ottobre 2018

Striker Yachts: metalli nobili (da pesca sportiva)

Ci sono barche che hanno lasciato un segno sottile ma indelebile, una ruga sul volto della nautica specialistica. Ci sono cantieri che hanno rappresentato l’élite della nautica da diporto , con soluzioni costruttive e di layout a suo tempo rivoluzionarie. Uno di questi è Striker Yachts , di cui accenno brevemente in queste poche righe, nonostante il nome meriterebbe di scavare nel passato per ricostruirne i fasti ed i suoi sviluppi fino ad oggi, che è diventato un produttore di imbarcazioni custom, pur basate sui propri storici progetti, ovviamente aggiornati con i materiali che la migliore avanguardia navale oggi ci offre. Lo Striker 44 è, forse, il convertible sportfisherman più esclusivo e di nicchia del suo tempo. Ogni Striker è costruito in alluminio saldato, in modo da ottenere un manufatto praticamente monolitico, con una filosofia votata alla durata nel tempo ed alle lunghe permanenze in mare. La maestria nella costruzione porta questi oggetti molto particolari fino ai nostri giorni , la stragrande maggioranza dei quali ancora in onorevole servizio. Le carene sono semiplananti con un tagliamare molto profondo e variamente motorizzate, in base alle velleità velocistiche dell’armatore. Le particolari geometrie delle stesse consentono a questi scafi di raggiungere velocità di tutto rispetto, fino ai 28-30 nodi (in base alle motorizzazioni scelte dall’armatore), grazie ad un diedro che garantisce comunque una grande portanza, nonostante la connotazione da “trawler veloce” che il cantiere amava far indossare ai suoi modelli, quando configurati con motorizzazioni di ingresso . Si partiva da 2 motori Daf da 145cv, e negli anni si è giunti fino a 2 motori Parimenti, uno Striker è in grado di mantenere velocità di dislocamento in maniera ineccepibile e senza inficiare minimamente il comfort di bordo, garantendo grandi autonomie (uno Striker 44 imbarca ben 2900L di gasolio e ben 900L di acqua…


Grady White 208 Adventure: Piece of my heart <3

C’era una volta un Grady-White 208 Adventure, il mio 208. Avevo trovato l’annuncio nella penultima pagina della rivista Nautica , a nome di un grande importatore del marchio Grady White che aveva da poco cessato l’attività. – La barca era sotto cellophane, senza elettronica né motore. Era ben accessoriata però, dato che aveva l’hard top con le chiusure perimetrali, anch’esse imballate e riposte in cabina. Dopo una breve ma proficua trattativa, accordammo il prezzo e la facemmo consegnare presso il cantiere di zona che avrebbe installato il motore, un ruggente Evinrude 225cv Ficht-Ram D.I. nuovo, giusto 5cv meno della massima potenza applicabile su quello scafo . Installato il motore e testata la barca, notammo l’esuberanza del package, tant’è che mai abbiamo provato a darvi tutta manetta. L’erogazione di quei due tempi ad iniezione diretta non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei moderni quattro tempi, al paragone moscia e piatta. Ricordo la cura per i dettagli che Grady White riservò a questo suo walkaround entry level, paragonabile a quella delle sue ammiraglie. Notai in particolare, il foro di scolo del vano chiuso porta-strumenti, provvisto di boccola smussata e di cucchiaio per evitare anche il minimo ristagno di acqua! Nel pozzetto , nel suo piccolo, non mancava nulla: vasca del vivo con ricircolo, vasche del pescato coibentate, imbottiture perimetrali dei trincarini, persino il supporto porta-palla da affondatore (!), portacanne ad incasso e sull’hard-top, plancetta di poppa . Insomma, avevo tutto ciò che mi potesse permettere di ambire a grandi avventure di pesca , ed ora avevo acquistato il mio primo fisherman americano nuovo! Tutto ciò che toccavo era ricoperto di quel brillante e pastoso gelcoat color crema tipico di GW, il bottazzo era pieno e solido, perfettamente raccordato agli spigoli e le curvature in prossimità degli angoli conservavano la loro linearità e…


Grandi pesci e come imbarcarli

Argomento già eviscerato sia su Fisherman Americani, sia sul nuovo eBook “La barca da pesca perfetta”, quello inerente le aperture sullo specchio di poppa è in continua evoluzione, sia in forza delle novità di volta in volta presentate da vari cantieri costruttori, sia a causa dell’aumento del numero di pescasportivi che si affacciano a tecniche volte alla cattura di grandi prede Una barca da pesca non sempre offre una tuna door, per filosofia progettuale. Si pensi ad esempio a barche fino a 20 piedi con specchio di poppa aperto o con bracket, dove si preferisce la compattezza dell’insieme alla complicazione di una poppa di tipo “eurotransom”, che allontana il pescatore dal bordo libero di poppa e crea un paio di piedi impraticabili nella stessa zona. Tuttavia tale mancanza non è reversibile ed è bene tenerlo a mente in sede di acquisto, se il nostro intento sarà fare drifting al tonno rosso, traina con il vivo ai grandi pelagici, piuttosto che bolentino di profondità od altre tecniche volte ad insidiare grandi pesci. Ora, però, parliamo di ciò che il mercato può offrirci: dagli specchi aperti alle paratie abbattibili, fino alle Tuna door ed alle Side door. SPECCHIO APERTO E’ la formula più ancestrale dello specchio di poppa rinvenibile su barche motorizzate fuoribordo, nata per esigenze funzionali: le teste dei motori di una certa potenza hanno bisogno di un “accesso” a bordo per poter consentire di sollevare al massimo i gambi degli stessi dall’acqua, dopo aver ormeggiato la barca al pontile. Questo si sostanzia in un ribassamento dell’altezza della sponda di poppa in progetti datati (si pensi ai vecchi Robalo e Boston Whaler Outrage e Revenge). L’handicap di questo tipo di soluzione è che, in manovra a marcia indietro particolarmente energiche o con mare formato, l’intrusione di acqua di mare in pozzetto è…


Perché NON comprare una barca?

Spesso mi si chiede come mai abbia voluto dare un titolo così negativo ad un mio libro, quasi a voler darmi la “zappa sui piedi”. Il mio obiettivo dovrebbe essere quello di invogliare i miei lettori ad acquistare una barca, se possibile attraverso una mia consulenza… e non demoralizzarli con una negazione scritta a caratteri cubitali! Il motivo di fondo è che desidero clienti consapevoli della scelta che stanno per compiere: che vogliano davvero una barca propria, con tutto ciò che ne consegue in termini di responsabilità e di inconvenienti piccoli e grandi. In me convivono in una sorta di reciproco supporto, sia la funzione di consulente sia la veste dello scrittore. In questo caso la penna fa esattamente ciò che il mio passato mi ha insegnato, ragion per cui sono terrorizzato dall’idea che i miei clienti rivivano i miei errori di gioventù (gioventù diportistica, intendo; non sono negli “anta”, sebbene ancora per poco!) Quando svolgo i miei lavori di consulenza, quindi, non posso fare altro che allertare in continuazione: un po’ come accade tra le pagine “Le 11 buone ragioni per NON comprare una barca (ed una per farlo)” . Allertare rispetto al tempo, all’impegno (non solo economico, ma anche fisico ed emotivo), alle responsabilità che comportano il possesso di una barca di proprietà, che sicuramente condividerete con gli amici più cari, con i familiari o, semplicemente, con voi stessi. Già, il tempo…  Cambiare auto è un’operazione che contempliamo abbastanza istintivamente, tutto sommato. Se il modello scelto dopo qualche mese non ci soddisfa, si può rimpiazzare non rimettendoci granché cambiandola per un’auto che secondo noi fa al caso nostro. Con le barche, affinché una scelta consapevole (ed i capitali con essa spesi) non venga destituita di sensatezza, non è così. Una voce tramandata tra i naviganti di lungo corso racconta che sia necessario…


Tempo di rimessaggi: come preparo la barca al riposo invernale

Ottobre sancisce la chiusura della stagione diportistica per molti, nonché l’inizio di una serie di misure ed interventi mirati a conservare la barca nel migliore dei modi in attesa della stagione successiva. E’ importante porre in atto questi accorgimenti per far sì che, il giorno in cui rimuoveremo il telo copri-barca, non dovremo aver a che fare con valvole incrostate, contatti non funzionanti, cattivi odori. N.B.:Tutte queste operazioni sono eseguibili con del buon fai-da-te. Non servirà, per questi lavoretti, scomodare meccanici o cantieri, che impegneremo invece per interventi più specialistici sui motori o sulle carpenterie della barca. quando necessario. L’esperienza mi ha insegnato che i prodotti chiave per pulire ogni parte della barca al meglio, sono pochi e resistenti alle mode… Cominciamo questa breve rassegna, dando per sottintese le operazioni di routine che tutti effettuiamo all’atto dell’alaggio della barca, come la pulizia ad alta pressione della carena ed il lavaggio del circuito dei motori con acqua dolce. Chi non ha mai sentito parlare del CRC? Questo lubrificante e sbloccante ha un’efficacia prodigiosa su tutte quelle parti meccaniche soggette a subire l’azione della salsedine. Si pensi alle pulegge, tendicinghia, valvole di presa a mare, cerniere, ecc. LUBRIFICAZIONE DEGLI ORGANI MECCANICI: quello che non dovrà mai mancare a bordo sarà il CRC 6-66, adatto all’uso nautico poiché il suo velo è particolarmente tenace, pur non essendo aggressivo. CONTATTI ELETTRICI:  il CRC Contact Cleaner è essenziale per la risoluzione dei falsi contatti conseguenti all’intrusione di umidità o all’ossidazione dei contatti elettrici. Basterà spruzzare qualche colpo di spray sui contatti per preservarne la funzionalità anche dopo mesi di inattività. Per la pulizia dei metalli consiglio la Pasta Iosso, vecchissima formula dall’efficacia indiscussa, appicabile sia sugli acciai sia sui metalli cromati. Consiglio, altresì, di effettuare una pulizia della sentina con acqua corrente e StarBrite Bilge Cleaner . Questo…


Pesca d’altura con una barca piccola? Vi racconto di una mia giornata di pesca molto particolare…

Chi ha detto che BARCA PICCOLA = PICCOLA PESCA ? Oggi vi parlo di un giorno di diversi anni fa quando, nel pieno della febbre da alalunghe -e da sconsideratezza…- ricevetti una chiamata da un amico appena rientrato da pesca, con un cospicuo numero di esemplari di thunnus alalunga. Il Madeira II (il mio Topaz 32 Express) era in manutenzione e non potevo di certo restare a guardare. La scelta fu obbligata: andarci con il BabyMadeira, all’epoca seminuovo in quanto acquistato giusto un paio d’anni prima per la pesca costiera, disciplina in cui il Madeira II riusciva con difficoltà a causa della potenza e della stazza, non propriamente da peso-piuma… Ora mi aspetto che mi biasimiate, facendomi notare che (all’epoca) il Baby non avesse ancora un motore ausiliario, come si scorge in foto… anche perché a più riprese nel mio libro ribadisco che la soluzione bimotore è preferibile per chi si dedichi alla pesca d’altura… Ebbene sì, in quell’occasione osai molto… Ma lo feci esclusivamente perché sapevo che lì, a 30mg dalla costa di Bari ci sarebbero stati altri equipaggi in caccia. Ed a 30mg ci arrivi navigando sul mare piatto, ma spesso trovi tutto un altro mare… e devi conviverci per ore…: Fatto il pieno di benzina, il controllo dei livelli ed un’occhiata alle sentine, l’indomani si partì per 65 gradi bussola alla volta della batimetrica dei 250 metri, primo punto utile per filare le nostre 6 lenze.                                                                                                                             🎣🎣🎣🎣🎣🎣🎣 Il risultato dell’audace…


Cabo Yachts: storia di un gioiello della nautica

Si fa presto a dire “fisherman”. Basta un pozzetto decente, qualche portacanne qua e là, una vasca per il pescato e possiamo andare a pesca. MAGARI… …Ed in America sanno bene che non è affatto così. Siamo ormai abituati a prodotti altamente specialistici e generalmente molto ben equipaggiati, anche nelle fasce medio-basse della produzione statunitense, ed è per tale motivo che, quando ci accingiamo ad acquistare una barca da pesca, quasi istintivamente siamo spinti verso prodotti d’oltreoceano. Tuttavia, nella pur super-indottrinata produzione americana di fisherman, vi sono esempi che estremizzano il concetto di “specializzazione” e di “ben fatto”. Vi sono casi in cui persino le viti sono allineate sullo stesso asse in un ordine per certi versi inquietante. Sto parlando di Cabo Yachts: un cantiere nato nelle aride vastità dell’entroterra californiano, diventata incubatrice (già, la produzione si è fermata, purtroppo, quattro anni fa) di creazioni che hanno pochi eguali nella produzione mondiale. Fisherman express e convertible di rara purezza estetica, di inarrivata cura nell’impiantistica e di robustezza monolitica. Dicevo del dettaglio in foto: le cerniere erano costruite in cantiere e non reperite, quindi, sul mercato adattandole successivamente al proprio stampo. Esse nascevano per essere incassate perfettamente a filo con il manufatto, imbullonate con bulloni a testa piatta, orientati esattamente sullo stesso asse. Il dettaglio estetico di sicuro impatto, diventato negli anni il biglietto da visita di Cabo per esaltare la qualità delle rifiniture delle sue barche, aveva però un fondamento tecnico: ogni bullone veniva avvitato esattamente alla stessa coppia di serraggio e, dunque, avendo identico passo del filetto, con lo stesso numero di giri in ogni foro. Il risultato era una uniforme tensione meccanica dei punti di serraggio e, dunque, la stessa identica tenuta alle vibrazioni. Sostanzialmente, la tuna door di un Cabo non si mollerà, né si scardinerà mai….


Pescare nel caos: inammissibile su un vero fisherman! Dove riporre cosa?

Compriamo compulsivamente artificiali, attrezzature, cassette porta-attrezzature, cassette porta-cassette.. ed alla fine, tra un sussulto e l’altro, ci ritroviamo spesso con qualche amo tra i piedi quando peschiamo con la nostra barca. Questo succede perché la barca è un mezzo dalla stabilità per lo più precaria ed a bordo, quindi, l’organizzazione è tutto ciò su cui possiamo contare per tutelare la nostra incolumità e quella dei nostri eventuali ospiti. + Oltretutto, nell’ordine è molto più facile trovare un coltello al volo che debba servire per salvarci da situazioni di pericolo (pensate a lenze o cime incastrate o aggrovigliate accidentalmente nelle eliche), + ma anche trovare il guadino od il raffio al volo per imbarcare la preda all’amo! Posto che un vero fisherman non dovrebbe aver bisogno di stravolgimenti a bordo poiché già auspicabilmente dotato di vani dedicati allo stivaggio dell’attrezzatura da pesca, resta pur vero che l’ordine richiede impegno anche quando la barca offre possibilità di organizzazione… Quando, invece, il progetto pecca di completezza da questo punto di vista, dovremo attivarci affinché la vita in barca non diventi un pericolo latente ogni qual volta il mare non sia piatto. Se in pozzetto, infatti, non troviamo vani all’uopo progettati, dovremo pensare di ricavare noi stessi delle cassettiere a murata, magari sotto le falchette, dove collocare rastrelliere per appendervi gli artificiali da utilizzare durante la battuta di pesca, dei portacoltelli e portapinze facilmente raggiungibili estendendo il braccio, e magari persino raddoppiati (sia in murata destra che su quella sinistra). Customizzazioni non troppo “pedestri” possono essere realizzate collocando spesse bande di neoprene ad alta densità nei punti strategici della barca, nelle quali “infilzare” gli ancorotti e gli ami che si intenderanno utilizzare durante la battuta di pesca, i quali, altrimenti, sarebbero destinati a vagare in balia del rollio, tra piedi e stinchi scoperti. Oppure, acquistare sui…


Hard-Top: accessorio indispensabile?

Un accessorio che delinea la completezza estetica e funzionale di una barca da pesca è senza dubbio l’hard-top. Questo elemento ha una valenza essenziale per coloro i quali vogliano una protezione “stabile” contro le intemperie ed il sole cocente estivo, ma anche per chi pratica tecniche di pesca “ingombranti” come la traina d’altura. L’hard-top, infatti, diviene un supporto importante per canne e divergenti, oltre che una piattaforma sopraelevata sulla quale posizionare le antenne dell’elettronica di bordo ma anche, in alcuni casi, una postazione di guida aggiuntiva (leggasi Marlin Tower o Tuna Tower). Diversi hard-top nascono con una struttura tubolare progettata in modo tale da agevolare l’arrampicata sul tetto, ed anche con la predisposizione per la replica dei comandi su una seconda guida superiore, con cablaggi meccanici ed elettrici di solito nascosti nella falchetta o in un quadro ausiliario in zona guida. In tali casi, la parte superiore del tetto diviene calpestabile e, per tale ragione, il gelcoat viene trattato con finitura antisdrucciolo, non fosse altro perché, seppur senza seconda guida, lassù ci finiscono le antenne gps, radar, vhf, fari di profondità ed ogni altro accessorio indispensabile alla navigazione che non si limiti all’immediato sottocosta. L’hard-top influisce spesso sull’assetto di navigazione, migliorandola o peggiorandola rispetto a quella dello stesso scafo privo di tetto rigido. Un hard-top ben progettato ha un’altezza tale che agevoli la vivibilità del ponte comandi ma che, allo stesso tempo, non innalzi il baricentro dello scafo in maniera deleteria per la tenuta di mare (rollio in primis). In secondo luogo, la struttura tubolare deve essere realizzata con leghe metalliche leggere. Su molte imbarcazioni da pesca sportiva spesso si vedono strutture in acciaio inox che sicuramente donano un aspetto lucente e rifinito all’intera realizzazione e durata nel tempo, ma, di contro, costringono ad impiegare sezioni ridotte dei tubi perché l’hard-top…


Albemarle 242 C.C. : un piccolo fisherman con un grande carattere

Questo è l’articolo giusto per chi voglia un center console tutta sostanza, senza fronzoli e dove ogni componente, costruito per durare, accompagni la barca vita natural durante. Questo è l’articolo per chi voglia avere tra le mani un pezzo di progettazione navale e di tradizione nautica americana, senza dover necessariamente investire grosse somme di denaro. Se dovessi paragonare la barca in oggetto ad un’auto egualmente longeva e ben fatta, mi verrebbe di compararla ad una Mercedes-Benz W124. Naturalmente, questo non significa che qui, come in ogni progetto di umana concezione, non vi sia la minima ombra di difetti o di dettagli perfezionabili. Significa invece che, nel bilancio dei pro e dei contro, nel caso di questa barca il risultato è incontestabilmente positivo. E questa è già un’ottima base di partenza… Analizzandola da prua a poppa, nell’ordine possiamo evidenziare le seguenti peculiarità: I cuscini per le ginocchia percorrono l’intero perimetro interno dell’area calpestabile, sono costruiti con vinile solido con cuciture sicure e scevre da strappi anche dopo molti anni di mare; Le battagliole, di rara robustezza, sono saldate in un unico pezzo e non assemblate con raccordi e tubolari a settori; inoltre, tutte le piastre di bordo sono fissate con controdadi di fissaggio e piastre resinate al supporto in vetroresina, per un manufatto praticamente MONOLITICO; Il calpestio è quasi completamente piatto, a tutto vantaggio della percorribilità in fasi delicate come in combattimento con grosse prede; Le falchette sono ampie e rifinite in antisdrucciolo diamantato molto efficace; Il pozzetto, compatibilmente con le esigenze di layout imposte dalla motorizzazione entrobordo jackshaft, è ampio e razionalmente concepito. Le vasche del vivo e del pescato sono molto ben fatte e capienti: in particolare, le gavonature di prua e quelle ricavate nello specchio di poppa trovano pochi rivali in center console concorrenti di pari cabotaggio, in…