ottobre 2017

L’importanza dell’altezza delle murate su un fisherman

Leggo troppo spesso decantare, su barche che dovrebbero essere concepite per la pesca sportiva, forme di scafo che poco o nulla hanno a che fare con un fisherman, adducendone le ragioni a fattori di sicurezza a bordo. Purtroppo chi non pratica la pesca sportiva con canne e mulinelli, e soprattutto il big game, la tecnica che più di ogni altra può metterci alla prova con prede davvero importanti, non può sapere perché una barca è controindicata per detta pratica, e se costui è il designer della stessa imbarcazione, ecco che è facilissimo trovare murate alte sull’acqua un metro ed anche molto di più. E cavallino piatto come un campo da calcio, con il risultato di avere pozzetto con murate troppo alte, e masconi troppo bassi per affrontare il mare formato. Un vero fisherman deve consentire al mate (aiutante angler) o al gaffman (l’addetto alla raffiatura) di toccare con le dita il pelo dell’acqua! Questo è un riferimento essenziale per garantire l’intervento immediato sul pesce non appena questo affiori vicino al giardinetto, al termine del combattimento, per consentire di sferrare il colpo ferale con l’arpione o il raffio. Una murata troppo alta ci costringerà ad utilizzare raffi o guadini molto lunghi, il che non agevola la fluidità delle operazioni a bordo. In primis, perché movimentare aste lunghe quasi due metri in un pozzetto spesso affollato è sicuramente molto scomodo; in secondo luogo, ciò dovrà avvenire necessariamente in momenti di forte concitazione, dunque le collisioni tra aste, canne a riposo, angler, e soprattutto le perdite di secondi preziosi per assicurare la preda a bordo saranno scontate. Dalla parte interna, la murata perfetta fa incontrare il bordo della falchetta, adeguatamente imbottita, a un’altezza tra ginocchio e metà coscia dell’angler, per consentirgli di poter far adeguata leva sul pesce, con l’ausilio delle imbracature e corpetti…


DIVERGENTI: STILE, E NON SOLO

A qualsiasi pescasportivo capita, prima o poi, di incantarsi nel vedere svettare su grandi fisherman convertible alte tuna tower con annessi tutti gli armamenti, ivi inclusi lunghi outriggers, per il big game ai grandi pelagici. Quando si pratica la traina d’altura, è preferibile filare quante più lenze possibile, per creare l’effetto “branco” in scia, ma soprattutto per massimizzare le possibilità di incontrare l’ambita preda… Solitamente su fisherman dai 19 ai 24 piedi non è possibile disporre più di 5-6 canne in pesca senza correre il rischio di matasse inestricabili, a meno di non usare gli outriggers, o divergenti. Questi “pali” hanno la funzione di divaricare le lenze delle canne più esterne per dare spazio ad ulteriori canne da filare a distanza intermedia. Ma non solo: tenendo le lenze sostenute dall’alto, sarà possibile indurre un movimento maggiormente adescante a esche di superficie come i kona o i bubble jet. Infatti i divergenti risultano particolarmente idonei, se non addirittura indispensabili per la traina ai grandi rostrati come le aguglie imperiali o i pesci spada. In base alle dimensioni della nostra barca da pesca, sceglieremo i divergenti per tipo e lunghezza. Di solito sulle barche fino ai 21-23 piedi si opterà per i gunwale mount (montaggio a falchetta) o i t-top mount, ove il “tettuccio” sia presente. I primi sono i più economici e si presentano come un kit costituito da pali generalmente fissi se in alluminio, o telescopici se in carbonio, e portadivergenti che di fatto sono dei portacanne ad incasso in falchetta ma con sezione e inclinazione adatta ad ospitare il “pole”, nei cui passanti passerà il cordino che, a mo’ di alzabandiera, sposterà su e giù la pinza di sgancio attraverso la quale far passare la lenza della canna che si vorrà divaricare. L’allargamento delle lenza agganciata alla pinza sarà…


Come affonda una barca: pericolo “ombrinali di scarico”

Sebbene questa tematica riguardi le imbarcazioni in generale e non solamente le barche da pesca sportiva, ritengo opportuno soffermarmici, perché il passato ha visto tanti natanti colare a picco per colpa di problematiche inerenti i passaggi attraverso lo scafo (o ombrinali). Un ombrinale è un foro passante praticato nei pressi della linea di galleggiamento, o poco sopra, che consente lo scarico delle acque reflue fuoribordo, per esempio provenienti da sentine o gavoni. Nei fisherman la presenza di detti fori è più importante rispetto ad una barca da diporto, perché la prima ha almeno, nella peggiore delle ipotesi, due vasche in più: quella del vivo e quella del pescato. Peraltro assai spesso a queste due si accompagnano altri gavoni a pagliolo o sotto le sedute, che necessitano di risciacquo perché finalizzate a riporvi il pescato o le attrezzature da pesca da lavare. È facile, dunque, immaginare quanti ombrinali le murate di un fisherman possa presentare, arrivando molto facilmente a raggiungere e superare il numero di dieci. Ebbene, gli ombrinali, sebbene indispensabili per le applicazioni suddette, sono anche possibili punti di imbarco accidentale di acqua all’interno dello scafo, dall’esterno ma anche dall’interno stesso. Per tale motivo, dovrà essere sana abitudine controllare con religiosa costanza i serraggi delle fascette di tenuta dei tubi di connessione agli ombrinali, lo stato di corrosione e ossidazione delle stesse fascette e della gomma dei tubi, e la presenza di eventuali ostruzioni degli scarichi. Tutti i fisherman americani che nella vita mi è capitato di possedere e ispezionare, presentavano la doppia fascettatura dei passaggi a scafo, cosa non affatto scontata su barche di altra provenienza. Consiglio vivamente chiunque si appresti a valutare l’acquisto di una qualsiasi barca non americana, di prevedere una piccola spesa per verificare la presenza della doppia fascetta su ciascun ombrinale di scarico, e ove…


TUNA DOOR, questo sconosciuto.

Quante volte vi è capitato di dover salpare un tonno e di essere obbligati a varcare le murate con sforzi sovrumani e movimenti innaturali? Probabilmente mai, ma a me sì… Se siete su questo sito web e state leggendo queste righe, è perché volete acquistare un fisherman americano, e dunque, giocare al “grande gioco”. Potrete farlo, per giunta, al netto degli errori “di gioventù nautica” che normalmente si compiono a caro costo, e che ho compiuto già io per voi… Insidiare un tonno gigante, uno spada, o una grande ricciola può diventare un’esperienza problematica ed addirittura indurre in voi la determinazione di cambiare barca da pesca per i disagi che questa pur eccitante esperienza comporta, se non si è con la barca giusta. Una vera barca per il big game non può non essere dotata di alcuni accorgimenti strutturali che, se non rispettati, saranno un inevitabile intralcio all’attività alieutica. La TUNA DOOR è uno di questi. Si tratta di un varco nello specchio di poppa che consente l’accesso alla plancetta, ma soprattutto di imbarcare la preda senza dover eseguire manovre acrobatiche… ma semplicemente trascinando il pesce già raffiato, sul pagliolo fin dentro il pozzetto. Questa apertura è chiusa da una porta incernierata è molto spesso da una sezione di falchetta abbattibile a libro, per poter consentire all’angler il prosieguo del combattimento con ginocchia sui trincarini, fino alle ultime battute, prima che il pesce arrivi a portata di arpione. Nel caso dei fisherman di dimensioni più contenute troveremo un semplice pannello provvisto di cerniera e chiavistello di fissaggio, mentre sugli express più grandi la soluzione a doppia apertura frontale e superiore. La barca dotata di tuna door è adeguatamente rinforzata lungo i bordi dell’apertura per preservare la rigidità strutturale dello specchio di poppa, dunque un fisherman nato senza tuna door, è preferibile…