Fisherman, tra passato e presente.

Qualsiasi diportista pescasportivo con buona memoria e spirito di osservazione non può negare che la nautica specialistica abbia subito una metamorfosi, che ha coinvolto la progettazione delle nostre barche da pesca, la loro costruzione ed ha anche influito molto sulle abitudini di chi le utilizza. Una profilazione storica di massima è stata di porposito inserita nel mio libro Fisherman Americani, perché dalla tradizione si possa continuare a trarre spunto per un nuovo acquisto od un nuovo progetto.

Un tempo in cui la sicurezza in mare era direttamente proporzionale alla solidità strutturale (non che non lo sia ancora) ed al peso, in concomitanza con tecnologie che si basavano sulla ridondanza dei materiali e sull’integrità della costruzione, era davvero raro trovare, ad esempio, una tuna door su barche di lunghezza inferiore ai ventotto piedi.

Poche barche da pesca conservano ancora lo specchio di poppa chiuso. Indubbiamente una apertura poppiera consente imbarco e sbarco di persone e cose in maniera molto più agevole e “composta”.

Integrità intesa come assenza di aperture od “interruzioni” di qualsiasi sorta.

Personalmente ho vissuto la mia “gavetta nautica” su diversi esemplari di barche americane, tra cui due Grady White, e ricordo ancora il mio 257 Trophy Pro, che sfiorava i nove metri di lunghezza f.t. per tre di larghezza, con uno specchio di poppa alto e completamente chiuso. L’altezza della murata in pozzetto era davvero importante, forse anche un po’ troppo, così come la larghezza delle falchette, realizzate con profilo trapezoidale per ragioni non solo estetiche, ma anche e soprattutto meccaniche e costruttive. La nervatura del profilo dei trincarini, che proseguiva ininterrotta abbracciando l’intera murata poppiera, conferiva rigidità strutturale all’insieme.

Uno schema della tradizionale three-piece construction dei Grady White di fine anni ottanta, con in evidenza i punti di aggraffatura delle parti che concorrono, una volta assemblate, a dar forma alla barca. Notare la peculiarità della linea di coperta, protetta dal bottazzo, che costituisce la “cerniera” che tiene salde tra loro le tre parti: scafo, pagliolo e coperta.

Ma ricordo anche che questo fu il principale impedimento alla mia volontà di cimentarmi già all’epoca nel drifting ed in genere in tecniche di pesca “ambiziose”. L’idea di affacciarmi fuori bordo per dover sollevare a peso morto dall’acqua un grande pesce mi faceva desistere, tanto più che spesso mi ritrovavo da solo in barca. L’alternativa sarebbe consistita nell’emulare Spencer Tracy nei panni di Santiago, il protagonista dell’altrettanto mitico film “Il vecchio e il mare”, quando dovette rientrare a terra con quell’enorme marlin trascinato fuoribordo per l’impossibilità a salparlo… 🙂

Uno degli ultimi baluardi dello specchio di poppa “pieno” è proprio di casa Grady White, e si tratta del già discusso e -da me- celebrato 232 Gulfstream.

Oggi la tuna door è divenuta -per fortuna- quasi d’obbligo anche su fisherman di venti piedi. Il che è sicuramente un vantaggio per chi sale a bordo dal pontile o necessita di imbarcare oggetti pesanti o, meglio ancora, grandi prede. La possibilità di aprire la stampata con una tuna door è divenuta, oggi, una pratica possibile che non crea grosse problematiche di indebolimento strutturale, complici i nuovi materiali compositi utilizzati per fazzolettare le zone a maggiore sollecitazione, che hanno consentito di eliminare il legno nella costruzione, l’impiego di resine meccanicamente molto più performanti che contribuiscono a creare un prodotto finito più resistente e resiliente, impiegando molto meno materiale che in passato.

Non solo tuna door: oltre che alle aperture sullo specchio di poppa, stiamo prendendo familiarità anche con le side door, sempre più presenti sui nuovi progetti (in foto il nuovo Chris Craft Catalina 30)

Cosa comporta una costruzione hi-tech (infusione, utilizzo di kevlar, carbonio, ecc…)?
Rigidità strutturale molto superiore rispetto a costruzioni del passato di pari peso.

Il che non è sempre un vantaggio: spesso l’elevata rigidità e compattezza costruttiva assicurata dalle moderne tecnologie portano i cantieri stessi ad “alleggerire” i manufatti proprio laddove servirebbe maggior peso. Molti scafi moderni sono costruiti in infusione, spesso con utilizzo di materiali ad elevate prestazioni meccaniche come kevlar e carbonio.

La differenza di peso tra opera morta ed opera viva, che dovrebbe far pendere l’ago della bilancia verso quest’ultima, si fa oggigiorno sempre più ridotta.

In passato la stabilità statica e dinamica di una barca si studiava ripartendo i pesi di costruzione ed impianti, in modo da tenere quanto più peso possibile sotto la linea di galleggiamento; oggi, spesso e volentieri, per ovviare a questo vero e proprio handicap che inficia le prestazioni sul mosso ed il comfort a bordo, si ricorre a “correttivi” gravitazionali (leggasi giroscopi).

Un giroscopio installato al posto della vasca del vivo. Comodità o necessità?

Questa mia affermazione potrà sollevare obiezioni e critiche, ma sta di fatto che sono sempre più i modelli di barche che vengono forniti con giroscopio di serie, ed ancor più quelli sui quali tale accessorio viene vivamente consigliato e promosso.

Il mio ancestrale, per molti patologico, attaccamento al “collaudato” ed al tradizionale, mi porta ad associare il ricorso a questi accessori a quello che fanno molti cantieri costruttori con le eliche di manovra, per esempio.

Come dire: taluni accessori, nati per un fine (migliorare il comfort a bordo), finiscono per salvare progetti non proprio perfetti.

L’importante è capire quando questi accessori finiscono per essere solo UTILI ed iniziano ad essere INDISPENSABILI.

Qualsiasi barca dovrebbe nascere “giusta”. Se poi è un fisherman, il condizionale diventa imperativo.

Buon mare,

Benedetto Rutigliano

Autore di Fisherman Americani
Autore di“Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”
Autore di“La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook
Scrittore per la rivista Pesca in Mare
FISHERMANAMERICANI Podcast

La barca da pesca perfetta: Guida sintetica (Formato Kindle)

Benedetto Rutigliano è l’autore del libro “Fisherman Americani” e de “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”. Questo e-Book è stato ideato per tutti coloro i quali vogliano sapere come deve essere costruita e concepita una vera barca da pesca, piccola o grande essa sia; italiana od americana, poco importa. La passione per le barche ed i più recenti approfondimenti dell’autore nel campo di questa affascinante nicchia della nautica continuano, e questo è un modo per condividerli con il lettore.

By (author):  Benedetto Rutigliano

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