Barche americane

North Rip 30: quando il center console si fa sexy

Ho sempre specificato, nei miei articoli, podcast e video, che parlo solo di barche che in qualche modo mi affascinano, e North Rip mi ha affascinato, senza ombra di dubbio. Mi dispiace solo esserne venuto a conoscenza quando ormai il mio libro Fisherman Americani era stato già chiuso e dato alla stampa, altrimenti questo cantiere avrebbe trovato il suo meritato posto nella sezione “center console”. Un marchio pressoché sconosciuto in Europa, appannaggio solo dei fanatici di fisherman, ha molte frecce nel suo arco per fare breccia nel cuore dei pescasportivi nostrani. A cominciare dalla linea, che mutua le sue proporzioni dai custom fisherman cold molded costruiti nelle yards del North Carolina… Con tanto di assenza di battagliola e delfiniera, di masconi alti sull’acqua e con un bow-flare da urlo. Il North Rip 30 CC è una scultura, da estrema poppa fino ad estrema prua. Il bottazzo in due elementi affila lo spigolo dello specchio di poppa come una lama e ne accarezza la raggiatura perfetta. La plancia di poppa a tutta larghezza non intralcia minimamente l’azione di pesca, essendo ricavata nel bracket; la tuna door qui è sullo specchio di poppa, proprio come su un fisherman motorizzato entrobordo. I motori sono ravvicinati tra loro e rendono questa apertura pienamente efficiente ed efficace, anche per lo sbarco ed imbarco di cose e persone da e per il pontile con ausilio di passerella mobile. I trincarini del pozzetto sono molto bassi sull’acqua, ma senza tuttavia essere pericolosi per chi lo abita in condizioni di mare avverso. il cavallino cresce progessivo e senza soluzione di continuità fino allo spigolo di prua, con una sinuosità rara, che rende alla prima vista questo trenta piedi capace di domare mari molto impegnativi. Un unico spray-rail si staglia lungo i fianchi del tagliamare a definire netta la…


NorthCoast: la storia che si fa… pilotina!

Chi è appassionato di fisherman americani ricorderà sicuramente il marchio North Coast (leggi questo articolo a riguardo), per i suoi express dalla carena prestante e molto esigente dal punto di vista della potenza impegnata. A questo nome sono affezionato -tant’è che ne parlo anche nel mio libro Fisherman Americani– perché da piccolo, quando sfogliavo quelle tanto agognate ed allora carissime riviste di pesca statunitensi per le quali pregavo mio padre di rinnovarmi l’abbonamento di anno in anno, vedevo quel logo stampigliato sui giardinetti di barche con svettanti tuna Towers, lunghi divergenti e, quasi sempre, con la murata intrisa di sangue di grandi tonni o marlin. A partire da allora ho sempre associato il nome NorthCoast ad un non so che di avventuroso a largo dell’Atlantico… Erano barche che davano il meglio di sé con mare di prua: le loro carene erano caratterizzate da una ruota prodiera molto ampia, con pattini di sostentamento aggressivi e ben in rilievo. Deadrise poppiera decisamente profonda (dai 23º ai 24º, in base ai modelli) e linee da fisherman senza compromessi. La maggior parte dei NorthCoast sono tutt’ora naviganti, e questo depone a favore della qualità costruttiva di queste barche, davvero solide e ridondanti dal punto di vista costruttivo. Dopo quasi un ventennio di assenza dalle scene, il brand NorthCoast viene acquisito dalla C&C Marine, per riportarlo alla ribalta con una gamma di imbarcazioni sempre dedicate alla pesca, ma di layout differenti. La gamma attuale infatti, contempla center console e pilotine. La mia attenzione oggi è riposta sulla gamma delle pilotine, vista la carenza di offerta in questo particolare segmento di fisherman. La serie Cabin di NorthCoast contempla scafi con lunghezze variabili dai 21 fino ai 29 piedi, tutti motorizzabili fuoribordo. Le carene conservano le geometrie importanti che hanno reso i vecchi NorthCoast acclamati nell’ambiente dei…


In quale direzione va l’express fisherman?

Il cambiamento è nell’aria, anzi è incipiente. Dove ci condurrà tale cambiamento, in relazione al più classico dei layout di fisherman (LEGGI FISHERMAN AMERICANI su questo argomento) Sicuramente verso una maggior accoglienza dell’equipaggio anche dal punto di vista più prettamente diportistico. + sempre più FUORIBORDO + sempre più ACCOGLIENTE + sempre meno ESTREMO; + più CAPIENTE sottocoperta a parità di dimensioni rispetto al passato. Nei progetti di molti express in procinto di esser presentati, infatti, si intravedono soluzioni attualmente adottate sugli yacht a vocazione crocieristica, come ad esempio punti luce fissi a murata per il sottocoperta (che io personalmente obietto, ma il mercato guida tali scelte d’altronde; leggi qui per approfondimenti), oltre ad una sempre più massiccia presenza di sedute a mezzanino anche su barche di dimensione medio-piccola. Che fine farà, allora, il fisherman duro e puro? Di sicuro continuerà ad esistere, soprattutto negli States; in Europa, dove la dedizione alla pesca sportiva per i proprietari di barche di una certa importanza è appannaggio, quasi sempre, delle sole stagioni miti, avranno un sicuro riscontro le barche più flessibili. Prova ne è la scarsa penetrazione nel nostro mercato dei grandi center consolle e catamarani tuttapesca, accanto alla sempre più massiccia diffusione dei dual console. Ma perché snaturare una tipologia di barca così specialistica anziché orientare la scelta su barche nate espressamente per il diporto ricreativo? Risposta è semplice: per mutuare la marinità delle barche concepite per la pesca d’altura e renderla disponibile per chi non è avvezzo a canne e mulinelli… perché la sicurezza è per tutti! + In più, l’idea di possedere una barca in grado di affrontare mari impervi è suggestiva non solo per noi pescasportivi, ma anche per il diportista ricreativo. Ecco un esempio di tutte queste evoluzioni in una unica barca: XCelerator 35 Express è un 35…


Albemarle 305 Express: recensione

Oggi parlo di una barca che ritengo di riferimento nella categoria degli Express Fisherman. Siamo al cospetto di un cantiere maestro nella produzione di fisherman, perché da quando è stato fondato non ha fatto altro che incentrare la propria produzione sulle barche da pesca d’altura. Non a caso, viene più volte citato nel mio libro come riferimento “tangibile”, visto che è stata venduta in diversi esemplari sul mercato italiano per quasi un decennio. Questo modello rispecchia la filosofia del cantiere, che non lascia spazio a compromessi per un uso che non sia quello alieutico. La linea di coperta sembra tirata con un taglierino, pulita ed essenziale, con un cavallino rovescio accentuato che, dalle falchette piatte e basse sull’acqua, fa impennare il bottazzo per dare spazio agli ampi masconi cavi, con un flare in pieno stile Carolina. Il parabrezza in cristallo temperato è alto e protettivo, dotato di tre tergicristalli surdimensionati a pantografo. La sua sagomatura è rimarcata dal frame in alluminio anodizzato satinato, robustissimo e provvisto di tientibene esterni per praticare in sicurezza il passavanti. Sul passavanti osservo che la fascia più esterna del bordo di falchetta è liscia, sprovvista di antisdrucciolo, che è invece presente nel corridoio interno, leggermente incavato rispetto alla prima. La sua larghezza potrebbe esser più generosa per consentire di transitarvi con barca bagnata in maniera più sicura, tanto più che la battagliola parte da meno di metà barca rispetto alla prua sugli esemplari dal 2001 in poi. In presenza di marlin tower e divergenti a crociere (più della metà dei 305 disponibili in Italia ne è provvista) l’accesso dal pozzetto è semplice grazie ai gradini di risalita gavonati disposti simmetricamente ad ambo i lati, ma dopo i primi due passi si incontrerà l’ingombro degli steli dei divergenti, il che richiederà un po’ di pratica nell’aggrapparsi…


CLEARLINE ELECTROSEA: missione “prese a mare pulite”.

Le mani dei diportisti con una certa vocazione per il fai-da-te conoscono bene i tagli provocati dalle concrezioni che si depositano all’interno degli ombrinali di scarico sommersi della propria barca. Noi tutti sappiamo anche con quale frequenza è necessario intervenire, per non ritrovarsi a dover utilizzare utensili e modi poco gentili per rimuovere i tappi di vegetazione e depositi di varia natura dai nostri scarichi. La ditta ELECTROSEA ha lanciato un prodotto che va incontro a chi, proprietario di barche di medio-grandi dimensioni, combatte ogni mese contro le infiorescenze invadenti che crescono in ogni foro sommerso della nostra carena. CLEARLINE è un sistema composto da: Una centralina elettronica (Control Unit) che gestisce le portate delle pompe di bordo; Una ClearCell, collegata alle prese a mare. La ClearCell, quando viene a contatto con acqua di mare di ritorno, attiva un processo di ionizzazione dell’acqua stessa, tramite trasmissione di corrente elettrica a bassa tensione, unitamente alla produzione di una formula di ossidi minerali. Questo processo abbassa notevolmente il livello di cloro (principale responsabile della nascita di infiorescenze marine negli ombrinali di scarico). Il sistema CLEARLINE monitora costantemente il fabbisogno di acqua di mare (per es. di impianti di climatizzazione, di generatori, di pompe ad alta pressione, ecc…) e fornisce l’esatta quantità di cloro per evitare la formazione di denti di cane ed infiorescenze all’interno delle prese a mare. In definitiva, questo sistema va incontro all’esigenza di salvaguardare l’ambiente, poiché vi eviterà di utilizzare acidi aggressivi e tossici per l’ambiente marino (e per voi stessi) per lottare contro la prorompenza della vita marina. Per maggiori informazioni su questo prodotto e per sapere il modello più adatto alle dimensioni della Vs barca, scrivete a info@fishermanamericani.com Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di“Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per…


Articolo su Pesca in Mare di Ottobre 2019

Come di consueto, vi allego il PDF del mio articolo presente nella rubrica Pesca&Nautica nel numero della rivista “Pesca in Mare” di Ottobre. In questo numero l’argomento è inequivocabile: IL FISHERMAN DEI DESIDERI Accanto alle linee guida che definiscono e distinguono un vero fisherman da una semplice barca da diporto, passiamo stavolta in rassegna le principali novità del Salone Nautico di Genova, quanto a barche da pesca sportiva. Buona lettura e Buon Mare! PS: non dimenticate di leggere il libro Fisherman Americani – il Libro delle Barche per la Pesca Sportiva Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di“Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” Autore di“La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook Scrittore per la rivista Pesca in Mare FISHERMANAMERICANI Podcast


Libri da leggere: Modern Sportfishing Boats

Prima ancora di scrivere i libri “Fisherman Americani” e “Le 11 Buone Ragioni”  ignoravo completamente che esistesse un testo che racchiudesse tutti i canoni, le linee guida ed addirittura i modelli di barche da pesca all’epoca prodotti e commercializzati. Il libro oggetto di questa breve recensione è stato scritto nel lontano 1981 da Frank T. Moss, già autore di altre pubblicazioni in tema di pesca sportiva, nonché collaboratore presso eminenti riviste di nautica statunitensi per oltre quaranta anni. Il testo che qui mi pregio di presentare e commentare sentitola “Modern Sportfishing Boats” Si presenta con copertina rigida e controcopertina flessibile illustrata a colori, ha un formato importante (cm 26×18) dunque non è esattamente indicato per poterselo portare a spasso, visto il peso di carta, di rilegatura, dorsi e copertina. Le illustrazioni interne, invece, sono in bianco e nero. Passando ai contenuti, l’indice offre principalmente quattro sezioni tematiche. La prima, inerente la storia delle barche da pesca, un capitolo riguardante le discipline di pesca praticabili con l’ausilio di una barca attrezzata ed uno che traccia i criteri con i quali dovrebbero essere concepite e costruite delle vere “fishing  machines”. Dalla seconda parte fino alla quarta, abbiamo un vero e proprio catalogo di barche prodotte all’epoca della pubblicazione di questo testo, suddivise in tre fasce di lunghezza f.t.: Da 15 a 29 piedi; Da 31 a 50 piedi; Da 53 ad 85 piedi. Per quanto concerne la Parte I, un plauso all’autore che, forte della sua esperienza, riesce a rendere un quadro completo del mondo degli sportfisherman, implementando le restanti tre Parti (che altrimenti si presenterebbero meramente catalogiche) di un giudizio proprio e di una apposita sezione dedicata al feedback dei proprietari di ciascun modello. Qui siamo quasi di fronte ad una app per recensioni nautiche, ma su carta. Il che è molto innovativo…


Dal Brasile con furore: Carbrasmar 30 Express

I contingenti “bisticci” doganali tra USA ed il resto del mondo hanno coinvolto anche l’Europa, che non è rimasta a guardare. Come sempre accade, uno dei settori a maggior ragione più colpiti sono quelli voluttuari… Imbarcazioni in primis! Per importare una barca, nuova od usata essa sia, dagli Stati Uniti d’America, oggi costa il 25% in più. La notizia cattiva è che non si vede all’orizzonte una reale soluzione a questa guerra dei dazi. Questo, unitamente al cross EURUSD sfavorevole rispetto ai tempi d’oro (ricordo ancora quando importai il BabyMadeira con l’Euro a 1.59 sul Dollaro; oggi siamo a cavallo di 1.10) rendono ampiamente sfavorevole importare una imbarcazione dagli USA. Ragion per cui mi sono dedicato ad esplorare ciò che altri mercati eventualmente offrono in campo di fisherman. …E sono approdato in Brasile. Qui c’è un cantiere dall’esperienza ultracinquantennale in fatto di imbarcazioni, che ultimamente è stato scelto da un designer di eccezione di carene per fisherman, a nome Tom Fexas. In questo articolo vi presento l’express fisherman di ingresso: Carbrasmar 30 Partiamo dai freddi numeri, per farci un’idea di come la tradizione americana del fisherman abbia contaminato questo trenta piedi: Lunghezza f.t. (escluso plancetta)…………………………………………………………….9,96 m Lunghezza al galleggiamento………………………………………………………………….8,25 m Baglio massimo……………………………………………………………………………………..3,63 m Pescaggio………………………………………………………………………………………………0,98 m Dislocamento ………………………………………………………………………………………..7000 Kg Capacità carburante………………………………………………………………………………900 L. Capacità acqua dolce……………………………………………………………………………..200 L. Portata…………………………………………………………………………………………………8 persone Posti letto……………………………………………………………………………………………..3  Esteticamente il Carbrasmar 30 Express è allineato ai fisherman dei più blasonati cantieri del North Carolina. Flare molto pronunciato, coperta piatta e pulita, parabrezza dalle linee nette e filanti con grandi cristalli in vero vetro temperato e profilatura in solida lega di alluminio anodizzato e verniciata a polvere. La matita di Tom Fexas qui si esprime senza filtro alcuno, trasmettendo una sensazione di “freschezza” progettuale e di seaworthiness che pochi altri designer sanno conferire ad un progetto. Il pozzetto del Carbrasmar…


Fisherman di alta genealogia: Strike 29

Strike Yachts è un nome che riecheggia nella mente di molti pescasportivi amanti degli scafi “duri e puri” e della qualità costruttiva. Questo cantiere nasce, nel 1977, come distaccamento del nobilissimo nome di Striker Yachts, dedita da oltre cinquant’anni alla costruzione di imbarcazioni in alluminio di lusso per la pesca sportiva. Il vero e proprio trademark di Strike lo si trova nelle sue carene: a V profonda, con deadrise poppiera molto accentuata in rapporto alla larghezza; scafi costruiti in laminato pieno stratificato a mano, con spessori ai vertici della categoria. Non a caso lo Strike 29 si è guadagnato, in anni di oceano agitato e di battute di pesca in altura (quella vera…) la nomea di piccola-grande head sea boat. Con la differenza che, a dispetto di molte carene oceaniche, lo Strike 29 letteralmente è in grado di mangiare l’onda corta e ripida come fosse burro caldo. Con il mare di poppa, se possibile, il suo comportamento si esalta ancor più, rendendo estremamente utile l’assetto appoppato. Tale efficacia merita senz’altro potenze adeguate, infatti la barca oggetto di questo articolo è motorizzata con due motori entrobordo diesel Yanmar da 370cv ciascuno, con i quali tiene velocità di crociera dai 23 ai 27 nodi, con velocità W.O.T. di 34 nodi. Il rapporto tra lunghezza e larghezza rappresenta un connubio perfetto, tra l’altro,  tra la volontà dei progettisti di conservare un angolo di deadrise poppiera di ben ventitré gradi e l’intendimento degli stessi di offrire una grande fishing platform , stabile e capiente. Ciò che le linee sottili e filanti denotano è lo strenuo impegno del cantiere di tenere il baricentro quanto più sotto la linea di galleggiamento possibile, per compensare la quasi sempre presente marlin tower. La realtà dei fatti è che una V così profonda non potrebbe essere più stabile e piantata in…


Fisherman, tra passato e presente.

Qualsiasi diportista pescasportivo con buona memoria e spirito di osservazione non può negare che la nautica specialistica abbia subito una metamorfosi, che ha coinvolto la progettazione delle nostre barche da pesca, la loro costruzione ed ha anche influito molto sulle abitudini di chi le utilizza. Una profilazione storica di massima è stata di proposito inserita nel mio libro Fisherman Americani, perché dalla tradizione si possa continuare a trarre spunto per un nuovo acquisto od un nuovo progetto. Un tempo in cui la sicurezza in mare era direttamente proporzionale alla solidità strutturale (non che non lo sia ancora) ed al peso, in concomitanza con tecnologie che si basavano sulla ridondanza dei materiali e sull’integrità della costruzione, era davvero raro trovare, ad esempio, una tuna door su barche di lunghezza inferiore ai ventotto piedi. Integrità intesa come assenza di aperture od “interruzioni” di qualsiasi sorta. Personalmente ho vissuto la mia “gavetta nautica” su diversi esemplari di barche americane, tra cui due Grady White, e ricordo ancora il mio 257 Trophy Pro, che sfiorava i nove metri di lunghezza f.t. per tre di larghezza, con uno specchio di poppa alto e completamente chiuso. L’altezza della murata in pozzetto era davvero importante, forse anche un po’ troppo, così come la larghezza delle falchette, realizzate con profilo trapezoidale per ragioni non solo estetiche, ma anche e soprattutto meccaniche e costruttive. La nervatura del profilo dei trincarini, che proseguiva ininterrotta abbracciando l’intera murata poppiera, conferiva rigidità strutturale all’insieme. Ma ricordo anche che questo fu il principale impedimento alla mia volontà di cimentarmi già all’epoca nel drifting ed in genere in tecniche di pesca “ambiziose”. L’idea di affacciarmi fuori bordo per dover sollevare a peso morto dall’acqua un grande pesce mi faceva desistere, tanto più che spesso mi ritrovavo da solo in barca. L’alternativa sarebbe consistita nell’emulare…