Cabo Yachts: storia di un gioiello della nautica

Si fa presto a dire “fisherman”. Basta un pozzetto decente, qualche portacanne qua e là, una vasca per il pescato e possiamo andare a pesca.

MAGARI…

…Ed in America sanno bene che non è affatto così. Siamo ormai abituati a prodotti altamente specialistici e generalmente molto ben equipaggiati, anche nelle fasce medio-basse della produzione statunitense, ed è per tale motivo che, quando ci accingiamo ad acquistare una barca da pesca, quasi istintivamente siamo spinti verso prodotti d’oltreoceano.

Tuttavia, nella pur super-indottrinata produzione americana di fisherman, vi sono esempi che estremizzano il concetto di “specializzazione” e di “ben fatto”.

Vi sono casi in cui persino le viti sono allineate sullo stesso asse in un ordine per certi versi inquietante.

Sto parlando di Cabo Yachts: un cantiere nato nelle aride vastità dell’entroterra californiano, diventata incubatrice (già, la produzione si è fermata, purtroppo, quattro anni fa) di creazioni che hanno pochi eguali nella produzione mondiale. Fisherman express e convertible di rara purezza estetica, di inarrivata cura nell’impiantistica e di robustezza monolitica.

Notare l’orientamento delle teste dei bulloni che fissano la tuna door. La ragione non è solo estetica, ma anche meccanica, come meglio specificato nell’articolo.

Dicevo del dettaglio in foto: le cerniere erano costruite in cantiere e non reperite, quindi, sul mercato adattandole successivamente al proprio stampo. Esse nascevano per essere incassate perfettamente a filo con il manufatto, imbullonate con bulloni a testa piatta, orientati esattamente sullo stesso asse. Il dettaglio estetico di sicuro impatto, diventato negli anni il biglietto da visita di Cabo per esaltare la qualità delle rifiniture delle sue barche, aveva però un fondamento tecnico: ogni bullone veniva avvitato esattamente alla stessa coppia di serraggio e, dunque, avendo identico passo del filetto, con lo stesso numero di giri in ogni foro. Il risultato era una uniforme tensione meccanica dei punti di serraggio e, dunque, la stessa identica tenuta alle vibrazioni.

Sostanzialmente, la tuna door di un Cabo non si mollerà, né si scardinerà mai.

Pur volendo fugare l’impressione del lettore di leggere una brochure di vendita della Cabo Yachts, non posso fare a meno di esaltarmi affrontando alcuni dettagli salienti di queste barche che, non a caso, cito a più riprese nel mio libro Fisherman Americani – il Libro delle Barche per la Pesca Sportiva.

Il rigore e la razionalità di un impianto elettrico Cabo

Per esempio l’impianto elettrico è dotato di cablaggi codificati, come da tradizione della miglior produzione americana ma, soprattutto, ogni singolo contatto è bagnato in oro. Non è un capriccio del costruttore ma una soluzione definitiva all’ossidazione causata dal salmastro:

l’oro è tra i migliori conduttori elettrici ed, inoltre, è un metallo inossidabile e al vertice della scala galvanica.

Inoltre, i pannelli a battuta sono protetti da lastre di policarbonato per maggiore protezione da eventuali surriscaldamenti. Ma soprattutto la cabina elettrica è costruita con ante incernierate ed immediatamente, dunque, anziché avvitate, come il più delle volte è riscontrabile nella produzione di larga scala.

L’estrema cura estetica dei dettagli, quindi, è solo un effetto della direzione verso la quale i tecnici si sono orientati durante la progettazione di questi scafi: rendere la barca fruibile, affidabile ed immediatamente intervenibile per la risoluzione di eventuali avarie, per consentire il rientro in porto.


Ordine e pulizia nella sala motori di un Cabo 40.

Le sale macchine sono rifinite in gelcoat lucido per consentire di individuare a colpo d’occhio perdite e rivoli di liquidi, per agevolare la pulizia e per attutire il rumore: i pannelli coibentanti, infatti, sono affogati nelle paratie che incapsulano l’area in cui sono alloggiati i motori, e presentano un’anima in piombo, per attenuare ulteriormente le frequenze più fastidiose delle unità turbodiesel.

La rifinitura in gelcoat non si limita alla sala macchine, ma si estende anche ai piani di sentina (qui viene per lo più utilizzato Awlgrip), come si può evincere dalla foto sottostante:

La cura costruttiva riscontrabile nelle viscere di uno scafo Cabo, non è risparmiata, ovviamente, a maggior ragione nella rifinitura degli interni, costruiti totalmente in cantiere e resinati alla stampata per ottenere un manufatto monolitico come pochi sul mercato passato e presente.

Prova ne è la nota assenza di scricchiolii, rilevabile sostando sottocoperta durante la navigazione.


L’essenzialità e la cura degli interni di un Cabo 35 Express, che rispecchiano appieno la filosofia orientata al pragmatismo ed alla robustezza dei
fisherman americani.

Il design dello scafo di un Cabo segue i dettami della migliore tradizione statunitense in termini di geometrie di carena e diedri, con V profonde variabili e deadrise di poppa accentuate (sul Cabo 40, una barca di 13 metri suonati e larga ben 4.8 metri, abbiamo ancora 20.3° a poppa!) e, soprattutto, un flair marcato che garantisce navigazioni asciutte anche con il più insidioso dei mari. Se la caliciatura dei masconi non dovesse bastare, gli ampi e solidi parabrezza in alluminio e vetro temperato sapranno proteggervi dalle intemperie e dalle intrusioni di acqua e sale. A proposito del parabrezza, l’intera carpenteria dello stesso è previamente anodizzata e finita con verniciatura a polvere (powder-coated) per una durata di molti anni contro gli agenti atmosferici ed una lavabilità semplificata.

Per quanto riguarda il pozzetto, lascio parlare la foto sottostante, perché non può che rappresentare il paradiso di ogni pescasportivo:

Aggiungo solo una curiosità: i portelli visibili sotto le falchette danno accesso ai portacanne a riposo, collegati agli estrattori d’aria, che quindi, in questa sede, fungono da asciugatori dell’attrezzatura, magari appena riposta dopo averla sciacquata con acqua dolce prima del rientro in porto.

Un articolo non sarebbe sufficiente, come intuibile, per eviscerare tutte le caratteristiche e le note costruttive e progettuali di queste barche, fiore all’occhiello della produzione americana di fisherman.

Qualora siate interessati a prodotti di tale rango, non esitate a scrivermi tramite il FORM CONTATTI o chiamatemi al 3486562148. 

Oltre al libro Fisherman Americani , nel quale potete troverete diverse citazioni del cantiere al quale dedico questo mio breve articolo, potete farvi una infarinatura preliminare sulla materia delle barche da pesca scaricando l’ ESTRATTO GRATUITO del mio nuovo eBook, testo preliminare da un lato, propedeutico dall’altro, del libro “madre” delle barche da pesca prima citato.

Vi auguro buona lettura con il presente articolo e, come sempre, Buon Mare!

 

Dr. Benedetto Rutigliano
Autore di Fisherman Americani- il Libro delle Barche per la Pesca Sportiva
Autore di Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)
Autore di La Barca da Pesca Perfetta- Guida sintetica – eBook
Scrittore per la rivista Pesca in Mare.

La barca da pesca perfetta: Guida sintetica (Formato Kindle)

Benedetto Rutigliano è l’autore del libro “Fisherman Americani” e de “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)”. Questo e-Book è stato ideato per tutti coloro i quali vogliano sapere come deve essere costruita e concepita una vera barca da pesca, piccola o grande essa sia; italiana od americana, poco importa. La passione per le barche ed i più recenti approfondimenti dell’autore nel campo di questa affascinante nicchia della nautica continuano, e questo è un modo per condividerli con il lettore.

By (author):  Benedetto Rutigliano

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