Albemarle 242 C.C. : un piccolo fisherman con un grande carattere

Questo è l’articolo giusto per chi voglia un center console tutta sostanza, senza fronzoli e dove ogni componente, costruito per durare, accompagni la barca vita natural durante.
Questo è l’articolo per chi voglia avere tra le mani un pezzo di progettazione navale e di tradizione nautica americana, senza dover necessariamente investire grosse somme di denaro.

Se dovessi paragonare la barca in oggetto ad un’auto egualmente longeva e ben fatta, mi verrebbe di compararla ad una Mercedes-Benz W124.

Naturalmente, questo non significa che qui, come in ogni progetto di umana concezione, non vi sia la minima ombra di difetti o di dettagli perfezionabili. Significa invece che, nel bilancio dei pro e dei contro, nel caso di questa barca il risultato è incontestabilmente positivo. E questa è già un’ottima base di partenza…
Analizzandola da prua a poppa, nell’ordine possiamo evidenziare le seguenti peculiarità:
  1. I cuscini per le ginocchia percorrono l’intero perimetro interno dell’area calpestabile, sono costruiti con vinile solido con cuciture sicure e scevre da strappi anche dopo molti anni di mare;
  2. Le battagliole, di rara robustezza, sono saldate in un unico pezzo e non assemblate con raccordi e tubolari a settori; inoltre, tutte le piastre di bordo sono fissate con controdadi di fissaggio e piastre resinate al supporto in vetroresina, per un manufatto praticamente MONOLITICO;
  3. Il calpestio è quasi completamente piatto, a tutto vantaggio della percorribilità in fasi delicate come in combattimento con grosse prede;
  4. Le falchette sono ampie e rifinite in antisdrucciolo diamantato molto efficace;
  5. Il pozzetto, compatibilmente con le esigenze di layout imposte dalla motorizzazione entrobordo jackshaft, è ampio e razionalmente concepito.
  6. Le vasche del vivo e del pescato sono molto ben fatte e capienti: in particolare, le gavonature di prua e quelle ricavate nello specchio di poppa trovano pochi rivali in center console concorrenti di pari cabotaggio, in termini di capacità.
  7. La console comandi è sobria ed in grado di ospitare comodamente l’elettronica di bordo in vani protetti, senza dover accatastare i display in spazi ridotti. In più, un box è ricavato nella parte sottostante il t-top, utile per i vhf, lo stereo o l’alloggiamento di un display radar.

Il calpestio è piatto da prua a poppa, a vantaggio della percorribilità in fasi concitate come durante un combattimento o la raffiatura di una preda.

Le sedute destinate a pilota e copilota sono costituite da un divanetto unico, rivestito ed imbottito a dovere per offrire un’adeguata resilienza in condizioni di mare cattivo; asserviti allo stesso, i tientibene ricavati sulla solida struttura tubolare del t-top prevengono sballottolamenti indesiderati durante la navigazione.

Notare la zona guida, asservita da un solido divanetto dal quale sono ben raggiungibili i tubolari del t-top.

La carena è il pezzo forte di questa barca: una V profonda da prua a poppa, dapprima mutuata dalla storica firma di Don Aronow; poi, verso fine anni ‘90, ridisegnata da Albemarle, ma conservando la filosofia di design delle linee d’acqua del famoso progettista e pilota di imbarcazioni off-shore.

La navigazione morbida è assicurata non solo del diedro dell’opera viva, assistito da pattini longitudinali marcati e da profondi spigoli deflettori, ma anche da una vincente ripartizione dei pesi a bordo. Gran parte del merito va assegnato al posizionamento del motore tra un terzo e metà della lunghezza dello scafo. 

In tal modo si ottiene un assetto sempre “piantato” in acqua, appoppato quanto basta per garantire una navigazione asciutta e la possibilità di effettuare virate strette senza il benché minimo timore di destabilizzare la barca.

La prua presenta un’area rialzata adibita a stivaggio di dotazioni ed attrezzature per la pesca, ivi incluse le canne, riponibili per intero dato il notevole sviluppo in profondità dei gavoni.

L’intento di tale articolo è quello di parlare di un prodotto di rango nell’ambito dei piccoli fisherman americani, evidenziandone peculiarità e difetti; per tale motivo elenco quelli che a mio parere lo sono:
  • Altezza del mascone: lo stile “rocket” di questa barca, tipica, tra l’altro, dei gloriosi Bertram, Blackfin e di diversi altri storici marchi di fisherman degli anni ‘70-‘80, se da un lato consente di non innalzare eccessivamente il baricentro, dall’altro porge il fianco a qualche schizzo di troppo in caso di navigazione con mare mosso di poppa o al giardinetto, o con vento contrario. Pecca peraltro ben ridimensionabile prendendo dimestichezza con il trim del piede e con i flaps;
  • Collocazione del motore: caratteristica che ho esaltato poche righe prima, per una questione di bilanciamento statico e dinamico dei pesi a bordo sempre perfetto; ma questa può essere un difetto per chi abbia necessità di un ricovero seppur minimo in console: su questa barca, infatti, il locale toilette non può esserci perché al suo posto vi è proprio il motore;
  • Assenza di tuna door: nei progetti attuali dei center console di medio-piccole dimensioni un’apertura è spesso prevista sullo specchio di poppa: su questa barca l’imbarco delle prede va effettuato a braccia. C’è di buono il ridotto sviluppo verticale delle falchette al giardinetto in pozzetto, comunque, che consente di affacciarsi raggiungendo agevolmente il pelo d’acqua con le mani, essendo possibile addirittura immergerle, per i più alti di statura.
Questa barca è un progetto che nel corso degli anni ha subito davvero ridottissimi interventi migliorativi poiché, senza alcun timore di esagerare, sull’Albemarle 242, da migliorare c’è sempre stato ben poco.
Per informazioni ulteriori su questo modello di barca contattarmi pure scrivendo ad info@fishermanamericani.com: sarò lieto di aiutarti nel modo più professionale.

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