Liberty 42 Convertible: perché è una barca speciale?

La curiosità a volte ci porta ad esplorare territori poco noti, ed io lo faccio ogni qual volta voglia evitare di ricadere su cantieri già discussi e noti.

La scelta di una barca non è funzionale solo all’attività alieutica, ma anche alla capacità di suscitare emozioni a chi la utilizza, la vive e spesso la patisce.

Ecco, proprio sulla seconda funzione verte la scelta dell’oggetto del presente articolo. Liberty Yachts ha costruito per anni, in sordina, lontano dalla bocca dei molti e della pubblicità mediatica, autentici gioielli da pesca, aggrappati al passato e non perdendone mai la connessione, ma avendo la capacità di reinterpretare i dettami stilistici e tecnici che hanno dato vita alla categoria degli sportfisherman.

Il Liberty 42 Convertible ha conservato, infatti, l’impronta concettuale del flybridge basso, per essere quanto più possibile a contatto con l’azione che si consuma nel pozzetto, la zona principale attorno alla quale l’intero progetto di una barca nata per la pesca d’altura dovrebbe svilupparsi.

Tale design ha fatto la fortuna di Bertram 31, Blackfin 29 e 33, Phoenix 29 SFX oltre ad essere stato imitato da molti costruttori che si sono avvicendati in epoche succcessive, non solo americani ma anche australiani (vedi Caribbean e Black Watch ad esempio) ed italiani (vedi Settemari, Colombo, Riva, solo per citarne alcuni).

Liberty nasceva come costruttore di nicchia, con numeri molto bassi ma orientati alla qualità. Mi rimase impresso, in particolare, il 42 Flybridge, che aveva tanto dei vecchi Blackfin con linea di falchetta bassa, carena a V profonda aggressiva (24° di deadrise), propulsioni rigorosamente entrobordo in linea d’asse, allestimenti interni con rifiniture da yacht.

E’ un gioiello. L’architettura snella e compatta della sovrastruttura del fly è leggiadra e funzionale al tempo stesso.

Avere un flybdrige così basso e connesso al pozzetto consente di considerare questo convertible come un express “alto”, poiché la postazione di guida è davvero raggiungibile con due salti,
oltre a dare piena visione allo skipper.

Il pozzetto del Liberty 42 Flybridge è una sala da ballo, o un campo di battaglia, a seconda di come si intenda utilizzare questa barca: le falchette 35cm sono interamente rivestite in teak massello, con una bordatura interna stondata, per consentire al gaffman di affacciarsi poggiandosi senza rompersi le costole!

Il pagliolo era in antisdrucciolo diamantato di serie, ma l’opzione del teak dogato è stata praticamente scelta da tutti i pochi committenti dei 42 Flybridge prodotti. Gavoni a pagliolo ed una vasca del vivo a dir poco enorme completano l’allestimento per la pesca, assieme a rastrelliere per raffi e canne con chiusura a chiave, sotto entrambe le murate laterali.

La costruzione dello scafo è in laminato pieno per l’opera viva, con venti (20!!) strati di vetroresina biassiale, intervallate da strati di kevlar; murate e specchio di poppa sono in sandwich di Airex, utilizzando stuoie del peso di 3/4 di oncia per pollice cubo e “diversi” strati di vetroresina (il cantiere non dichiarava il numero di strati sulle murate e sulla coperta, a causa del differente quantitativo necessario per le diverse zone).

Il Liberty 42 Flybridge era pensato per durare in eterno, infatti in nessuna zona della costruzione dello scafo è stato utilizzato legno di rinforzo, ma solo componenti sintetiche. E l’eternità di una barca uscita dal mercato troppo presto tocca anche la selezione delle motorizzazioni: per chi amava la velocità ed intendeva utilizzare questa meraviglia solo per diporto, le alternative spaziavano dai Cat C12 da 715hp ad una coppia di MAN da 900hp cadauno.

Per chi intendeva utilizzare la barca in modo sistematico (si pensi ai charter di pesca) opera chi, per vezzo, volesse una barca il più possibile esente da rogne, il cantiere proponeva una coppia di MAN 2848LE 401 da 510hp cad, motori dalla durata stimata in 20.000 ore di esercizio, prima di interventi di manutenzione straordinaria. Con i motori meno potenti, la barca garantiva comunque prestazioni più che dignitose, rispetto al peso ed all’impronta di questo fisherman di lusso: 28 nodi di crociera e 34 nodi di massima.

Con la massima motorizzazione, le prestazioni erano “stellari”: 32 nodi di crociera e 41 nodi di massima.

Ogni intercapedine dello scafo, dei fondi dei gavoni di cabina e dei paglioli, erano verniciati e rifiniti a specchio in Awlgrip, per evidenziare qualsiasi perdita ma anche per appagare chi spendeva oltre 1.5 milioni di dollari per portarsela all’ormeggio.

Una caratteristica che amo del Liberty 42 Flybridge è la disposizione esterna dei propulsori: l’accessibilità e la possibilità di intervenire immediatamente dal pozzetto, senza smontare mezza barca, è francamente impagabile e fa risparmiare ore di fermo barca e denaro, ad essere cavillosi sui vantaggi.

Sembra di essere su un 28 piedi, ma questa è la cala motori di una barca lunga 13 metri!

Internamente ai più può apparire scarna ed eccessivamente essenziale, ma è quella sobrietà che la rende speciale: è una barca nata per la pesca, senza compromessi, ma al mondo c’è chi, anche per andare a pesca con gli amici, richiede classe e raffinatezza. Il salone è un open space con dinette a C in molti casi (vedi foto), con due dinette contrapposte in altri. La cabina armatoriale è molto spesso ridotta ad una cuccetta a V, senza nemmeno paratia di separazione con il quadrato, il che avvicina le realizzazioni di Liberty alla concezione delle “picnic boats” di Hinckley, Ellis ed altri gioiellieri delle imbarcazioni custom americane.

In realtà il cantiere offriva la possibilità di customizzare questa barca da cima a fondo, per cui non meravigliatevi se, tra qualche tempo, trovaste un Liberty 42 con una matrimoniale queen size e bagno privato.

Chiudo questo breve articolo sul Liberty 42 con lo scorcio più bello di questa barca, a mio parere: la delfiniera in mogano massello, con battagliola in avional satinato.

Nel lontano 1995, quando scoprii questo cantiere e mi feci spedire le brochures della loro produzione, mi perdevo per ore ad osservare dettagli come questi:

Buon Mare,

Benedetto Rutigliano
Autore di Fisherman Americani (anche eBook)
Autore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”
Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook
Scrittore per la rivista Pesca in Mare
FISHERMANAMERICANI Podcast

 

P.S.: se ti interessa approfondire la tematica dei fisherman, ti consiglio di leggere i libri Fisherman Americani e La Barca da Pesca Perfetta, entrambi disponibili sia sul sito (CLICCA QUI), sia su Amazon (CLICCA QUI)

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