Motori elettrici Minn Kota Riptide Ulterra e Terrova

Tocca anche a me, ora, dal basso del mio iniziale scetticismo -lo ammetto- lasciare una considerazione sull’ultimo ritrovato della tecnologia applicata alla pesca sportiva dalla barca. Sia che pratichiamo traina con il vivo o bolentino, le potenzialità offerte dai nuovi modelli di motori elettrici lanciati da Minn Kota sono insospettabili e per certi versi incredibili solo fino ad un paio di anni fa, o poco più. I motori elettrici sono, per la verità, “pane quotidiano” per i pescasportivi americani, che da lustri ormai li usano nelle flats e nelle acque dolci per muoversi e per avvicinarsi agli hot spot, silenziosamente. Ma da poco tempo stanno prendendo piede anche in Europa, per un utilizzo prettamente marino. Analizziamo brevemente due casi in cui questi motori possono essere una vera svolta. BOLENTINO DI PROFONDITA’: l’operazione più noiosa e spesso difficile è quella di ancoraggio. Calumi di cima che vanno da un minimo di una volta e mezza la profondità, fino al doppio e più; difficoltà di azzeccare il punto gps che ci eravamo prefissi, vuoi per le correnti che di punto in bianco fanno mulinare la barca, vuoi per il vento teso; tempi considerevoli di disancoraggio, che a volte costituiscono un vero e proprio pericolo quando le condizioni meteomarine cambiano repentinamente ed in modo inaspettato, ed è necessario guadagnare la via del porto al più presto. TRAINA CON IL VIVO: chi pesca lungo le cigliate sa bene quanto “manico” ed esperienza siano necessarie per seguire le linee di batimetrica con precisione, pena l’incaglio e la rottura dei terminali, oppure, nella migliore delle ipotesi, il far passare le nostre esche innescate su fondali non interessanti, e dunque, di fatto, il NON ESSERE IN PESCA. In entrambi i casi sopracitati, i Minn Kota Riptide Ulterra e Terrova ci vengono in soccorso e semplificano la vita,…


Quando una barca può dirsi AFFIDABILE?

La foto della plancia aperta del MagBay 42 Express fa da introduzione a questo piccolo articolo. Mag Bay ha una storia di marchio molto corta, ma un trascorso societario lungo oltre venti anni e costellato di successi e di passione. Mag Bay Yachts nasce, infatti, dall’entourage che ha dato vita a Cabo Yachts, cantiere che ha chiuso i battenti nel 2014, prima di essere assorbito da Hatteras Yachts. (per un approfondimento sul tema LEGGI QUESTO ARTICOLO) Perché pongo continuamente l’accento sull’ordine di esecuzione dei cablaggi e sulla pronta accessibilità agli impianti? E’ il fulcro attorno al quale si sviluppano le linee guida dettate sia in Fisherman Americani, sia nell’ebook “La barca da pesca perfetta” e provengono dalle buone (ma soprattutto cattive) esperienze vissute per mare in prima persona, a bordo di svariate barche. Chi naviga da anni mi darà ragione: l’avaria, per mare, è sempre in agguato. L’affidabilità di una barca non si misura dalla frequenza delle sue avarie, ma dalla semplicità e dalla immediatezza con cui si può porre rimedio ai guasti più ricorrenti. Ecco il mio video sull’argomento: Durante una traversata con mare mosso, un black-out dell’elettronica di ausilio alla navigazione deve essere risolto con pochi gesti ed in poco tempo. Questo è possibile solo se si ha accesso immediato agli impianti, oltre ovviamente al fatto di conoscere bene il proprio mezzo. A proposito di cura realizzativa e del perché non debba essere appannaggio della sola alta orologeria o dell’industria armigera della Val Trompia… vi consiglio di guardare questo video, realizzato da Power and Motoryacht: Abbasso gli orpelli; W l’essenzialità! PS: informarsi costa molto meno che effettuare un investimento sbagliato: per questo ti invito a leggere il libro Fisherman Americani – il Libro delle Barche da Pesca Sportiva : Buon mare, Dr Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di “Le…


Il rococò della nautica

In foto il Cigarette Tirranna 59 AMG, una collaborazione tra il noto cantiere statunitense e la divisione sportiva di Mercedes-Benz, presentata all’appena concluso salone nautico di Miami. Posto esser indubbio che Cigarette, anche stavolta, sia sicuramente riuscita a creare una carena incredibilmente veloce e sicura anche in condizioni marine difficili; posto che AMG ha le tecnologie per costruire motori marini superperformanti (cosa che già fa da un pezzo, vedasi gare offshore), quale ragione ha potuto portare, in tale sodalizio, a scegliere 6 (SEI) fuoribordo Mercury a poppa di una barca larga appena 4,26m, se non la volontà di ottenere l’effetto scenico? Effetto a dir poco opinabile, a mio parere, con i motori esterni che sembrano addirittura sporgere dal filo di murata. Mi chiedo, per giunta, come abbia potuto Mercedes-Benz accettare che fosse appesa, a poppa di una barca che riporta anche la sua firma congiunta con Cigarette, una rastrelliera di fuoribordo prodotti da un costruttore che ha a catalogo propulsori che direttamente concorrono con AMG in ambito agonistico (Mercury Racing Competition)? Credo di poter scrivere ciò che sta per seguire nelle prossime righe, perché mi occupo di fisherman, ovvero la tipologia di barche a motore dalle radici più ancestrali. Appartengo a quella schiera di nostalgici della nautica (chi ha letto i miei libri lo sa) aggrappata alla tradizione. Scrivo “aggrappata” perché oggi questo termine è quanto mai appropriato, ahimè. Chi si ostina a produrre barche marine, funzionali ed affidabili, lo fa combattendo ogni giorno con una fetta di mercato frivolo e desideroso di soddisfare esclusivamente capricci circostanziali e dettati dalla moda del momento. Il risultato è che chi costruisce barche adatte a NAVIGARE è costretto a sgomitare per mantenere il suo spazio, quando dovrebbe essere l’esatto contrario. Oggigiorno si assiste a cantieri, che hanno fatto della tradizione il loro trademark,…


North Rip 30: quando il center console si fa sexy

Ho sempre specificato, nei miei articoli, podcast e video, che parlo solo di barche che in qualche modo mi affascinano, e North Rip mi ha affascinato, senza ombra di dubbio. Mi dispiace solo esserne venuto a conoscenza quando ormai il mio libro Fisherman Americani era stato già chiuso e dato alla stampa, altrimenti questo cantiere avrebbe trovato il suo meritato posto nella sezione “center console”. Un marchio pressoché sconosciuto in Europa, appannaggio solo dei fanatici di fisherman, ha molte frecce nel suo arco per fare breccia nel cuore dei pescasportivi nostrani. A cominciare dalla linea, che mutua le sue proporzioni dai custom fisherman cold molded costruiti nelle yards del North Carolina… Con tanto di assenza di battagliola e delfiniera, di masconi alti sull’acqua e con un bow-flare da urlo. Il North Rip 30 CC è una scultura, da estrema poppa fino ad estrema prua. Il bottazzo in due elementi affila lo spigolo dello specchio di poppa come una lama e ne accarezza la raggiatura perfetta. La plancia di poppa a tutta larghezza non intralcia minimamente l’azione di pesca, essendo ricavata nel bracket; la tuna door qui è sullo specchio di poppa, proprio come su un fisherman motorizzato entrobordo. I motori sono ravvicinati tra loro e rendono questa apertura pienamente efficiente ed efficace, anche per lo sbarco ed imbarco di cose e persone da e per il pontile con ausilio di passerella mobile. I trincarini del pozzetto sono molto bassi sull’acqua, ma senza tuttavia essere pericolosi per chi lo abita in condizioni di mare avverso. il cavallino cresce progessivo e senza soluzione di continuità fino allo spigolo di prua, con una sinuosità rara, che rende alla prima vista questo trenta piedi capace di domare mari molto impegnativi. Un unico spray-rail si staglia lungo i fianchi del tagliamare a definire netta la…


La legna si compra d’estate… e le barche?

Beh, la risposta potrebbe apparire scontata alla maggior parte di chi legge il titolo. In realtà, però, quanti di noi (e mi ci metto anch’io) effettua l’acquisto della nuova barca in pieno inverno? Pochi, anzi, pochissimi di noi. La ragione è che, quasi sempre, prevale l’impulso emozionale: si pensa alla barca solo quando le giornate si fanno più miti, quando navigare a largo diventa quasi una esigenza, più che un vezzo od un passatempo. Ho individuato il periodo di maggiore flessione delle quotazioni e di propensione alla trattativa tra metà novembre e fine febbraio. In realtà, ci sono ragioni profonde che rendono la trattativa e l’acquisto di una barca (nuova ma ancor più se trattasi di usato) conveniente per chi compra nella stagione fredda. Prima di tutto, la previsione di una spesa che può essere più o meno onerosa, ma che in ogni caso vi sarà, per i lavori di rimessaggio e manutenzione ordinaria, dopo la stagione diportistica appena trascorsa. Spesso l’idea di risparmiarsi tali esborsi induce chi sia intenzionato a vendere a scorporare dalla richiesta economica tale spesa, se non in toto almeno in parte. In più, chi è interessato a cambiare tipologia o dimensione di barca, preferisce a rigor di logica liberarsi della propria, per poter avere più potere contrattuale con la successiva: quindi, costui sarà più o meno disposto, in base alla impellenza del passaggio ad un nuovo mezzo, a cedere terreno sul prezzo di realizzo della propria barca. Se poi fortuna vuole che il venditore della barca alla quale siamo interessati sia molto motivato per ragioni personali ad alienarsene, ecco che la prospettiva delle spese di cui sopra, aggiunte a quelle di gestione (fitto posto barca e quota associativa per la stagione a venire) divengono un fattore quasi vincolante che andrà a vantaggio dell’acquirente. Occhio ad…


Calyber Boatworks ed il suo nuovo 19 piedi

Ammetto di essere molto sensibile ad ogni creazione di questo cantiere dal regime familiare, poiché cura i suoi manufatti con amore ed accuratezza pressoché introvabili nelle produzioni di serie. Non a caso, stiamo parlando di un cantiere di produzione custom. Avevo già affrontato il tema “Calyber” recensendo il suo sfrontatissimo e geniale 12 piedi, il Lil’ Buddy (VEDI ARTICOLO) ma oggi ritorno su questo brand per parlare di una barca certamente più polivalente e fruibile di quel 12 piedi con un flare da urlo. Calyber ha da poco presentato allo scorso Salone di Fort Lauderdale il suo nuovo 19 center console, un fisherman che rispecchia in tutto e per tutto la tradizione ed i canoni stilistici del cantiere. Notare la falchetta, del tutto priva di sporgenze , e gli spray rails che si allungano dalla linea di galleggiamento fino ad un terzo di lunghezza da poppa. Un secondo spray rail è posizionato a partire da dove il cavallino si rovescia, per spezzare evantuali lingue di acqua che l’ampia svasatura dei masconi normalmente solleva durante la navigazione con mare mosso. La lunghezza del solo scafo è di 19 piedi tondi, mentre la larghezza è di 2.44m; il pescaggio è di 0.33 m mentre la motorizzazione consigliata dal cantiere è monomotore fuoribordo da 150cv. Barche come il Calyber 19 si comprano per il fascino che suscitano: sono barche molto “emozionali” sebbene, proprio nel caso di Calyber Boatworks, per fortuna ci sono molti contenuti qualitativi, progettuali e costruttivi che ci farebbero “cascare in piedi” nel caso di invaghimento fulminante… Su questa barca, come su ogni creatura di Calyber Boatworks, l’estetica va a braccetto con la funzionalità: se gli americani ci hanno abituati ad essere innamorati del flare, è perché esso ha una sua logica funzionale durante la navigazione; parimenti dicasi per il cavallino…


Dual Console: why not? – Articolo Pesca in Mare di Gennaio

Cari amici, come ormai di consueto, anche nel numero di Gennaio 2020 è presente il mio contributo alla rivista cartacea Pesca in Mare. Nella rubrica Pesca&Nautica, questo mese parlo di DUAL CONSOLE: WHY NOT? Qualora vi foste persi il numero di Pesca in Mare di Gennaio 2020, vi rimetto il file pdf consultabile gratuitamente cliccando qui sotto: CLICCA QUI PER SCARICARE L’INTERO ARTICOLO Non dimenticate di leggere il libro Fisherman Americani – il Libro delle Barche per la Pesca Sportiva, l’unico libro con consulenza nautica inclusa! A presto e Buon Mare, Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook Scrittore per la rivista Pesca in Mare FISHERMANAMERICANI Podcast


Bertram 35: un classico fuori dal tempo

Un classico fuori dal tempo. Ecco, è forse questa la definizione più azzeccata. Se dovessi paragonare il nuovo Bertram 35 ad un segnatempo, penserei ad un Vacheron&Constantin ultrapiatto, “il basico” in gergo orologiero. Lo sceglierei in oro bianco. Solo due sfere (ore e minuti), gli indici qui sono semplici batons. Ciò che serve è “segnare il tempo” con essenzialità ed eleganza assolute. Al suo interno uno dei movimenti più raffinati, complicati ed imitati al mondo. Lo si può indossare per occasioni esclusive ma anche nella vita di tutti i giorni, perché scompare sotto il polsino della camicia; anzi, sembra nato per questo: mai appariscente, chiunque lo osservi non può che restarne rapito, pur senza saperne il motivo. In questo Bertram ritornano l’eleganza e la classe, quelle vere: qui le uniche due “sfere” sono una carena che ha fatto la storia della nautica mondiale, partendo dalle corse passando per le gare di endurance, fino al diporto, ed un layout essenziale, che ha tutto senza ostentarlo. Niente orpelli od imbottiture dove non serve. Nel Bertram 35 c’è discrezione, pulizia di linee ed etica progettuale. Per me questo è tutto, perché quando guardo una barca voglio emozionarmi. Ed il Bertram 35 mi fa emozionare a tal punto da avere il suo posto nel mio libro. La bellezza e la semplicità sono un connubio silenzioso, che fa innamorare solo chi ha la sensibilità per apprezzare le parole appena sussurrate. E questa barca può farvi davvero innamorare. Buon Mare, Benedetto Rutigliano Autore di Fisherman Americani Autore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook Scrittore per la rivista Pesca in Mare FISHERMANAMERICANI Podcast


NorthCoast: la storia che si fa… pilotina!

Chi è appassionato di fisherman americani ricorderà sicuramente il marchio North Coast (leggi questo articolo a riguardo), per i suoi express dalla carena prestante e molto esigente dal punto di vista della potenza impegnata. A questo nome sono affezionato -tant’è che ne parlo anche nel mio libro Fisherman Americani– perché da piccolo, quando sfogliavo quelle tanto agognate ed allora carissime riviste di pesca statunitensi per le quali pregavo mio padre di rinnovarmi l’abbonamento di anno in anno, vedevo quel logo stampigliato sui giardinetti di barche con svettanti tuna Towers, lunghi divergenti e, quasi sempre, con la murata intrisa di sangue di grandi tonni o marlin. A partire da allora ho sempre associato il nome NorthCoast ad un non so che di avventuroso a largo dell’Atlantico… Erano barche che davano il meglio di sé con mare di prua: le loro carene erano caratterizzate da una ruota prodiera molto ampia, con pattini di sostentamento aggressivi e ben in rilievo. Deadrise poppiera decisamente profonda (dai 23º ai 24º, in base ai modelli) e linee da fisherman senza compromessi. La maggior parte dei NorthCoast sono tutt’ora naviganti, e questo depone a favore della qualità costruttiva di queste barche, davvero solide e ridondanti dal punto di vista costruttivo. Dopo quasi un ventennio di assenza dalle scene, il brand NorthCoast viene acquisito dalla C&C Marine, per riportarlo alla ribalta con una gamma di imbarcazioni sempre dedicate alla pesca, ma di layout differenti. La gamma attuale infatti, contempla center console e pilotine. La mia attenzione oggi è riposta sulla gamma delle pilotine, vista la carenza di offerta in questo particolare segmento di fisherman. La serie Cabin di NorthCoast contempla scafi con lunghezze variabili dai 21 fino ai 29 piedi, tutti motorizzabili fuoribordo. Le carene conservano le geometrie importanti che hanno reso i vecchi NorthCoast acclamati nell’ambiente dei…


Barche di oggi e barche di ieri

La tecnologia avanza, permea ogni settore produttivo e, il più delle volte, genera prodotti e servizi più efficienti ed efficaci. In talune circostanze, però, l’avanzamento tecnologico porta a guardarsi un po’ alle spalle. vedasi, ad esempio, nel campo automotive (per chi fosse interessato all’argomento, questo l’indirizzo di un mio piccolo blog sul tema… giusto un passatempo!), dove persino gli ultimi, strenui sforzi della ricerca sull’endotermica nel tentare di rendere i motori a ciclo diesel ecocompatibili, hanno avuto la peggio contro i “nasi elettronici” che rilevano, nei maggiori centri urbani d’Italia, il tasso d’inquinamento. Ci si è dovuti rivolgere ai vecchi motori a ciclo Otto, che avevano conosciuto quasi un ventennio di stallo tecnologico, per poterli adattare alle vigenti normative europee sulle emissioni, coadiuvati dall’alimentazione a gas naturale o a gpl. Non mi addentro ulteriormente con le soluzioni ibride o full-electric per non andare troppo off-topic, ma rovescio la medesima riflessione nel settore delle imbarcazioni. In questi ultimi anni stiamo vivendo una metamorfosi del fisherman, sia dal punto di vista delle motorizzazioni (leggi QUI) che delle soluzioni di ausilio e di “correzione” (leggi QUI) . Il risultato della sempre più persistente presenza della tecnologia a bordo è che siamo in qualche modo costretti ad “addestrarci” al meglio al suo impiego, per poterne godere dei benefici. E’ una gran “figata” sostare in rada… senza esserlo! Sì, perché con lo skyhook posso mantenermi sull’esatto punto senza pensare a calumi troppo corti, a marre che arano, ad allarmi gps, ecc… E’ altresì stupendo (ed anche surreale, concedetemelo) restare praticamente immobili, senza il benché minimo accenno al rollio, anche con mare formato al traverso, al semplice tocco di un tasto in plancia.  Non è altrettanto affascinate ancorarsi contro mare, soprattutto quando il vento, il moto ondoso e la corrente hanno direzione differenti… ma è istruttivo!…