Rimotorizzare SI o NO?

A volte il marchio di grido è una TRAPPOLA.

Perché specifico che le barche di cui parlo sono “blasonate”? Perché ovviamente queste godranno di maggior attenzione da parte vostra, rispetto a barche di classe modesta, e pertanto sarà più facile che voi cediate.

E’ bene, tuttavia, ricordare che nel corso della vita di una barca (e dei suoi passaggi di mano), questa può aver subito modifiche migliorative, ma anche PEGGIORATIVE…

Riporto qui un esempio dei più ricorrenti: la rimotorizzazione di una barca fuoribordo, nata con motori a due tempi e rimpiazzati con unità quattro tempi di pari potenza.

Forse non tutti sanno che in questo caso, il più delle volte:

  1. NON si interviene sulla nuova distribuzione statica dei pesi a bordo;

  2. Le prestazioni della barca rimotorizzata con 4t di pari potenza saranno inferiori non tanto e non solo come velocità di crociera a pari regime, ma soprattutto come velocità minima di planata a pieno carico e tempo di planata da fermo;

  3. La riduzione dei consumi, fine principe per il quale nella stragrande maggioranza dei casi si procede alla sostituzione dei 2t con i 4t, non è mai scontata.

  4. Non si valutano le conseguenze strutturali dell’ accresciuto peso sullo specchio di poppa

Notare il ridotto bordo libero tra la battuta dello specchio ed il pelo d’acqua. Questa barca è nata ha subito una rimotorizzazione senza rivalutazione dei carichi a bordo.

Per quanto riguarda il primo punto, tutti sappiamo che i 4t sono sensibilmente più pesanti dei 2t di pari potenza, per cui sarebbe indispensabile spostare dei carichi verso mezzabarca, come per esempio i gruppi batteria o altri elementi originariamente posizionati in prossimità dello specchio di poppa.

In ogni caso, avere un quintale in più a sbalzo sull’estrema poppa, il più delle volte renderebbe necessario un nuovo studio della ripartizione dei carichi a bordo.

Altrimenti?

  • Linea di galleggiamento da rifare;
  • Cattivo lavoro degli ombrinali di scarico, alcuni dei quali potrebbero restare permanentemente sott’acqua, con difficoltà di drenaggio del pozzetto o delle vasche, in base a quali vani essi siano asserviti;
  • Assetto di navigazione compromesso.
  • Rischi per il blocco motore che potrà incorrere in ingestioni di acqua, soprattutto con mare di poppa molto formato.

La tentazione di sostituire dei vecchi ed assetati due tempi con dei moderni e puliti quattro tempi è dietro l’angolo, ma il buon esito dell’operazione non è sempre scontato.

Per quanto concerne il secondo punto, il motore 2t ha per sua natura molta più coppia motrice, a parità di potenza erogata, rispetto ad un 4t (a parte quelli sovralimentati che si avvicinano ai valori dei 2t, sebbene non li raggiungano). La diminuita coppia motrice, si traduce in una maggiore difficoltà a tenere la planata in corrispondenza di velocità critiche prossime a quella minima di planata, il che può essere un handicap soprattutto con mare formato e barca carica.

Per tale ragione, a rigor di logica e strutture dello scafo permettendo, una rimotorizzazione a 4t dovrebbe prevedere un incremento di potenza massima, nell’ordine del 10-15%.

Non più olio per miscela, né fumo con i nuovi 4t. Ma un consistente risparmio sui consumi è ottenibile solo evitando sostituzioni approssimative e sconsiderate!

Parimenti, è logico pensare che barche usate e dunque con strutture dello scafo che sono state già molto sollecitate nel corso degli anni, non siano idonee ad un ulteriore sovraccarico delle stesse con nuovi motori di peso superiore a quelli esistenti.

D’accordo, motore nuovo significa meno avarie e rivalutazione del valore della propria barca.
Siamo altresì d’accordo sul fatto che il blasone dovrebbe costituire garanzia di qualità e durata nel tempo, tuttavia non possiamo escludere categoricamente problemi strutturali spesso subdoli: è bene quindi calcolare anche questi “effetti collaterali” prima di procedere ad onerose rimotorizzazioni. 

Dunque, il rischio è di ridurre i problemi meccanici e di crearne di strutturali.

Agli ultimi due punti ci si arriva abbastanza intuitivamente: se i nuovi motori faticheranno a spingere lo scafo, richiederanno più carburante a fronte di prestazioni modeste!

A tale fine sarà utile il libro Fisherman Americani, il cui capitolo dedicato alle motorizzazioni presenta una estesa disamina a proposito della problematica appena illustrata.

Con queste righe non desidero di certo che siate obbligati a navigare a vita con dei fumosi ed assetati fuoribordo due tempi a carburatori, ma esse siano semplicemente un invito alla riflessione ed alla consultazione con chi possa valutare per voi il da farsi, senza farvi incorrere in queste problematiche molto diffuse sulle barche che hanno subito rimotorizzazioni con i moderni quattro tempi.

Se vorrete una consulenza a riguardo, non dovrete fare altro che scrivermi mediante il form contatti CLICCANDO QUI.

Sostituire i motori è un investimento la cui entità non è sempre giustificata in relazione alle condizioni dello scafo. Inoltre, modificare l’assetto statico e dinamico di una barca progettata in un determinato modo porta sempre a dover trovare nuovi compromessi che non è scontato possiate raggiungere con risultati soddisfacenti.

 

Buon mare e saggia decisione,

Dr. Benedetto Rutigliano
Autore di Fisherman Americani
Autore di “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”
Autore di “La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica” eBook
Scrittore per la rivista Pesca in Mare

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