febbraio 2018

Fuoribordo diesel: che fine ha fatto?

In un periodo storico che vede le tecnologie dell’autotrazione ad un importante bivio, originato dallo scandalo del “dieselgate” da un lato, e dalle sempre più restrittive normative antinquinamento dall’altro, conosciamo un sempre crescente chiacchiericcio su progetti di motori fuoribordo alimentati a gasolio. Ciò che più alimenta il mio scetticismo è che la macchina del marketing che promuove le aziende impegnate in questo genere di progetti vada “a gettoni”; probabilmente perché lo scandalo dei taroccamenti delle emissioni dei motori diesel da autotrazione ha reso più fosco anche l’orizzonte delle unità destinate alla propulsione marina, se non altro per questioni di budget da destinare allo sviluppo tecnologico di tali motori, rivisti al ribasso, tanto più che, sin dagli albori del diporto ricreativo, molta parte della tecnologia adottata dai motori marini è direttamente ereditata da quella dei motori per trazione terrestre. È, dunque, con tutta probabilità antieconomico continuare ad investire in studi sul contenimento dei pesi, degli ingombri e sull’incremento dell’efficienza di motori destinati a più o meno imminente desuetudine e difficoltà di circolazione sulla terraferma, la cui vendita e fruibilità  sarebbe possibile solo per altri impieghi (leggi commerciale, militare e marino, appunto). ➡Anche perché  il margine di migliorabilità dell’efficienza dei motori a gasolio si è assottigliata enormemente negli ultimi 10 anni in cui lo sviluppo è stato cavalcante. A parte queste considerazioni di primo pelo, un motore diesel con due turbocompressori, intercooler, aftercooler e un sistema di trasmissione a cinghia conserva davvero l’affidabilità tipica di questo tipo di propulsori (affidabilità proverbiale almeno fino a quando erano robusti, sovradimensionati e semplici)? Quanto costoso sarà intervenire in uno spazio di certo più ristretto di un comune entrobordo installato in sala macchine, per effettuare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria? Ormai siamo abituati a delegare alle officine ufficiali anche i normali tagliandi dei grossi fuoribordo…


Entrofuoribordo: il brutto anatroccolo?

Quanti pescasportivi valuterebbero l’entrofuoribordo come opzione propulsiva per la propria imbarcazione da pesca? POCHISSIMI C’è una reale motivazione per cui le scelte ricadono necessariamente su fuoribordo o entrobordo? A mio parere NO I motivi per cui si diserta il più delle volte il piede poppiero sono attribuibili a dubbi sull’onerosità della manutenzione e pregiudizi sulla praticità in pesca di questo genere di trasmissione. Andrò controcorrente e spero di attirare su di me una moltitudine di critiche per ciò che sto per dire, perché vorrò confutare le tesi opposte con i fatti: L’EFB è un’ottima alternativa al fuoribordo per un fisherman! Qui vi spiego le MIE ragioni: 1. L’EFB si basa su soluzioni meccaniche supercollaudate: alte cubature, nessuna sovralimentazione o altro genere di complicazioni  significano generalmente motori longevi e adatti a un utilizzo particolarmente problematico per un’unità endotermica, come la traina per molte ore a basso regime di rotazione; 2. Il motore è ALL’INTERNO dello scafo: niente pesi a sbalzo come nel caso dei grossi fuoribordo quattro tempi, baricentro contenuto ben entro la lunghezza della carena; 3. Diretta conseguenza della ragioni di cui al punto (2) la navigazione di uno scafo motorizzato EFB è migliore per tenuta di mare rispetto allo stesso scafo motorizzato FB; 4. Assenza di appendici sottoposte a forti sollecitazioni, come invece nel caso degli specchi di poppa delle imbarcazioni motorizzate FB; 5. Grande efficienza e performance: con le eliche controrotanti di tipo DuoProp o Bravo III si ottimizza al massimo la forza propulsiva e si raggiungono percorrenze che nulla hanno da invidiare ai moderni FB 4T; 6. Maggiori comfort ed efficienza in traina veloce rispetto ai FB: un EFB monta generalmente eliche più grandi e con passo maggiore rispetto a un FB di pari potenza, per cui a velocità tipiche della traina d’altura (6-8 nodi) quest’ultimo girerà a…


Bow flare: vezzo stilistico o serve davvero?

Vi sarà certamente capitato di rimanere affascinati dalle linee sinuose di un fisherman prodotto negli Stati Uniti orientali, con cavallino rovescio marcato ed esagerata caliciatura del mascone. Il primo pensiero che viene in mente a un pescasportivo alla vista di quelle forme è: “ma quanto è figa questa barca…” Tali linee di scafo, in effetti, rievocano mari impervi e onde potenti e ciò acuisce l’accezione più avventuriera degli sportfisherman, nell’immaginario comune considerati come veri e propri DESTRIERI DEL MARE E’ innegabile il maggior appeal di un custom fisherman  del North Carolina rispetto alle linee più… “nostrane” di un cabinato costruito in Europa. In verità queste linee apparentemente estreme hanno una loro ragion d’essere e non potrebbe essere altrimenti, dato che il cantiere costruttore sa benissimo che, a parità di dimensioni, un flare estremizzato significa ridotti volumi sottocoperta A mero titolo di paragone, si pensi che un express di quaranta piedi costruito con tali crismi stilistici ha un’abitabilità paragonabile a quella di una barca di trentacinque piedi con geometrie di scafo tradizionali. A riguardo di ciò, il costruttore si trova dinanzi a una scelta: sposare la volontà di una fascia di clienti più ampia e meno orientata all’utilizzo esclusivamente alieutico del mezzo, piuttosto che essere fedeli alla tradizione del fisherman old school e distinguersi in una nicchia di fabbricanti di barche di dominio più ristretto, ma che vadano incontro a una specifica richiesta del cliente: UN FISHERMAN SENZA COMPROMESSI Ma analizziamo, ora, la funzione della caliciatura prodiera. La concavità e la divergenza delle murate servono a deflettere quanto più possibile l’acqua tagliata affrontando i marosi di prua o di mascone, evitando di “annaffiare” sistematicamente la zona comandi che, tra l’altro, è molto spesso è priva di parabrezza su scafi di stanza nei caldi porti del sud est degli States. Ma non…


Eliche di manovra: complemento alla dotazione o indizio di un PROGETTO ERRATO?

Sempre più spesso constato gli effetti (sulle preferenze di acquisto)  di una vera e propria invasione di bow thrusters e stern thrusters (eliche di manovra di prua e di poppa), anche a bordo di barche orientate alla pesca sportiva. Non esiste, effettivamente, legge che vieti l’installazione di tali dispositivi di ausilio alla manovra a bordo di un fisherman… Tuttavia, quella che nel mio immaginario è sempre stata una tipologia di  BARCA VOTATA ALL’ ESSENZIALE, in ossequio al detto marinaro che recita che  “ciò che non c’è non si rompe”, vede la presenza sempre più massiccia di eliche di prua ed eliche di poppa. Qualche interrogativo sulle ragioni che portino i cantieri a montare tali dispositivi su un fisherman o presunto tale, nasce spontaneo (almeno a me): 1. Li installano per ragioni commerciali?      (Dotazione più ricca= barca più completa e più appetibile) 2. Li installano per agevolare i diportisti alle prime armi? 3. O le installano per arginare un E R R O R E  PROGETTUALE? Le due domande possono trovare risposta semplicemente constatando che, effettivamente, il mercato ci abbia abituato e in un certo senso assuefatto all’idea che ormai IL SUPERFLUO SIA IRRINUNCIABILE soprattutto se parliamo di beni voluttuari come le barche; analogamente, sempre più diportisti novizi si avvicinano al mondo della nautica specialistica del fisherman proprio per la passione per la pesca sportiva che li accompagna sin da giovani, per cui è plausibile che possa essere utile un ausilio alla manovra per il conducente alle prime armi, in spazi ristretti, soprattutto se la barca è monomotore e questi frequenta nei mesi estivi le affollate marine di mezza Italia. Ciò che tuttavia mi preoccupa maggiormente quando, durante le  consulenze o la redazione dei miei Fisherman’s Report, analizzo un fisherman (o considerato tale) è il seguente interrogativo: qual è il vero motivo…


Un dipinto in… carena!

Quando si tratta di insidiare grandi pelagici, la fantasia è sempre prolifica, soprattutto dove il fisherman è una tradizione consolidata della nautica da diporto: gli Stati Uniti d’America. È proprio da qui che, per l’ennesima volta, proviene un espediente per adescare la curiosità e l’aggressività dei predatori, ben noto a chi fa charter di pesca per professione. È stato provato, infatti, che dipingere branchi di pesci o cefalopodi in carena durante la posa dell’antivegetativa può incrementare gli incontri! È uno stratagemma, tra l’altro, molto utilizzato da chi è solito partecipare a importanti tornei di pesca d’altura americani. Se lo si fa evidentemente funziona. Cionondimeno, accanto a questa leggenda, che però ha molto di empirico, vi è il “credo” secondo cui alcune forme di carena siano più “catchy” (adescanti, o pescose) di altre, se abbinate a questo artistico stratagemma. In particolare pare che gli scafi con pattini idrodinamici che non siano a tutta lunghezza, rendendo meglio visibile il “dipinto”, siano più efficaci di altre. Ma questa non è l’unica discriminante che renderebbe una barca generalmente più catturante di altri. Già, in U.S.A. pare proprio che alle imbarcazioni si affibbino proprietà adescanti come fossero esche artificiali e, data l’esperienza sul campo, c’è da credervi… Come già detto, infine, le forme di carena non sono l’unico fattore che influenza tali “proprietà” alieutiche del mezzo nautico. Entrano in gioco emissioni sonore generate dai motori installati, dal tipo di scarichi e molto altro… Per saperne di più su questo o su qualsiasi altro punto inerente la tua prossima barca da pesca, scrivimi compilando il FORM CONTATTI. Non dimenticare di leggere il libro Fisherman Americani, che affronta ogni tematica inerente il fantastico mondo delle barche da pesca sportiva. Puoi acquistarlo CLICCANDO QUI. Se ti aggrada di più una guida sintetica da portare con te sul tablet o smartphone,…