C’era una volta l’assetto – Lettera di un nostalgico…

D’accordo, non posso dire di essere della “vecchia guardia” data la mia età, ma io sono cresciuto sognando barche da pesca della tradizione americana.

Barche le cui glorie si tessevano sulla base di equilibrio progettuale ed idrodinamico, studi sui baricentri fatti “a monte”, prima di lanciarne la produzione.

Sono cresciuto conoscendo i difetti veniali di barche che rollavano troppo ma fendevano l’acqua come burro e non sono mai stato a vedere barche che non oscillano con il mare al traverso grazie ad un giroscopio, o assetti sempre perfetti grazie a flaps automatici (CLICCA QUI).

Oggi esistono impianti flaps ad azionamento automatizzato, che compensano l’angolo di assetto ed il rollio in completa autonomia.

È vero, sarei un troglodita anti-progresso se sparlassi di queste nuove tecnologie che hanno di fatto reso la vita a bordo molto più semplice e confortevole che in passato, ma mi resta un tarlo:

QUANTE DI QUESTE IMBARCAZIONI MODERNE DOTATE DI GIROSCOPIO E TRIM TABS AUTOMATICHE SAPREBBERO ANDAR PER MARE DIGNITOSAMENTE SENZA TALI DISPOSITIVI?

Ricordo lo spot di un notissimo cantiere di fisherman americani che, non molti anni fa, pubblicizzava un suo modello su una altrettanto nota testata giornalistica statunitense, vantando l’assenza dei flaps (manuali), nemmeno come optional.

Un ricordo talmente indelebile da averne voluto parlare anche nel libro.

La classica eccezione che conferma la regola: uno scafo nasce con un determinato comportamento di navigazione teorico, che strada facendo può vedersi modificato in seguito all’aggiunta di accessori particolarmente invasivi ma ritenuti indispensabili al momento del lancio, o per via di preferenze dei clienti per taluni layout di coperta differenti rispetto a come il cantiere l’aveva progettata in origine, o per via di qualsivoglia motivo intervenuto successivamente all’ingegnerizzazione ed al test in vasca dello scafo.

Il mercato attuale offre addirittura sistemi di regolazione automatica del trim dei fuoribordo, così da neutralizzare la tendenza alla cabrata quando si entra in planata.

Fin quando i vizi di assetto derivano dalle motivazioni di cui sopra, poco male.

Il peggio sarebbe ove la progettazione sia tecnicamente carente/economica…
“tanto poi ci piazziamo dentro un Seakeeper e risolviamo la faccenda”.

Vogliamo parlare di quanto è efficace Seakeeper o di quanto si errata una full tuna tower su un center console stretto e lungo?

Ripeto, la tecnologia può essere una Manna dal Cielo. L’importante è che non diventi una toppa alle carenze progettuali di barche che, altrimenti, non saprebbero affatto navigare!

Se vuoi approfondire la materia del fisherman e dei criteri che, a mio parere, una barca dovrebbe rispettare per poter esser chiamato tale, leggi questo eBook. Se vuoi, puoi leggere le prime pagine gratuitamente QUI.

Per ogni altro dubbio inerente le doti dinamiche, statiche, pregi, difetti od altre problematiche di carattere tecnico, economico o burocratico di una o più barche che ti interessano, sono disponibile a parlarne telefonicamente con una consulenza. Ti basterà procurarti il ticket CLICCANDO QUI.

 

Concludo con un tarlo che la mie esperienze nautiche (soprattutto quelle spiacevoli) hanno instillato nella mia mente ogni qualvolta mi avvicino ad una nuova barca:

acquistare una barca è un gioco da ragazzi, ma gestire un acquisto errato può diventare una emorragia di denaro e di spirito.

Buon Mare,

Benedetto.
Autore del libro Fisherman Americani
Autore del libro Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)
Autore dell’eBook La Barca da Pesca Perfetta
Scrittore per la rivista Pesca in Mare

 

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