Barche da pesca usate: il marchio serve, ma non basta!

Quando si è alla ricerca della barca, soprattutto se usata, si tende a restringere il campo di ricerca alla serie di nomi che hanno acquisito una certa fama nella tipologia che cerchiamo.
Nulla di errato fin qui, a patto che questo non sia l’unica discriminante o filtro per la nostra ricerca!

Non è sufficiente acquistare la barca di un marchio blasonato per esser certi di aver investito bene,

per quanto possa essere considerato “investimento” la spesa per l’acquisto di una barca (a tal proposito vi invito a leggere il mio libro  Le 11 Buone ragioni per NON Comprare una Barca che vi darà utili spunti a riguardo…).
Non è difficile lasciarsi sedurre dal brand conosciuto, soprattutto se trattasi di un fisherman americano, senza opporre “resistenza” alcuna alla suggestione di possederlo e, soprattutto, senza che ci rendiamo conto delle reali condizioni di conservazione del mezzo che stiamo guardando con occhi imbambolati, anziché strabuzzarli per la precaria quanto trascurata manutenzione che il venditore gli abbia riservato negli anni.
 

LE BARCHE VANNO OSSERVATE E NON SOLAMENTE GUARDATE!!

Le componenti in gioco nella dura arte di acquistare la barca usata giusta sono molteplici, e tutte attribuibili a due “centri di responsabilità”: IL CANTIERE COSTRUTTORE ed IL PROPRIETARIO.

Da un lato, infatti, occorre analizzare:

  • a ritroso la storia del modello di barca che stiamo esaminando;

  • le vicissitudini del cantiercostruttore (passaggi società, fallimenti, fusioni, ecc…);

  • Eventuali caratteristiche costruttive che possano generare problemi con il tempo (per esempio serbatoi carburante in alluminio, particolari costruzioni in sandwich per l’opera viva, ecc)

Questo perché determinati eventi societari o periodi di crisi o, ancora, la necessità del raggiungimento di particolari obiettivi di bilancio in taluni esercizi, possono aver comportato
economie nella scelta delle componenti e dei materiali di costruzione dello scafo. Tutti fattori che, in complesso, possono dar vita ad una barca foriera di problemi di ricorrente inaffidabilità.

Dall’altro, occorre accertare:

  • Le EFFETTIVE OPERAZIONI DI MANUTENZIONE effettuate a bordo e confrontarle con quanto dichiarato dal venditore per verificare eventuali contraddizioni;

  • Le parti usurate sulle quali intervenire, quantificandone i costi di ripristino e/o sostituzione;

  • La coerenza tra i dati di scafo e motore/i (se la barca ha 20 anni ed ha motori originali, dovrebbe suonare quantomeno strano che questi abbiano solo 250 ore di moto, per esempio…)

Purtroppo, conoscere la storia societaria di un cantiere piuttosto che le caratteristiche costruttive di determinati particolari della struttura interna dello scafo sono elementi che, quando si è in piena frenesia da acquisto pre-estivo, passano NEL DIMENTICATOIO.


Un Grady White acquistato a prezzo solo apparentemente ottimo, sul quale è stata spesa una cifra pari al costo di acquisto, per renderlo utilizzabile.

Così accade che, trascurando l’essenziale, si finisca per acquistare una barca
R O T T A .

L’affare non si fa comprando al kg una barca blasonata, ma comprando al GIUSTO PREZZO una barca che porta decorosamente i suoi anni e le sue ore di moto!

Tutto ciò che a voi potrebbe arrecare noia è di mia competenza e si chiama consulenza nautica e Fisherman’s Report.
PS: se non lo avete ancora fatto, leggete il libro Fisherman Americani: sicuramente non vi dirà se la barca usata che vi piace ha i serbatoi corrosi o l’osmosi, ma certamente vi chiarirà molto le idee su come distinguere un vero fisherman efficiente da barche fatiscenti.

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