Le migliori barche americane… in Italia – parte II

Abbiamo passato in breve rassegna alcuni dei principali cantieri e modelli di barche da pesca americane che hanno dominato il mercato nautico negli ultimi lustri, forti di una rete distributiva efficiente e di indiscusse qualità intrinseche che sono la principale ragione per cui tali barche hanno ancora appeal nel mercato dell’usato e sono tuttora onorevolmente in servizio.

Oggi citerò altri costruttori meno in vista, ma con prodotti altrettanto ben caratterizzati e di qualità,

che meritano l’attenzione del pescasportivo che desideri un mezzo specialistico, senza avventurarsi in acquisti ben più impegnativi sul mercato del nuovo.

Inoltre, tratterò solo di fisherman americani attualmente reperibili sul mercato nostrano; infatti, come specifico ogni volta che, durante le mie consulenze, un cliente mi chiede di edurlo riguardo l’importazione di una barca dagli USA, uso termini dissuasori a riguardo, per le ragioni che a breve spiegherò. Avendo svolto personalmente operazioni di importazione di barche dagli USA svariate volte, posso ben affermare che le alee incombenti sulle fasi dell’incarico possono generare tensioni tali da rendere l’operazione addirittura antieconomica, sia per i tempi in gioco, sia per le spese accessorie non previste.

Phoenix 29 SFX… Ma di questo parleremo in un capitolo apposito!

Ribadisco per iscritto quanto già riferisco telefonicamente a chiunque mi chieda di assumere un’incarico d’importazione: al momento non mi occupo di importazioni; peraltro lo farò se e solo quando avrò raggiunto l’obiettivo di controllare ed essere responsabile in prima persona di ogni step necessario all’esecuzione dell’intero iter d’importazione.

Al contrario, sono a vostra disposizione per aiutarvi nel calcolo del costo dell’operazione, in modo da essere preparati alla spesa nel caso vogliate farvi seguire da chi vi assicura l’esito positivo dell’importazione

Incassare il compenso per una pratica di importazione è l’operazione più semplice del mondo; le competenze e l’esperienza pregressa per farlo non mi mancano, ma purtroppo l’importazione di una barca comporta doversi affidare all’ operato di altre aziende situate all’altro capo del mondo, da pagare in anticipo per un lavoro che a volte si rivela errato.

Esito positivo dell’importazione di una imbarcazione per me significa:

portare in Italia la barca per la quale il cliente mi ha commissionato l’incarico di importazione, in condizioni di

PIENA CONFORMITÀ LEGALE

Tale esito non è quasi MAI scontato, nemmeno quando vi promettono il chiavi in mano; la probabilità che l’operazione vada a buon fine dipende in massima parte dalla serietà e buona fede dell’azienda incaricata dell’importazione, che si senta a voi vincolata da un’obbligazione di RISULTATI e non di MEZZI. In parole povere: c’è chi incassa il compenso per farvi partire la barca dagli USA, chi invece si sente impegnato a farvela giungere a destinazione SENZA COSTI AGGIUNTIVI NON PREVISTI DAL CONTRATTO SOTTOSCRITTO. Occhi aperti, quindi! Risparmiare diverse migliaia di euro sul cambio valutario per poi spenderle su una certificazione di conformità da produrre perché assente, è incredibilmente facile.

——————————————————————————-

Chiusa questa breve parentesi di chiarificazione “deontologica” e professionale, su una questione che però da tempo mi premeva chiarire, torniamo agli altri marchi di cantieri produttori non ancora menzionati su cui concentrare le nostre ricerche e, a tal fine, butto giù un paio di nomi che forse non vi saranno nuovi, facendone una breve panoramica: Albemarle e Blackfin, entrambi contemplati nel libro Fisherman Americani (CLICCA QUI).

Albemarle,

costruttore di fisherman con sede in North Carolina, famoso per il “bow flare” pronunciato.

Le sue costruzioni sono in laminato pieno di vetroresina multiassiale per lo scafo e sandwich con anima in balsa per la coperta. 

Questo per ottenere un manufatto quanto più possibile pesante sotto il pelo dell’acqua e quindi abbassare il baricentro; come riflesso naturale di ciò, il rollio dovrebbe risultarne attutito e la stabilità migliorata.

C’è da dire, tuttavia, che la carena è una Hunt pura, di per sé più famosa per la morbidezza sul mare formato che per la stabilità da fermo. Il più delle volte gli Albemarle dai 27 piedi in su sono reperibili già equipaggiati con tuna tower, la quale accentua ancor più questa pecca poiché sposta verso l’alto il baricentro della barca.

I modelli storicamente più cagionevoli da questo punto di vista sono i vecchi 275 e i 280.

Sconsiglierei dunque, un Albemarle 275 a chi predilige il drifting al tonno o tecniche di pesca a barca ferma. Albemarle eccelle, tuttavia, come già accennato, nella navigazione con mare mosso, dove la carena sfoggia le sue doti migliori. La componentistica degli impianti è di prima qualità per cui, se ben curata e con i dovuti controlli di rito, una barca con 25 anni ha ancora molte soddisfazioni da regalare e tanto mare da poter solcare.

Albemarle 280 XF

Blackfin

se dovessi pensare ad un paragone in campo automobilistico, la considererei il Mercedes G dei fisherman.

Una barca a prima vista “tagliata con l’accetta”, ma con qualità intrinseche uniche

(in pratica, con tutte le caratteristiche di “Barca da Pesca Perfetta”
contemplate nel mio ultimo eBook):

  • manovrabilità di riferimento nella categoria (ruota letteralmente su se stessa invertendo il senso di rotazione dei motori e con barra dritta);
  • baricentro bassissimo sull’acqua, grazie a motori e serbatoi carburante strategicamente posizionati, oltre all’adozione di un ponte di guida in stile Bertram 28, ancor più evidente nella versione SF (Flybridge);
  • carena dalle qualità marine rare: non teme mari mossi. A discapito della velocità massima e di (un bel po’ di) spruzzi sul parabrezza, vi condurrà in porto con un incedere sicuro e morbido sull’onda.
    Una delle pochissime pecche di questa barca, essenziale per filosofia e marina per vocazione, è una certa predisposizione alla corrosione del serbatoio carburante, disposto molto in basso e quasi a contatto con le sentine, quindi notevolmente esposto all’umidità; una falchetta che, per i più alti di statura, può apparire un po’ bassa; consumi non propriamente livellati ai principali competitors ( in quanto la V particolarmente profonda richiede potenza per esser mossa).

Se vi aggrada l’idea di un classico destriero del mare, questa è una barca sulla quale mi entusiasmerebbe seguirvi!

Blackfin 29 Flybridge

Ciò che qui leggete è ovviamente influenzato dal mio soggettivo modo di concepire il fisherman, dunque non mi aspetto plausi corali ma apprezzerei, al contrario, critiche ed osservazioni.

Il fatto è che un fisherman, oltre ad essere un mezzo di trasporto, è per me una filosofia di navigare e di vivere il mare dal di dentro e non da mero spettatore.

Il fascino che subisco quando analizzo un fisherman classico come quelli citati è forse dovuto all’idea della quotidiana lotta uomo- elemento mare di ogni pescasportivo che, specialmente in altura, si trova spesso ad affrontare.
È una lotta che necessita di lancia e scudo, e la nostra barca, in quei giorni di grecale teso, dev’essere entrambe le cose per portarci sani e salvi in porto (e possibilmente, con la colonna vertebrale ancora sana).

Buona Lettura e Buon Mare!

PS: se non l’avete ancora fatto, potete acquistare la vostra copia del LIBRO Fisherman Americani cliccando qui. L’unico libro interamente dedicato alle barche da pesca, con cenni storici, analisi dettagliate di tutte le tipologie di fisherman sul mercato, nonché suggerimenti e strategie per scegliere al meglio la propria barca.

PPS: non dimenticate di seguirci su Facebook con la nostra pagina FISHERMAN AMERICANI e il nostro gruppo “Fisherman Americani Social Club”, in cui discutiamo di tematiche relative alla pesca sportiva e a quella nautica che più ci appassiona, i fisherman.

Be the first to comment on "Le migliori barche americane… in Italia – parte II"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*