gennaio 2018

Sedia da combattimento: dove e perchè

La ragione che Ti porta all’idea di acquistare un fisherman, nuovo o usato che sia, non è probabilmente quello di insidiare grandi pesci, almeno inizialmente. Tuttavia, visto che l’appetito vien mangiando, è quasi scontato che anche in Te nascerà il tarlo del big game al tonno gigante. D’altronde, quale miglior coronamento per una barca nata per la pesca sportiva, della cattura di un pesce simbolo di questa attività? Le moderne attrezzature consentono di combattere in stand-up tonni di oltre 100kg, ovviando alla mancanza della sedia da combattimento, per anni retaggio dei temerari che sfidavano la potenza questi treni del mare con attrezzature sovradimensionate, scelta obbligata dal peso dei materiali e dalle tecnologie di costruzione delle canne dell’epoca. È vero, d’altronde, che da vent’anni a questa parte e fino a poco meno di un lustro fa, l’ipersfruttamento degli stock ittici della pesca professionale aveva ridotto il tonno rosso quasi al pericolo di estinzione, almeno nelle acque circostanti la nostra Penisola. Non che oggi siano ritornati in gran forza i giganti solitari che riempiono le memorie dei pionieri del big game in Italia, epoche nelle quali tonni di tre quintali erano tanto frequenti da indurre chi volesse provare l’ebbrezza di uno strike a installare trespoli e sedie sulla propria barca, anche di ridotte dimensioni, ma per lo meno non è più così raro incrociare esemplari superiori al quintale, pezzatura in grado di mettere alla prova le abilità del pescasportivo. Ricordo quando mio padre una sera, una trentina di anni fa -nel periodo in cui la febbre da “gigante” qui nel basso Adriatico contagiava chiunque si cimentasse con canne e mulinelli- portò a casa una canna da sedia in vetroresina con manico in legno, da 130 libbre, in coppia con un mulinello (con frizione a stella) del peso di svariati kg. Il solo…


Nuove propulsioni e Pesca Sportiva: le Eliche Traenti (IPS)

Quando parliamo di fisherman americani, siamo soliti pensare a barche motorizzate con unità entrobordo in linea d’asse o, al più, con motori fuoribordo o con piedi poppieri. (Di questo, tra l’altro, si parla esaustivamente nel libro “Fisherman Americani” da poco pubblicato) La nautica dei giorni nostri ha conosciuto, tuttavia, la ribalta di una tecnologia propulsiva che promette (e il più delle volte mantiene) economie di esercizio al di là di qualunque trasmissione “tradizionale”: la trasmissione Volvo-Penta IPS. La trasmissione ad eliche traenti era una novità per la nautica da diporto fino a qualche anno fa, ma di fatto una tecnologia già consolidata ed ereditata dall’ingegneria navale, che unisce a doti di manovrabilità elevate una riduzione di consumi di carburante rispetto alla linea d’asse e agli altre tipologie tradizionali di trasmissione. Nella nautica “ricreativa” i vantaggi che offre IPS sono tanti, a cominciare dalla possibilità di spostare lo scafo millimetricamente  in spazi ridotti, anche con forte vento al traverso, dato l’ampio raggio di movimento dei piedi. La sincronizzazione dei piedi, inoltre, mediante un sistema a “joystick” e un sistema di posizionamento satellitare (denominato Dynamic Positioning in casa Volvo-Penta), permette di mantenere la barca su un punto esatto superando la necessità di ancorarsi, operazione che, tra l’altro, notoriamente tende a fare ruotare lo scafo attorno al punto di ancoraggio in forza delle correnti e dei cambi di direzione del vento. Fin qui le premesse sono lusinghiere: tanta tecnologia utile, almeno sulla carta… Se fossi il diportista novellino di quindici anni fa, probabilmente il giorno dopo la presentazione dell’ IPS con lo “Sportfish Mode” (modalità di manovra degli IPS sviluppato in collaborazione con alcuni cantieri costruttori di barche da pesca del North Carolina), sarei corso a valutare la rimotorizzazione del Madeira II con questi prodigiosi piedi. Tuttavia, l’esperienza mi ha insegnato a meditare… soprattutto…


-CHECK-LIST- Cosa è? A cosa serve?

Probabilmente avrai già sentito parlare del “Fisherman’s Report”, il dossier completo ideato per il pescasportivo che sappia già su quale particolare modello di barca da pesca orientarsi, ma che voglia conoscerlo più a fondo e, soprattutto, voglia avere la certezza che l’esemplare che sta valutando per l’acquisto non nasconda vizi occulti o difetti non rilevabili a prima vista. All’interno del Fisherman’s Report è presente un capitolo, chiamato “Check-List”, che costituisce la vera utilità dell’intero dossier. La Check-List è l’unico documento sul mercato che illustra, sia per via testuale che per via fotografica, ogni dettaglio suscettibile di difettosità conclamata o potenziale di barca e motori, gli eventuali richiami del cantiere costruttore e gli eventuali problemi segnalati da altri proprietari sullo stesso modello di imbarcazione.  La Check-List, dunque, ha tre importanti funzioni: 1) la possibilità di verificare in prima persona lo stato di salute della barca che ti accingi ad acquistare, SENZA DOVER RICORRERE A UN COSTOSO PERITO NAUTICO. 2) costituisce un ottimo STRUMENTO DI CONTRATTAZIONE, in quanto sarà possibile avere un’idea dei costi ulteriori da sostenere per le riparazioni, oltre quello da sopportare per acquistare la barca e, di conseguenza, avere valide argomentazioni per trattare il prezzo con il venditore. 3) ti farà capire prima che tu abbia effettuato la spesa, se stai acquistando la barca giusta o stai per gettare il tuo denaro per una barca destinata a riservarti molte noie e ben poche soddisfazioni. L’intero Fisherman’s Report, completo di Check-List, è un vero e proprio fascicolo di diverse decine di pagine che ti consentirà di prendere consapevolezza di COME TU STIA PER SPENDERE I TUOI SOLDI. Il mio ruolo, sia con il sito web che con i prodotti che offro, è quello di aprirti gli occhi nelle fasi cruciali della scelta della barca, fasi notoriamente dominate dall’istinto, che rende ciechi…


Gabbiani ed inverno: come evito che la mia barca diventi il loro WC…

Chi ama pescare nelle fosche e quiete giornate che talvolta l’inverno ci regala, conosce bene l’inconveniente “aereo” a cui la propria barca è sottoposta… Mantenere pulita la barca, tra l’altro, si rende più problematico d’inverno, quando bagnarsi le mani con l’acqua gelida  e combattere con le “necessità fisiologiche” degli amici gabbiani diventa impresa ardua.  Il gelcoat, così come le plastiche dei tendalini, sono parti facilmente intaccabili dall’acidità del guano ed è preferibile adottare degli stratagemmi per tenere lontano quanto possibile questi vivaci e talvolta sfacciati abitanti delle nostre banchine, soprattutto nei giorni di burrasca, quando i ridossi dei pontili offrono un valido riparo. Senza contare che è sempre meglio tenere lontani questi graziosi pennuti, poiché rimuovere i loro bisogni richiederà l’impiego di detergenti molto aggressivi che, a loro volta, potrebbero compromettere la lucentezza delle superfici della nostra barca… A meno che non usiate prodotti all’uopo ideati che preservino la lucentezza delle superfici e, cosa di estrema importanza, che siano biodegradabili, come lo Starbrite Bird&Spider Stain Remover Dunque, la tradizione ci insegna che, agghindando le sovrastrutture della barca con cavi e bandelle di plastica sventolanti, si riuscirà a compromettere il volo dei gabbiani nell’immediata prossimità della coperta del nostro mezzo. Fino a che non si accorgono che possono tranquillamente stazionarvi al di sotto o tra un cavetto e l’altro… Una soluzione sostitutiva delle “innocenti” bandelle neutre è costituita da questo nastro con effetto caleidoscopico, i cui riflessi tengono alla larga (fino ad un certo punto) i nostri amici di mangianze dal perimetro della nostra povera barca. Nella mia zona i gabbiani, da novembre a gennaio, si nutrono di olive… Vi lascio ben immaginare come si ridurrebbe la mia barchetta se non escogitassi un qualche rimedio per ridurre il disagio anzidetto! Personalmente ho trovato molto valide, ma soprattutto pratiche, alcune “giostrine” reperibili su molti shop online nautici. Pratiche perché, quando si decide…