo anche che questo fu il principale impedimento alla mia volontà di cimentarmi già all’epoca nel drifting ed in genere in tecniche di pesca “ambiziose”. L’idea di affacciarmi fuori bordo per dover sollevare a peso morto dall’acqua un grande pesce mi faceva desistere, tanto più che spesso mi ritrovavo da solo in barca. L’alternativa sarebbe consistita nell’emulare…


Orrori nautici dal Salone di Genova

Durante la mia visita al 59° Salone Nautico di Genova, non ho potuto non notare soluzioni e dettagli che mi hanno lasciato dal perplesso, fino al basito. Per delicatezza non farò nomi di cantieri, perché in questa sede mi interessa farvi notare semplicemente cosa, a bordo di una barca non dovrebbe mai esserci. Una barca da pesca dovrebbe rispettare pochi, ma fondamentali, canoni costruttivi e progettuali: sarebbe quindi auspicabile che i cantieri non li reinterpretassero con eccessiva “libertà”, finendo per snaturarne la loro ragion d’essere, per un motivo semplicissimo: IL FISHERMAN AFFONDA LE SUE RADICI NELLA TRADIZIONE E NELL’ESPERIENZA: NESSUNA MODA POTRÀ, DUNQUE, A QUESTA SURROGARSI SENZA DETURPARE FUNZIONALITÀ ED ERGONOMIA. Il primo orrore che non ho potuto fare a meno di fotografare è stata questa vasca “sospesa” -non saprei come chiamarla altrimenti- con tubazioni a vista, il tutto dall’apparenza molto fai-da-te e posticcia: Non so quanto  una soluzione così congegnata possa resistere alle ripetute sollecitazioni della navigazione. Altro problema che qui si pone è la presumibile prematura usura delle connessioni di scolo dell’acqua, esposte alle intemperie sicuramente più rispetto ad una installazione strutturale alla barca. Altro dettaglio che mi ha colpito (e quasi affondato…) è stato ciò che si intravedeva in fondo a questa delfiniera: un varco nella linea di giunzione scafo-coperta giusto sopra il bottazzo, presumibilmente per l’alloggiamento del musone dell’ancora ove la barca non venga equipaggiata con la delfiniera. Una zona non rifinita, non tanto per l’occhio (non sarebbe visibile fuorché con barca su taccate, dalla parte inferiore) quanto per possibile intrusione di acqua con mare di prua od a seguito di forte delfinamento. perfettibile anche il fissaggio della delfiniera stessa, affidato a due viti autofilettanti nella parte inferiore e due bulloni con controdado in quella superiore, con rondella piatta. Un altra scelta per me opinabile è…


Anche i V.I.P. amano i fisherman!

Parentesi aperta e chiusa, nella saga degli articoli dedicati al Salone Nautico di Genova… ————— Ogni tanto bisogna anche abbandonarsi alla curiosità di sapere se, dall’alto dei loro stili di vita, vi sia qualcosa che può accomunarci con alcuni personaggi famosi dello spettacolo, della musica o dello sport. Siccome avevo necessità di “bighellonare” un po’ tralasciando un po’ il protocollo redazionale, l’ho fatto chiedendomi se vi siano celebrità che possiedano una barca da pesca sportiva. Ed ho trovato: Billy Joel, col suo ARGOS, un “modestissimo” Ellis 36, allestito però in modo tale che la passione per il virtuoso piano man non possa proprio rimanere segreta. Billy Joel ha sempre avuto la passione per i fast commuter retro’ e per i downeast, ed Argos non lo smentisce: Michael Jordan, con il suo CATCH 23, un poderoso Viking 80 con il quale partecipa a pressoché tutti i tornei di pesca d’altura della East Coast. Lo sportivo più pagato di tutti i tempi per molti anni fino alla fine degli anni 80, il golfista Greg Norman, ha deciso di portarsi il suo Liberty 48 Sportfisherman sulla sua… “barca”. Il sistema ricorda una matrioska, dato che a bordo vi sono un totale di 7 natanti, tra cui, oltre al Liberty già citato, anche un più modesto center console con propulsione ad idrogetto di soli 38 piedi… Leggenda narra che a bordo dell’ Aussy Rules giacciano oltre 200 canne da pesca… Insomma, indipendentemente dalla capienza del proprio portafoglio, la passione per la pesca contagia chiunque… A presto, con un ritorno alle novità del 59° Salone Nautico di Genova, e Buon Mare! Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di“Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” Autore di“La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook Scrittore per la rivista Pesca in Mare FISHERMANAMERICANI Podcast


59° Salone Nautico Internazionale di Genova : le prime impressioni a caldo.

Dopo anni di pausa dal visitarlo, questa è la mia seconda edizione consecutiva che mi vede ritornare tra i padiglioni della Fiera di Genova. Non senza qualche emozione (e qualche inevitabile disappunto). Partiamo dalle prime: le EMOZIONI. Per chi ama il mare ed il bel navigare come me, varcare l’ingresso di Piazzale Kennedy è sempre stata -e sempre sarà- una esperienza emotiva. Sin da bambino, quando passavo i tornelli tenuto per mano da mio padre, gli stendardi dei vari cantieri espositori, tesi al vento di maestrale, che si stagliavano nel cielo terso e limpido, anche quest’anno (tranne che per la prima mattina del 19…) hanno aperto le danze per gli occhi e per la mente. Al Salone Nautico, anche per chi non ha la possibilità di acquistare una barca, sognare è gratuito, ed è un sano, sanissimo sognare. Ambire a poter navigare, un giorno, con una propria barca, è un pensiero genuino ed innato nella natura umana, che dal Mare proviene e nel Mare, istintivamente, tende a ritrovare le sue ataviche origini. (cit. “Le 11 Buone ragioni per Non Comprare una Barca – ed una per farlo”) Quindi, ben venga il Salone Nautico se non altro da questo punto di vista , poiché è in grado di risvegliare l’ambizione in chi si è arreso ad anni di crisi economica e lavorativa, quasi a voler essere da sprone per i tempi a venire di ambizioni e passione. Chiuso questo breve cappello, passo ora a ciò che mi aspettavo riguardo il mio settore: quello, cioè. dei fisherman, o barche da pesca sportiva. Premetto che, volutamente, quest’anno non ho dato nemmeno una spulciata all’elenco degli espositori sul sito web del Salone Nautico, per varcarne la soglia d’ingresso senza disillusioni -e delusioni-, forse un po’ perché inconsciamente me ne aspettavo. Una prima passeggiata superficiale, a passo…


Fisherman e FUORIBORDO : where are we going?

E’ vero che questo è un argomento trito e ritrito (anche nel mio libro, se a qualcuno fosse sfuggito…:-) ) ma oggi voglio buttare giù qualche numero per vedere se è utile dare sempre tutto per scontato, quando una variabile cambia. La variabile di oggi si chiama “lunghezza f.t.“, ed i risultati sono tutt’altro che scontati! Un tempo… …si sceglieva il FUORIBORDO per le seguenti ragioni: – Immediatezza di utilizzo; – Economia di gestione; – Semplicità ed economicità di rimotorizzazione. Oggi le ragioni per cui sceglierlo sono rimaste le medesime, ma solo finché ci manteniamo su scafi entro i 30 piedi di lunghezza f.t. Con questo articolo voglio mettere in discussione una minima parte delle considerazioni che questo argomento-diatriba metterebbe, in teoria, sul piatto. Tuttavia servirebbe un libro dedicato a questo tema per eviscerarle a dovere. Il mercato ci sta letteralmente inondando di mega-center console fino a 65’ di lunghezza (ad oggi, non sappiamo se domani verrà varato un 70, un 80 od un 100 piedi…) , con una rastrelliera di fuoribordo che in alcuni arriva ai 6 (SEI) unità appese sullo specchio di poppa. È evidente che le ragioni sopra esposte perdono ogni fondamento in questi ultimi casi. Ma personalmente non ricorrerei a questi esempi estremi per evidenziare l’incoerenza della scelta del FB a partire da determinate dimensioni in poi: mi basta prendere in esame una coppia di barche di medesimo cabotaggio, una motorizzata FB, l’altra EBD. Esempio: Grady White 370 Express Vs Albemarle 360 Express. La prima motorizzata con 3x425cv Yamaha fuoribordo, la seconda con 2x575cv Cat entrobordo diesel. Senza troppi giri filosofici, andiamo ad analizzare i consumi di carburante: la velocità di crociera ottimale per il Grady è di 29.8MPH a 3400 giri/min, regime  al quale la barca registra un consumo di 32.5gal/h, che corrisponde a 0,9…


Articolo su Pesca in Mare di Agosto 2019

Cari amici, come ormai di consueto, anche nel numero di Agosto 2019 è presente il mio contributo alla nota rivista cartacea Pesca in Mare. Nella rubrica Pesca&Nautica, questo mese parlo di FUORIBORDO: CHE TEMPI CORRONO? Qualora vi foste persi il numero di Pesca in Mare di Agosto 2019, vi rimetto il file pdf consultabile gratuitamente cliccando qui sotto: CLICCA QUI PER SCARICARE L’INTERO ARTICOLO Non dimenticate di leggere il libro Fisherman Americani – il Libro delle Barche per la Pesca Sportiva, l’unico libro con consulenza nautica inclusa! Vi faccio presente anche l’ eBook La Barca da Pesca Perfetta- Guida Sintetica- che trovate anche su Amazon!   A presto e Buona Lettura!   Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di“Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” Autore di“La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook Scrittore per la rivista Pesca in Mare FISHERMANAMERICANI Podcast


Hatteras 52 Convertible: classe marmorea per pesca e crociera

Ci sono barche che solcano i mari ed i cuori dei pescasportivi d’altura alla stessa stregua. Barche il cui merito principale è far capire anche al diportista ricreativo e crocierista che un fisherman non necessariamente trova la sua ragion d’essere con canne e mulinelli in mano, ma anche semplicemente se si voglia vivere il mare in sicurezza ed a bordo di un mezzo ogni-tempo e… senza tempo. N.B.- Se cercate sfarzo, cromature e paillettes in uno yacht, questa barca non fa per voi. Dedico questo articolo ad un fisherman che ha riscosso un grande successo negli USA: Hatteras 52 Convertible Le sue linee  appaiono quasi tagliate con l’accetta agli occhi del diportista avvezzo dalle sinuosità dei moderni yacht da crociera. Per chi ama i fisherman, invece, queste sono le linee di una fuoriclasse e fuorimoda perché da questa ne è completamente scevra. L’Hatteras 52 Convertible  nasceva dichiaratamente come sportfisherman. Prova ne sono le sue caratteristiche  estetiche e funzionali , fondanti per la categoria: ⁃ Cavallino rovescio digradante da prua a poppa con un taglio netto, ad appiattirsi a partire da un terzo di lunghezza fino ad estrema poppa; ⁃ Pozzetto immenso e completamene sgombro; ⁃ Carena dalle doti marine proverbiali; ⁃ Motorizzazione generosa per l’epoca; – Grande autonomia; ⁃ Come ogni Convertible tradizionale, guida solo sul flybridge e sulla opzionale tuna tower. Tracciate le linee dogmatiche del 52 Convertible, occorre scendere nel merito di questo bisonte del mare. A cominciare dalla costruzione , estremamente ridondante. Laminato pieno (anzi, pienissimo…) ovviamente stratificato a mano per l’opera viva; sandwich con anima in balsa per fiancate e coperta. Gli spessori di vetroresina sono sovrabbondanti (26mm in carena, ad es.) e le strutture in sandwich non hanno dato che rarissimi riscontri riguardo l’insorgenza di problemi di umidità od osmosi, anche dopo 40 e più…


Barche e sventure: da una banalità ad un disastro mancato.

Ero in traina con famiglia al seguito, in un pomeriggio caldo di luglio. Poco più di cinque metri di fondale, l’uscita era per lo più stata fatta per far prendere la tintarella alle donne di bordo, ma per un pescasportivo filare due lenze in acqua a tempo perso è un attimo. La brezza di levante di colpo cominciava a ruotare in senso antiorario ed a dare sferzate isolate da nord. Il mare cominciava a schiumare di creste appena visibili e la barca aumentava il suo beccheggio, al che decidemmo di dar prua verso il porto, recuperando le lenze ed aumentando prudenzialmente l’andatura, anche perché un membro dell’equipaggio era noto per patire il mal di mare. Di lì a poco, entrambi i motori da 2200 rpm si portarono a 700 rpm, e gli invertitori passarono in folle. Le manette non rispondevano e la barca cominciava inevitabilmente ad assecondare il moto ondoso, ponendosi al traverso ed avvicinandosi progressivamente verso terra. Inevitabile lo sbigottimento del momento a bordo, assieme ad un po’ di confusione, mia e di mio padre in primis.  Non poteva ricondursi il motivo di tale comportamento ad un evento in particolare, giacché non era la prima volta che il Madeira II affrontava una maretta del genere.  Non potendo rimanere inattivi e dovendo cominciare a ragionare con lucidità, la prima cosa che facemmo fu ancorarci, sebbene il mare cominciasse a formarsi per bene e la prora beccheggiava ritardando la presa salda dell’ancora sul fondo, nonostante l’abbondante calumo. Una volta che la prua si rivolse a nord, sintomo che l’ancora aveva fatto la testa sul fondo, cominciai a vagliare le varie ipotesi, escludendo una panne idraulica (che avrebbe dovuto essere simultanea, per giunta!): tracce d’olio nella sala macchina non ve n’erano, tutti i relais elettrici ed i magnetotermici della centralina delle manette…


Pescando si impara…: come NON scegliere la barca perfetta “per gli altri”

Discorso trito e ritrito ma sempre attuale; tanto attuale che lo affronto in un capitolo ben specifico del libro FISHERMAN AMERICANI, nonché ne LE 11 BUONE RAGIONI. Ci ritorno su, perché io per primo ammetto di essere tutt’oggi attratto da barche che poco o nulla hanno a che fare con l’utilizzo che ne farei. La differenza rispetto al passato è che, dopo l’attrazione istintiva, interviene la coerenza, che mi riporta sulla Terra… che vince definitivamente sull’istinto. Quando dici: “la prossima sarà fuoribordo”, piuttosto che “la voglio center console”, ti sei mai chiesto cosa muova le tue intenzioni? Si tratta di valutazioni ragionate o di semplice omologazione al comune pensare? In fondo, il mercato ha il potere di “plagiarci” verso l’idea che, se in commercio vi sono più barche fuoribordo che EFB, la soluzione migliore DEVE ESSERE quella del FB! In realtà il mercato segue le correnti più remunerative, sia da un punto di vista dei costi produttivi, sia da quello delle tendenze del momento… E le tendenze… è il mercato stesso a crearle! Dato che ho passato anni a scegliere barche ottime “secondo loro” prima di cominciare a comprarne di ottime PER ME, riporto in auge un test semplicissimo, che ti ruberà pochi secondi del tuo tempo libero, che ti aiuterà a capire, in linea di massima, se la scelta che hai in testa coincide con quella DAVVERO GIUSTA PER TE ED IL TUO MODO DI USARE LA BARCA. Clicca qui per effettuare il test. Il test è un modo preliminare per effettuare una prima scrematura dalle tipologie di fisherman che DEVI ASSOLUTAMENTE SCARTARE se l’utilizzo che ne farai resterà quello descritto dalle preferenze selezionate nel test.   Ed ora che le mie esigenze nautiche ed alieutiche stanno nuovamente cambiando, beh… mi ritrovo ancora una volta a vendere il BabyMadeira ed a…